Pixel vs Pixel: Road to Andromeda – Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

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Posted 01/03/2017 by La Redazione in Speciali

Nonostante la galassia di Andromeda si trovi a 2,538 milioni di anni luce dalla Terra, al momento sembra più vicina che mai: il nuovo capitolo di Mass Effect è dietro l’angolo e l’attesa sta agitando i fan come orsi ballerini sulla piastra bollente. La nostra redazione non è da meno, siamo già pronti a stappare lo spumante per la saga che ci ha entusiasmati tutti… o quasi.
Ci sono pareri contrastanti, tra il pubblico, sulla qualità della serie: opinioni lanciate a caldo e perse subito nel mare di entusiasmo (o astio) che ha seguito la release di un nuovo capitolo. A cinque anni dall’uscita dell’episodio conclusivo i pareri si sono consolidati, a mente oramai fredda e lucida.
Questa è l’occasione giusta non solo per una retrospettiva, ma anche per lasciare che Riccardo “RickyAll” Allegretti, il fan devoto, e Nicola “Jack Ryder” De Bellis, il dissidente, discutano a fondo il modo in cui la saga è cambiata e si è evoluta nel corso dei tre episodi.
Secondo Ricky la serie si è migliorata costantemente, consolidando il suo universo narrativo e trovando uno stile di gameplay e narrazione da chiamare suo, Jack, al contrario, è del parere che, dopo il primo episodio, la serie abbia abbandonato il suo potenziale e proseguito peggiorando.

Chi ha ragione? Chi non ha torto? Ci sono risposte sbagliate o solo opinioni? Qual è la romance migliore e perché è Tali? Lo scopriremo in Pixel vs Pixel: Road to Andromeda.

Ricky

Tutto bellissimo, ma la romance migliore è Liara, punto.

Jack

Shh, siamo ancora al cappello introduttivo, litighiamo tra poco.

Nella prima puntata ci concentreremo sull’originale Mass Effect, uscito ormai dieci anni fa (nel caso voleste sentirvi vecchi anche oggi), e due suoi aspetti chiave che i nostri redattori hanno trovato degli spunti di discussione stimolanti. Essendo una serie di retrospettive la cosa è implicita, ma ve lo facciamo notare ugualmente: qui ci sono più spoiler che pesci nell’oceano. Se avete la trilogia sci-fi di Bioware ancora in backlog da due lustri, la lettura non è consigliata.

Gameplay

Iniziamo da quello sulla quale l’opinione dei due “contendenti” dovrebbe allinearsi di più, il gameplay: dalle pluri-criticate meccaniche shooter fino al sistema di inventario, passando per elementi accessori vari.

Ricky

Beh che dire: dall’alto delle centinaia di ore da me spese su ogni singolo capitolo della saga, posso dire che la conosca abbastanza bene.
Sebbene il mio amore per la storia del Comandante Shepard sia infinito, non posso negare che la giocabilità del primo capitolo mi abbia fatto storcere il naso più di qualche volta. Quello che fu l’intento degli sviluppatori nel dare vita a Mass Effect è tuttora limpido e cristallino: dar vita a un ibrido TPS/RPG in modo da dare alla loro (all’epoca) nuova IP un gameplay inimitabile e unico nel suo genere. Il risultato, a mio avviso, è un enorme pastrocchio.

Come ho potuto constatare in altri ibridi esistenti nel mercato videoludico recente (leggasi Deus Ex: Human Revolution), questi titoli, piuttosto che comunicare al giocatore un senso di equilibrio fra due generi differenti, tendono a preferirne uno, bistrattando e tralasciando l’altro. Mass Effect, purtroppo, non fa eccezione: il gioco infatti, nonostante l’ottima base RPG, con la quale la BioWare è riuscita senza alcun dubbio nell’impresa di traslare gli elementi canonici del fantasy classico in un ambientazione Sci-Fi, presenta diverse criticità nell’esprimere queste potenzialità nella componente shooter del titolo, che (purtroppo) funge da ponte fra gli elementi ruolistici e il giocatore vero e proprio.

Fra i vari problemi che affliggono il capostipite della saga made in BioWare troviamo: il sistema di coperture completamente fallato, legnosità del nostro alter ego, meccaniche di gioco poco chiare e dalla dubbia realizzazione (le granate rasentano il limite del ridicolo)… L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito, ma il succo della questione è riassumibile in poche parole: potenziale non sfruttato. Poco importa che le abilità siano interessanti (o completamente gamebreaking, come nel caso di alcuni poteri biotici), se poi, pad alla mano, l’esecuzione sia estremamente macchinosa e sciatta.

Tante volte mi sono ritrovato a guardare la vorticosa telecamera del Fallimento Critico (a.k.a Game Over) non perché avessi effettivamente sbagliato una determinata azione in un conflitto a fuoco, ma perché il personaggio non eseguiva ciò che avevo in mente, cosa che accade fin troppo spesso giocando a Mass Effect, soprattutto alle difficoltà più elevate. Evitando di tirarla troppo per le lunghe, il difetto imperdonabile del primo Mass Effect è proprio il potenziale non sfruttato. Con una più attenta realizzazione delle meccaniche TPS sicuramente non mi troverei qui a parlar male della mia saga preferita, cosa che probabilmente, in questa rubrica, non accadrà mai più.

Jack

Confessione, per piacere dell’onestà, l’ho giocato solo due volte (più un terzo, rapido, playthrough in occasione di questo articolo) e mai oltre la difficoltà Normale, quindi non posso parlare di questioni di bilanciamento con autorità, ma posso dire questo: sebbene fallate, sono meccaniche interessanti. Il primo Mass Effect, nell’intera serie, è il più originale, intrigante e memorabile di tutti i capitoli.

Sono assolutamente d’accordo sul fatto che in quanto a giocabilità fosse agli inizi, ma non era un pastrocchio. Le meccaniche di Mass Effect, anche quelle che non funzionano bene, servono un’idea ben precisa: portare il classico RPG a turni nel mondo degli shooter in terza persona -questa è l’idea portante attorno a cui ogni singola meccanica è stata ideata. Il sistema di combattimento, sebbene rozzo, obbedisce alle regole degli RPG. Riprende alcune idee da System Shock 2 e l’originale Deus Ex, specificamente nel modo in cui le armi aumentano di precisione ed efficacia se si decide di specializzarsi in determinate categorie. L’unica eccezione è il sistema di surriscaldamento, slegato dalle statistiche del personaggio.

Nel suo essere rozzo ha una combinazione di idee che lo rende memorabile. Non assolutamente originale: alcuni progetti, tipo Hellgate London, hanno tentato la stessa strada prima di lui, ma resta il fatto che se penso ad un RPG ibrido TPS, il primo Mass Effect mi passa subito per la testa. Ho i brividi solo pensando al suo potenziale, se accompagnato da una IA che riesca ad allacciarsi le scarpe, interfaccia e controlli migliorati e una buona dose di raffinatezza. Sarebbe uno splendido action-RPG. Potenziale non sfruttato è il modo giusto di definirlo ed il mio punto è proprio questo: Mass Effect andava espanso, non buttato alle ortiche.

Pensiamoci bene: cosa odiavi davvero, avere un inventario o avere un inventario con una pessima interfaccia? Lo stesso vale per il nostro carrello della spesa preferita, il Mako, che fa schiumare alla bocca al solo nominarlo, eppure quando è svanito ne ho sentito la mancanza, assieme ai pianeti liberamente esplorabili. Ti trasmetteva il brivido di atterrare su un pianeta sconosciuto, scoprire una base di pirati spaziali, forse cadere in una trappola, chi lo sa? Era, in una sola parola, avventura. Forse sono di bocca buona verso il primo Mass Effect perché giocare Alpha Protocol di Obsidian mi ha sostanzialmente mostrato quanto peggio poteva effettivamente essere e ho perdonato a Bioware molte delle loro ingenuità.

Sulla realizzazione non posso lesinare: è mediocre, funziona tutto più o meno male, lo abbiamo detto cento volte -ma supporterò a spada tratta la concretezza delle idee, la visione centrale. Ne facevano un gioco unico. Penso che i video di Andromeda più recenti ne provino la forza, in quanto Bioware sembra determinata a tornare alle origini e reinserire la parte RPG nella sua serie di action RPG. E fanno anche bene, perché quando queste idee e questa visione vengono a mancare il risultato è il gioco più generico del mondo. Il risultato è Mass Effect 2.

Narrazione

Dopo questa discussione relativamente civile, passiamo ora al punto su cui potrebbero volare i primi pugni, l’argomento narrazione: trama in primis, ma anche ritmo narrativo, tematiche e qualità della sceneggiatura.

Jack

Sarò diretto, per molto tempo ho ritenuto l’originale Mass Effect il migliore nella serie, per quanto riguarda la trama, ma col tempo è stato retroattivamente rovinato. Nonostante ciò, a livello di intrigo ed atmosfera è ancora il mio preferito.

Mass Effect ha una trama, alla base, molto semplice (praticamente cliché nel campo degli RPG) ma comunque appassionante. La sua forza è nel modo in cui presenta il cattivo, la minaccia, l’obiettivo finale. Saren si mostra subito, dandoci un assaggio della sua astuzia e cattiveria, per poi restare, furbescamente, nascosto fino a Virmire. Per tutto questo tempo quello che scopriamo di Saren arriva da fonti di seconda mano, voci e leggende da osteria. Siamo ansiosi di incontrarlo e scoprire perché fa quello che fa, ma è sempre un passo avanti a noi, elusivo e misterioso. Lo stesso vale per i Razziatori, creature leggendarie, apparentemente connesse a Saren, ma chissà come, chissà perché.

L’assalto alla base su Virmire, in generale, è straordinario a tutto tondo. Anche prima di arrivare alla rivelazione shock abbiamo momenti di grande impatto, come litigare con Wrex, col rischio che Ashley gli spari nella schiena, aiutare o meno il team d’attacco con le nostre azioni durante l’infiltrazione, parlare con le vittime dell’indottrinamento e la scelta decisiva su quale membro del team salvare.

Quando arriva il momento della grande rivelazione su Virmire, quando arriva il momento di confrontare l’uomo nella stanza, la tensione è nell’aria. Parlare direttamente con Sovereign mette i brividi, è una macchina così potente da essere oltre la nostra comprensione. Subito dopo Saren si presenta di persona davanti ai nostri occhi e quello che troviamo è un povero pupazzo, uno Spettro decaduto che ha perso la ragione a causa del controllo mentale e puro terrore che Sovereign incute. Il solo fatto che Sovereign richieda la cooperazione di ogni singola flotta della Cittadella per essere abbattuto è abbastanza per mostrare quanto grande fosse la minaccia. Un netto contrasto con un certo evento che… parleremo di Mass Effect 3 più avanti, non è questo il momento.

Il mio punto è che Mass Effect ha tutti gli elementi giusti al posto giusto. Ha un obiettivo finale ben definito (fermare Saren) arricchito da numerosi misteri che rendono il viaggio una costante scoperta. L’universo è tutto da esplorare ed ogni linea di dialogo spiega una nuova razza o una diversa usanza aliena. Ammetto che gran parte del suo appeal è nel giocarlo la prima volta, al secondo giro la magia non è la stessa, ma la magia era li in primo luogo. Quel primo playthrough è memorabile, ti lascia incollato alla sedia.

Il vero, grande errore di Mass Effect, inteso sia come primo capitolo che serie in generale, è insistere sulle scelte che cambieranno il gioco per sempre nei capitoli successive: un aspetto falso al 90%, sottosfruttato o abbandonato del tutto. Questo è ciò che, retroattivamente, ha rovinato l’originale Mass Effect. Scegliere tra Kaidan e Ashley, salvare o meno il Consiglio, sono gran bei momenti, ma scoprire che in futuro non hanno alcuna influenza rilevante devalorizza l’intera opera.

Ricky

Jack, dannazione, la tua ultima frase ce la dovevamo tenere per il pezzo sul terzo capitolo! Sempre a rovinare tutto…

Tornando a noi: concordo sul fatto il primo impatto con la saga di Mass Effect sia assolutamente qualcosa di magico. Venire inseriti in un universo dove gli umani sono gli ultimi arrivati nella società galattica e scoprirne man mano gli attriti interni ed eviscerarne ogni singolo elemento riguardante sia la tecnologia che i misteri presenti in tutta la Via Lattea sono un’esperienza inimitabile. Ora, rileggete attentamente la mia ultima frase. Notate come non figura la trama fra i punti da me toccati? C’è un ottimo motivo: checché ne dica il mio caro amico Jack, la storyline di Mass Effect è… banale. Attenzione: non voglio dire che il titolo abbia un intreccio scadente, ma che sia un fin troppo canonico.

Volendo riassumerlo all’osso, verrebbe fuori una cosa del genere: Shepard, solo e ignorato da tutti, sventa da solo l’assalto di sconosciuto nemico, il quale si serviva di tecnologie sconosciute e di svariate pedine sul suo libro paga per colpire il vulnerabile ed impreparato cuore della civilizzazione galattica. Ora, sostituite la civiltà galattica con un pianeta a vostra scelta e avrete la trama generica per un qualsiasi RPG. So bene di aver semplificato fin troppo la questione, ma farlo rende bene l’idea: la trama di Mass Effect puzza di stantio e sa fin troppo di già visto. Per fortuna, il gioco si concentra su ben altri elementi La vera forza di questo magnifico titolo, infatti, sta nella lore.

Ci sono così tanti dettagli da scoprire approcciandosi per la prima volta a Mass Effect per far sì che ogni singolo appassionato di sci-fi (come il sottoscritto) si perda in questo mare di informazioni. Tra Codex, Bioware Social Network (R.I.P) e la wikia dedicata ho passato parecchie notti insonni a comprendere e ad amare questo gioco. Davanti a tutto questa magnificenza, per quanto mi riguarda, la trama diventa un aspetto secondario. Mass Effect è riuscito a farmi provare una sensazione di immersione tale da riuscire ad eguagliare quella da me provata con due dei fondamenti della mia infanzia: Star Wars e i libri di Isaac Asimov. E scusate se è poco.

Indipendentemente dalle divergenze di opinioni, resta un fatto concreto: l’originale Mass Effect ha posto solide basi per una serie di fantascienza originale e lasciato i nostri due contendenti generalmente soddisfatti dell’esperienza, sebbene non per gli stessi motivi. Nel prossimo round di questa serie dal format sperimentale l’atmosfera si scalda e l’analisi si espande, esaminando anche i personaggi e la loro evoluzione, in quanto fulcro cruciale della contesa. Sarà il più controverso dei tre capitoli a finire sotto i ferri: Mass Effect 2.

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Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.