Appunti di Viaggio: NEO Scavenger

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Posted 08/04/2015 by La Redazione in Rubriche
NEO Scavenger

“Ma io volevo solo fare amicizia…!”

Bhè, sì. Avevo appena fatto uscire il mio povero omino dal laboratorio criogenico, mezzo nudo e disarmato, e lui ha incontrato un tizio. Opzioni: scappa, scappa disperatamente, attacca, nasconditi, intima la resa, arrenditi o offri il dialogo… Metto da parte la mie tendenze pessimiste e opto per “offri il dialogo”: che male c’è in fondo? Viste le condizioni del protagonista e quelle del mondo circostante può essere solo utile per chiedere spiegazioni e aiuto. Sbagliato: il tizio si mostra aggressivo, io rispondo, la cosa degenera e lui uccide il mio omino a sprangate. “Sei sopravvissuto per 5 minuti”.

PixelFlood.it - NEO Scavenger (2)

Sanguino spesso e ovunque, sembra che il mio sangue stia male nell’apparato circolatorio…

Questa è stata la mia prima esperienza con NEO Scavenger. Son stata stupida a credere che avrei trovato un anima buona pronta ad aiutarmi o a unirsi a me per essere più forti. Il mondo è distrutto, la gente ha fame e paura, è pronta ad approfittarsi di chiunque e a uccidere pur di sopravvivere ancora un po’ e io ancora spero nella bontà incondizionata di qualcuno.

Dopo questa bella esperienza gioco ogni tanto, quando ho voglia o quando mi manca la mappina esagonale, e non faccio più l’errore di fidarmi di qualcuno, neanche dei cani. Solo una volta mi è capitato di dover aiutare delle persone intrappolate sotto delle macerie: ho provato a tirarle fuori, ma solo nella speranza che potessero accogliermi nel loro rifugio. Non ci son riuscita per mancanza di strumenti, e non so dirvi se è meglio così, visto che in questo modo non dovrò far fronte a tutti gli oneri della vita in gruppo, né se è stata una perdita per i vantaggi che essa offre. Nelle ultime partite mi è capitato di incontrare più cani che umani, tutti ostili, e non ho neanche provato a mostrami poco aggressiva o restare davanti a loro in attesa di una reazione amichevole: sono inselvatichiti e affamati e io sono carne fresca o un’intrusa nel loro territorio. Ci minacciamo a vicenda.

PixelFlood.it - NEO Scavenger (3)

La Bestia non è un animaletto ospitale…

NEO Scavenger mostra il lato umano peggiore di un’era post-apocalittica, quello degli sciacalli, della diffidenza e dello sfruttamento. E dà dipendenza. Non riesco a smettere di giocare: voglio provare che succede se riesco a salvare qualcuno o a fare affari, voglio scoprire quanti funghi e bacche posso ingerire senza scoppiare quando nella foresta non ho un sacchetto con me (non ho ancora trovato il limite), e continuo a morire di freddo o dissanguata, totalmente anonima, per aver affrontato i cani o i teppistelli disperati che girano il mondo in solitaria. Sono terribilmente curiosa di tutto, al limite della stupidità. Una volta ho provato a inoltrarmi in una foresta sinistra, piena di miasmi e priva di vita: era un esagono diverso dagli altri, con gli alberi più scuri, e ci ho pensato un po’ prima di sceglierlo. Una volta dentro ho iniziato a seguire delle tracce, sempre pronta a cambiare idea al turno dopo, con l’ansia di chi sa che sta sbagliando e persevera perché spera in chissà cosa di interessante. Alla fine del sentiero c’era una non meglio identificata Bestia che mi ha inseguita e fatta a pezzi, e ora so che è davvero meglio evitare quegli esagoni, anche se mi intriga terribilmente credere che nella prossima “foresta proibita” non ci saranno Bestie ma funghi velenosi e ragni giganti. Le sorprese di sicuro non mancano mai, come quando ero convinta che il Lupo Mannaro del laboratorio criogenico sarebbe andato via sempre e comunque, invece quando l’ho ignorato mi ha seguita per 6 esagoni e poi mi ha uccisa provocando reazioni inutilmente polemiche e poco eleganti.

PixelFlood.it - NEO Scavenger (4)

Arrivo a un locale, il ZomZom’s. Mi metto in fila per l’ingresso e mi viene chiesto chi sono. Inizio a sudare freddo.

In giochi di questo tipo il mio primo interesse è l’esplorazione non la sopravvivenza, tanto che avrei davvero bisogno di rivedere le mie priorità o di trovare un giusto equilibrio tra esplorazione, utilizzo intelligente delle risorse e dell’ambiente ed elusione dei guai. Trascuro spesso che non si tratta di un campo fiorito in cui trastullarsi, bensì di un luogo ostile e privo di leggi in cui devo prestare la massima attenzione ed essere forte, veloce e furba. E soprattutto decisa: non dovrebbe esistere il What If davanti alla possibilità esplicita di stare meglio o meno peggio, in particolar modo quando in gioco c’è la vita.


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La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.