We Happy Few – Dystopia in the making

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Posted 22/09/2016 by Nicola De Bellis in Anteprime

We Happy Few ha piccato il mio interesse qualche mese fa, al lancio della campagna Kickstarter. Il progetto sembrava ispirato: buona direzione artistica, meccaniche interessanti, ottime premesse narrative, come si poteva non dargli una cucchiaiata di fiducia?
Compulsion Games ci ha permesso di mettere le mani sulla versione alpha, disponibile su Steam in Early Access, per darci un assaggino del futuro che verrà.

La vena horror del gioco è sottile, ma colpisce all'improvviso, come incontrare un corteo di appestati nel pieno della notte.

La vena horror del gioco è sottile, ma colpisce all’improvviso, come incontrare un corteo di appestati nel pieno della notte.

Siete avvisati, l’alpha è priva dei contenuti narrativi di peso. Compulsion Games desidera non rovinare la trama, rendendola accessibile all’utenza solo al momento della release 1.0. Quello che abbiamo tra le mani, quindi, è solo uno scatolone di meccaniche con cui giocare tra le mappe generate casualmente.

Noi non andiamo a Ravenholm.

“Noi non andiamo a Ravenholm.”

We Happy Few è un survival game per PC e Xbox One, all’apparenza come ce ne sono già mille (Ark, Rust, Day Z e chi più ne ha più ne metta), ma con un twist rilevante: è ambientato in una distopia alimentata da droghe allucinogene e il nostro scopo è scapparne con la pelle addosso. Questo ne influenza parecchio le meccaniche, sopravvivere non è una questione di raccogliere legna e costruire villaggi; il nostro obiettivo principale è passare il più inosservati possibile, mimetizzarsi tra la popolazione e fuggire verso la libertà sperando che nessuno se ne accorga.

Basta una pillola e la vita diventa bellissima...

Basta una pillola e la vita diventa bellissima…

I cittadini di Wellington Wells sono dipendenti da una droga di nome Joy, che ne altera le percezioni e aiuta a dimenticare gli orrori del passato, droga che Arthur Hastings, l’unico personaggio giocabile al momento, si rifiuta di assumere. Questo infastidisce parecchio i Wellingtoniani, che non apprezzano chi infrange la loro illusione di gioia perfetta.

...ma scaduto l'effetto rimane solo l'orrore della realtà.

…ma scaduto l’effetto rimane solo l’orrore della realtà.

Passare inosservati richiede di fingere la propria felicità, con o senza droghe. I passanti ci tengono d’occhio costantemente e notano le più piccole imperfezioni, si arrabbiano se non li salutate, si insospettiscono se restate fermi a osservare qualcosa troppo a lungo e a furia di tenervi d’occhio finiranno per accorgersi se siete sotto allucinogeni o meno, al qual punto la loro natura violenta torna a galla e potrebbero chiamare la polizia o pestarvi a morte.

Questi cancelli si possono attraversare solo ingoiando una pillola di Joy o scatta l'allarme. Un esempio di come le meccaniche si sposino con l'ambientazione.

Questi cancelli si possono attraversare solo sotto l’effetto del Joy o scatta l’allarme. Un esempio di come le meccaniche si sposano con l’ambientazione.

Oltre a ciò, ci sono gli aspetti survival più canonici, ovvero gestire le solite barrette di fame, sete e sonno, possibili malattie, infezioni e astinenza da Joy. Questo è, ironicamente, l’aspetto più debole del gioco, al momento.
Compulsion Games, nei numerosi update che hanno seguito la release Early Access, ha migliorato le meccaniche survival enormemente, allungando le giornate e gli intervalli tra i bisognini del personaggio. Durante il mio primo playthrough ero costretto a mangiare e bere così spesso e, soprattutto, così tanto da dover più volte ingurgitare tonnellate di cibo avariato pur di sopravvivere. Questo significa soffrire di infezioni intestinali, che portano a vomitare e consumare ancora più risorse, ma, ironicamente, era lo stato più preferibile. Meglio ingurgitare mele marce a quintali, vomitarle ed ingurgitarne altre che sprecare il pochissimo cibo sano disponibile, solo per averne bisogno di un’altra camionata dopo pochi minuti.

Le uniche missioni principali implementate sono quelle obbligatorie per attraversare i ponti che connettono i vari distretti di Wellington Wells.

Le uniche missioni principali implementate sono quelle obbligatorie per attraversare i ponti che connettono i vari distretti di Wellington Wells.

Al momento la situazione è decisamente più bilanciata, il consumo più lento di cibo e acqua non solo rende più facile razionare le poche risorse non avariate, pur lasciando il bisogno costante di rimpinguarle, ma crea anche meno fastidi nell’esplorare e avanzare verso i propri obiettivi. Se avete giocato Ark: Survival Evolved avete ben presente il fastidio di dover mangiare e bere ogni cinque secondi, rendendo farraginoso allontanarsi anche di pochi metri dal proprio campo base. Fermarsi ogni cinque secondi per aprire l’inventario e cliccare su un pezzo di carne non è divertente. Per niente.
Questo Compulsion Games l’ha capito e apprezzo enormemente i cambiamenti verso un’esperienza survival meno farraginosa. Anche se la trama non è implementata, posso già immaginarmi di poterla godere senza il fastidio di una notifica nell’angolino ogni due secondi.
Questo non rende il gioco più facile, badate, le risorse di qualità sono comunque poche e richiedono di rubare in zone della mappa ben protette. Il miglioramento serve a rendere l’esperienza meno frammentaria.

Senza trama, zone come questa sono, al momento, inutilizzate, ma mostrano la cura riposta nel reparto grafico, davvero niente male.

Senza trama, zone come questa sono, al momento, inutilizzate, ma mostrano la cura riposta nel reparto grafico, davvero niente male.

C’è poco altro da dire su We Happy Few al momento. I contenuti davvero interessanti arriveranno solo alla release finale e al momento ci è solo possibile generare una Wellington Wells casuale e tentare di evadere. Alcuni dei personaggi e quest sono già presenti, per motivi di gameplay, e lasciano intravedere un futuro radioso sul fronte narrativo, ma allo stato attuale, come puro scatolone di meccaniche accessibili al pubblico per test e feedback, non è ancora particolarmente rimarchevole.
Privato del suo contesto, We Happy Few è un discreto survival con buone meccaniche relative all’ambientazione, aggiornato settimanalmente con ottimi progressi e un grande rispetto per la community che ha creato. Sentitevi liberi di supportarlo economicamente comprandone una copia Early Access, ma siete avvisati, la vera carne arriverà solo l’estate prossima.


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.