Digital app nei boardgame – Contaminazione digitale

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Posted 17/12/2016 by Carisma20 in Analogico

“Deathsworn, Oathbound, no gods shall be our masters.”

“Death throes of the Terrorsquid” Alestorm

Data la mia precedente recensione (se ve la siete persa la trovate qui) trovo opportuno affrontare l’argomento, l’affiancamento dei giochi analogici sempre più a quello digitale, in varie forme. Trovo che sia una cosa positiva il fatto che il numero degli appassionati dei boardgame stia crescendo, in generale, e anche in Italia, seppur più lentamente. Questo sta permettendo alle varie case editrici di buttarsi su più titoli, addirittura vedere a Lucca giochi presentati appena un paio di settimane prima a Essen era un qualcosa di inconcepibile fino a qualche anno fa, e più il mercato crescerà più titoli vedremo localizzati in lingua nostrana. Inoltre questo porta a un’evoluzione di quest’hobby, di materiali e meccaniche, è necessario quel qualcosa in più per catturare l’interesse e incontrare il favore di un mercato più ampio e variegato. Ma l’accostamento tecnologico a un prodotto che finora è stato prettamente analogico mi ha un attimo fatto storcere il naso, e poi, in verità, questa affermazione non è neanche completamente esatta.

Già dai primi anni ’80, la tecnologia è entrata di forza nel mercato di giocattoli e giochi da tavolo, provocando un’esplosione di titoli, inediti o semplicemente giochi già esistenti ripensati in chiave elettronica, legati all’utilizzo delle classiche pile AA. Basti ricordare i primi Sapientino, Battaglia navale, L’allegro chirurgo e, per i più fortunati, Tricky Traps. Andando un po’ più avanti nel tempo sono apparsi anche cassette, DVD o CD nelle scatole, esempi sono Atmosfear e Space Alert, o anche altri materiali, come ad esempio il lettore di carte magnetiche incluso nella scomodissima versione del Monopoli dove ogni pagamento viene effettuato con le carte di credito e pure per darti 50 euro ci metto un minuto.

Un vero gioco da nerd!

Un vero gioco da nerd!

Ho sempre avuto una specie di conflitto interiore in questo genere di cose: compro un gioco da tavolo che è vincolato all’utilizzo di un altro mezzo, come le pile per alimentare comunque un dispositivo interno al gioco, o addirittura titoli che richiedono l’accostamento di un elemento esterno per poterne usufruire.

Ma il problema prima non si poneva, anche perché era tutto materiale paragonato e visto più come giocattolo che come settore a parte. Grazie alle moderne tecnologie si è anche arrivati a trasposizioni completamente digitali dei vari giochi: portarselo dietro in tasca o poterlo “intavolare” con appassionati lontani… è affascinante. Ma il tutto era ed è pensato come un sostituto dell’originale, una prova prima dell’acquisto vero e proprio, o comunque un qualcosa di utile in determinate circostanze, ma mai da preferire al tavolo. Fantasy Flight cambia un po’ le carte in tavola, utilizzando l’applicazione digitale per rimpiazzare un ruolo, un test partito con Descent (seconda edizione) e che, avendo riscosso successo, ha dato vita a Le case della follia (seconda edizione), completamente basato sull’app, che sostituisce in tutto e per tutto il master. Mentre nel primo caso l’applicazione era un di più che permetteva un secondo approccio, non vincolante, rispetto alla versione base, nel secondo il titolo nasce proprio in questo modo. Non che sia un male, ma credo che il mercato si stia muovendo in una direzione ben precisa, si cerca uno snellimento delle meccaniche, un’evoluzione di esse per incontrare il favore di un pubblico più ampio, senza minarne eccessivamente la profondità.

Come aumentare i tempi morti... fatto

Come aumentare i tempi morti… fatto.

Inoltre trovo che l’interazione digitale ci metta di fronte a un’esperienza completamente diversa in molti casi; ho trovato asfissiante l’eccessivo tempo che ci vuole per fare ogni passaggio di denaro in Monopoli Banking rispetto alla sua classica versione, ma ho trovato in Le case della follia delle modifiche ben più che accette, un qualcosa di necessario in un gioco che per me prima non funzionava. In Descent invece abbiamo proprio due esperienze diverse se confrontiamo la prima e la seconda edizione (con l’app s’intende), ancora di più se torniamo indietro e prendiamo in mano Heroquest, l’esperienza muta da cooperativo asimmetrico (eroi contro il master) a collaborativo puro. Probabilmente Heroquest, il vecchio Warhammer Quest o il primo Descent avevano lati eccessivamente spigolosi per il mercato odierno: la profondità era controbilanciata da lunghezza e complessità del titolo, ma lo snellimento ha portato a perdite di molte sfaccettature che i giocatori di vecchia data apprezzano.

Eroi vs master

Eroi vs master.

E io in tutto questo, giochi e app alla mano, mi pongo un po’ nel mezzo, cercando di intavolare il titolo adatto alla serata e alla compagnia con cui mi trovo. Tecnologia e app creano situazioni nuove, snelliscono, e posso dare quel di più che un’IA manuale non può darti, senza rischiare di sfociare in eccessivi downtime e macchinosità. In alcuni titoli fanno esattamente il contrario, non dando nulla di più, anzi, aggravando difetti o addirittura generandone di nuovi. Insomma, come in ogni cosa, ci sono esempi di ottima implementazione e altri in cui sarebbe stato meglio evitare di apportare determinati cambiamenti. Dubito inoltre che la figura del “master” venga accantonata. Molti parlano di “giocatore che si sacrifica per fare l’overlord o il custode”, nel mio caso c’è tipo sempre stata la fila per fare il cattivo di turno, e molti giochi continuano comunque a nascere improntati proprio sulla formula “eroi vs signore oscuro”, sebbene siano in numero molto inferiore rispetto ai cooperativi che nell’ultimo periodo stanno davvero proliferando.

Affronta il vero potere

Affronta il vero potere.

Inoltre, credo che il settore boardgame rimarrà sempre ben distinto da quello dei videogiochi. L’integrazione di app ed elettronica riguarderà, o per lo meno spero che sia così, un numero ristretto di titoli, pensati per avere un supporto digitale, ma non ci sarà mai un rimpiazzo di cubetti, tabelloni e miniature… semplicemente non sarebbe più un gioco da tavolo.


About the Author

Carisma20

Amante dei fumetti e del gioco intelligente in ogni sua forma, analogica, di ruolo e digitale. Non ama i party game ed è sempre pronto a diffondere la cultura del gioco da tavolo a colpi di shoryuken. La schiettezza è la sua rovina.