Appunti di Viaggio: The Inner World

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Posted 09/06/2014 by La Redazione in Rubriche

Ho scovato The Inner World alla Gamescom, lo scorso anno, e l’ho provato come avrei provato qualsiasi altro gioco, ossia con molta curiosità e un po’ di imbarazzo, perché avevo pochissima esperienza nel campo dei videogiochi. Il gioco ambientato in un modo al contrario, in cui le persone vivono all’interno della sfera anziché all’esterno. Sulla superficie concava di questo strano mondo, chiamato Asposia, ci sono 3 aperture attraverso le quali passa il vento. Col vento arriva anche la luce e quindi l’allegria e la serenità della popolazione. Ma il vento pian piano sta morendo, e con esso l’illuminazione, i sorrisi e la speranza.

Conroy si rivolge a Robert

Conroy si rivolge a Robert

Mi era sembrato un inizio promettente, leggermente distopico come piace a me, ma non avrei mai pensato che avrei atteso con ansia per poterlo giocare per intero.  Una delle prime scene è stata un colpo di fulmine: mi sono innamorata di questo gioco per colpa di un piccione che appare all’improvviso dopo un epico sermone del monaco Conroy e si butta nella stanza volando a testa in giù. Ho pensato che proprio lui fosse il personaggio principale, e il motore di tutta la storia, e mi incuriosiva scoprire le gesta di questo pennuto così goffo e impertinente. In realtà il protagonista è Robert, il ragazzo col naso a flauto adottato da Conroy. Il piccione, che verrà chiamato Peck,va a sbattere proprio contro di lui nel tentativo di rubare un ciondolo appartenente al monaco ed è a questo punto che le cose iniziano a farsi davvero interessanti. Scopriamo innanzitutto che i caratteri dei tre personaggi appena incontrati contrastano enormemente tra loro e rendono l’inizio di quest’avventura stranamente agrodolce.

Peck appare alla finestra, pronto a far danni

Peck appare alla finestra, pronto a far danni

A causa di Peck, Robert è costretto a lasciare il palazzo nel quale è rimasto confinato dall’infanzia, ma non si scontra col mondo: semplicemente lo incontra. I suoi primi passi fuori dall’edificio si posano in un vicolo pieno di rifiuti nel quale, in un angolo, è appostato un losco venditore di cianfrusaglie: il primo estraneo Asposiano col quale Robert interagirà. Il dialogo tra loro sarà davvero particolare: Robert non ha mai fatto vita mondana e non conosce niente del mondo nel quale abita, ma è molto intelligente e curioso, abbastanza da indisporre il nostro discreto venditore. Poco dopo si innamorerà di una “criminale” – Laura, incontrerà altri Asposiani e porterà avanti un’impresa titanica, risolvendo pian piano tutti gli enigmi che incontrerà ed esaudendo tutte le richieste che gli verranno sottoposte.

Robert è molto imbranato nelle interazioni sociali

Robert è molto imbranato nelle interazioni sociali

Il nostro piccolo eroe ha un cuore puro e semplice, talmente innocente che persino nei momenti in cui si rivela malizioso o tenta di fare il furbo ti fa venire voglia di sprimacciargli le guance come una vecchia zia, e trovo sia bellissimo che sia cresciuto così buono e gentile nonostante ad allevarlo sia stato Conroy. Mi ha fatto tantissima tenerezza anche il fatto che tutti i suoi incontri fossero così ingenui e che lui si mostrasse sempre umile e disponibile, immensamente paziente nonostante l’urgenza della sua missione. Naturalmente non bisogna dimenticare Peck: narrativamente parlando è merito suo se The Inner World può essere giocato, e lui stesso sarà d’aiuto in alcune fasi cruciali del gioco, quando nessun altro sarà al fianco del caro Robert.


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La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.