The Town of Light – Intervista agli sviluppatori

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Posted 25/02/2016 by Daniele Fiorentini in Interviste

Proprio in concomitanza con il recente evento ID@Xbox, che ha puntato i riflettori principalmente sugli sviluppatori indie, LKA.it ha presentato il suo piccolo gioiello horror: The Town of Light. Questo studio italiano, che tanto ha portato la nostra bella nazione sulle testate mediatiche di tutto il mondo, ci delizia con un’avventura dai toni molto cupi e maturi ambientata in un famoso manicomio italiano. L’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra fa da sfondo alle vicende della nostra Renée che, nella sua inquietante presenza, diventa quasi un secondo protagonista: l’immensa cura riposta nel riprodurre il complesso così com’è nella realtà ha indubbiamente già ripagato un titolo che fa della caratterizzazione e del lato psicologico il punto focale.
Il gentilissimo Luca Dalcò, direttore creativo di The Town of Light, ci dedica alcuni minuti della sua impegnatissima professione per rispondere a qualche domanda su questo tanto atteso titolo tricolore, presto in arrivo sulla console di casa Microsoft e su Steam.  Vi lascio con l’intervista, a dopo per le conclusioni.

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L’evoluzione del titolo nelle sue varie forme, anche in base alle rilevazioni e ricostruzioni che il team ha eseguito sul posto.


Ciao ragazzi, grazie anzitutto per aver accettato la nostra richiesta di intervista. Prima di tutto, parlateci un po di voi.

LKA.it è uno studio con base a Firenze, da me fondato ormai molti anni fa, uno studio che si è occupato di computer grafica e interattività applicata a scenografia teatrale, documentari e beni culturali. Circa tre anni fa è partito il progetto di The Town of Light, quello che inizialmente doveva essere poco più di una tech demo è diventato un gioco vero e proprio ed il team dalle iniziali due persone ne conta oggi quasi dieci.

The Town of Light fa parte di quei titoli di chiaro stampo horror psicologico. L’idea di creare un titolo basandovi su una location storica esistente, per altro italiana, come vi è venuta?

L’idea nasce per caso. La prima volta che ho avuto l’opportunità di visitare l’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra si è aperta di fronte a me una pagina oscura della nostra storia recente. Una pagina violenta, disturbante, agghiacciante, un’ombra appena dietro le nostre spalle: la storia dell’istituzione manicomiale. Oggi la psichiatria è cambiata radicalmente, tanto da far apparire la storia dei manicomi come qualcosa di molto lontano da noi. E lo sono certamente, da un punto di vista culturale, anche se gli ultimi residui manicomiali sono stati chiusi alla fine degli anni ’90, mentre gli ospedali psichiatrici giudiziari hanno chiuso i battenti nel 2015. La nostra storia non è strettamente legata a Volterra e potrebbe essere ambientata in uno dei tanti ex manicomi (contavano oltre 100.000 internati), ma utilizzare una location storica esistente è servito a dare un senso di maggiore realtà ed immersione nella storia del gioco. Abbiamo cercato sempre, anche nella creazione del background della protagonista, di rendere il contesto e la trama credibili, plausibili, possibili. Un po’ come in un romanzo storico, abbiamo voluto raccontare una storia in un contesto storico-culturale ben preciso.

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Vista dell’ospedale da fuori.

Quanto hanno influenzato sulla creazione di The Town Of Light titoli simili esistenti, come Outlast o Silent Hill? Cosa apprezzate di questi titoli?

Il manicomio è stato spesso scelto come ambientazione per raccontare storie che, con il manicomio, non hanno in realtà nulla a che vedere. Nel nostro gioco il manicomio è il vero protagonista, non solo la sua struttura, ma la sua storia, la sua vera anima. Premesso questo, le atmosfere di altri titoli di grandi maestri sono sicuramente state di grandissima ispirazione per noi, anche se non riuscirei a citare un titolo preciso al quale ci sentiamo particolarmente vicini.

Conoscete anche titoli simili mobile-only, come Lost Within di Amazon e The Dark Meadow di Phosphor Games? Se sì, hanno avuto qualche influenza sul titolo? 

No, onestamente non li conosco se non così superficialmente da non permettermi di parlarne. Ti ringrazio però per l’interessante spunto, approfondirò sicuramente! [NdR: figurati, meritano entrambi almeno una partita.]

Pensate di portare l’esperienza di The Town Of Light su altre piattaforme? Sono previsti contenuti di espansione in futuro?

Per il momento il focus è sulla versione PC, seguita da quella Xbox. Dopodiché, si vedrà. Continueremo ad aggiornare il titolo post release in preparazione del lancio di Oculus Rift, ma per il momento preferiamo focalizzarci sul presente e fare il miglior lavoro possible.

Una cosa molto importante per le piattaforme PC sono le possibilità di personalizzazione dell’aspetto grafico. The Town of Light sarà dotato di feature esclusive e di opzioni inerenti alla risoluzione, eccetera?

Il gioco è sviluppato con Unity ed il dettaglio grafico è ampiamente personalizzabile. Abbiamo posto molta cura nell’aspetto grafico del gioco, reputandola una componente molto importante per un’esperienza immersiva.

Il manicomio nel quale si svolge l’avventura è cupo e avvolto nel mistero. Si dice che sia ancora pervaso da entità paranormali, tanto da ospitare, in più periodi dell’anno, studiosi dell’occulto e fan accaniti. Ci risulta però che passarci anche solo una notte all’interno sia una cosa tremenda. Voi come avete approcciato lo stabile in fase di pianificazione del gioco?

Tutto quello che vedrete in The Town of Light e stato ricreato e basato sull’attuale planimetria dei padiglioni riprodotti. Non c’e’ nulla di paranormale nel nostro gioco e nulla di paranormale abbiamo mai percepito nelle tante visite all’istituto, penso che la realtà molto spesso sia la cosa più terrificante che si possa immaginare!

Ci potete raccontare brevemente la storia? Il gioco è adatto a tutti o solo ad un pubblico preciso?

Protagonista del videogioco è Renée, una donna che, all’età di 16 anni, viene ricoverata nel manicomio a causa della sua difficoltà a trovare un posto ed un ruolo in questo mondo. Il giocatore dovrà far riemergere i suoi ricordi ed in base alle sue scelte potrà rivivere la storia da punti di vista differenti. La trama presenta momenti molto forti e disturbanti, quindi ne consigliamo caldamente l’uso ad un pubblico adulto.

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Bambole, lettere, segni e inquietanti situazioni sono all’ordine del giorno in The Town Of Light.

Che ne pensate di lavori simili come Anna? Com’è, secondo voi, la salute della scena italiana del videogioco?

Non sono un esperto, ma credo che si stia andando incontro ad un buon periodo per il videogame Made in Italy. Ci sono molti segnali positivi.

Grazie per il vostro prezioso tempo che ci avete dedicato, non vediamo l’ora di recensire il vostro titolo!

Grazie a voi!


Come avete avuto modo di leggere, le premesse per rendere The Town Of Light un must have per gli amanti degli horror psicologici ci sono tutte. Se quanto detto da Luca sarà mantenuto nel prodotto finale, avremo tra le mani un gioiello italiano di inestimabile valore, che andrà un po’ a ridefinire il genere, grazie anche della distribuzione su due piattaforme che contribuirà ad estendere l’esperienza ad un bacino di utenza molto ampio. Il supporto VR, come mostrato in alcune fiere e eventi, rende il titolo ancora più buio e disturbato, rafforzando lo spirito e l’essenza del complesso nel quale è ambientato.

The Town of Light arriverà presto anche qui da noi, pertanto vi invitiamo a seguirci per sapere cosa ne pensiamo. Fino ad allora, vi lasciamo fantasticare nel terrore come il sottoscritto!

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Renée ci aspetta!


About the Author

Daniele Fiorentini

Tuttofare praticamente sin dai tempi dei Laser Games, Daniele si è sempre buttato in diverse sfide che hanno spaziato dal Retrogaming, Retrocollezionismo, Giornalismo Videoludico, Sistemistica e IT. Cura il canale YouTube "Great Pills of Gaming" in coppia con un suo grande amico, ZioWrex, con l'intenzione di recensire i giochi come si faceva una volta: ossia con l'idea che un prodotto deve saper divertire.