Nella Rete del Commesso #2: WE KAN’D

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Posted 10/03/2015 by La Redazione in News
Nella rete del commesso

Sabato mattina, ore 8:57

Riesco a fiutare il pericolo. Lo avverto distintamente. È un odore acre, forte, che penetra nelle narici e sembra non uscirne più. Odore di morte.

In alcuni casi proviene dai più anziani, quelli che un quarto d’ora prima dell’apertura hanno già la busta vuota sottobraccio per fare la spesa e si preparano in pole position con i carrelli all’ingresso dell’ipermercato.

In altri casi, purtroppo sempre più spesso, quell’odore proviene da persone molto più giovani, individui che non dovrebbero soffrire di morte cerebrale: eppure è così, e tendono a farsi vivi soprattutto nel weekend, quando loro che potrebbero dormire fino all’una del pomeriggio si alzano presto per cazzeggiare nei centri commerciali, e WE KAN’D, noi non possiamo, perché il weekend è il momento della settimana in cui, ovviamente, si lavora di più nei negozi. Ma “di più” non significa necessariamente “meglio”: di solito non ci va nemmeno vicino, come noi videogiocatori ben sappiamo pensando alle mappe sempre più grandi e vuote dei free roaming.

Ore 9:01

Ho avvistato già tre diversi gruppi di anziani rotellare a passo deciso verso il supermercato, ma solo dopo una sfogliata gratuita ai giornali della vicina edicola. Cosa vuol dire “rotellare”? Significa che camminano appoggiati al carrello della spesa, sfruttando l’inerzia delle ruote per risparmiare le forze e spostarsi il più velocemente possibile col minore sforzo. Sono furbi, gli anziani. Come raptor.

Ore 10:20

Il Primo è qui. Lo chiamo “Primo” perché è stato uno dei nostri primi clienti, e sicuramente il primo a lasciare il segno nella mia memoria. E sarà scaramanticamente anche l’ultimo, l’alfa e l’omega del mondo, da come si comporta: arriva, ciondola sui due piedi uniti, le mani puntate all’interno delle tasche del giubbotto primaverile, anche a Natale, il capello non troppo lungo e non troppo corto da ragioniere, il sorriso sincero e lo sguardo perso, mentre mi apostrofa con un cordiale “Buongiorno!”. Io gli rispondo, lui entra, guarda distrattamente i giochi usati, e dice ad alta voce ma col tono di chi parla tra sé e sė: “Eeeeeeh, siamo ancora qua!”. E meno male, aggiungo di solito io. Ad alta voce. Non è chiaro cosa lui capisca e cosa no, ma è inquietantemente buffo. Gli voglio bene come se fosse normale.

Ore 11:11

Mischiate alla folla, passeggiano alcune belve feroci che da “tigri del ribaltabile” devono essersi mutate in “ghepardi dello scontrino“: non per altro, quanto per le pellicce maculate, e per la ferocia con cui assalgono il commesso. Di solito sono donne indipendenti, che scarrozzano il figlioletto piccolo ma non troppo a destra e a manca, gli comprano il regalo costoso lamentandosene (perché ci spendi, allora?), se il bambino è già indeciso di suo loro peggiorano la situazione ripetendogli mille volte “ma sei sicuro?“, frase che, è risaputo, aiuta moltissimo gli indecisi, e poi il minuto dopo aver fatto lo scontrino ti chiedono se possono cambiarlo con qualcos’altro, oppure il giorno/settimana/mese dopo tornano dicendoti che il prodotto non funziona come scusa per farselo cambiare quando invece si tratta solo di un capriccio. Il tutto, avendo perso lo scontrino.

Ore 12:21

La Famigliola Felice del Mulino Bianco si muove in branco compatto verso ora di pranzo, col carrello pieno e l’obiettivo ormai quasi raggiunto: andare al fast food del centro commerciale a rifocillarsi. Non importa quale sia, l’importante è che se magni, come si suol dire in AITALIA (perdonate l’accento alla Mike Bongiorno, ogni tanto mi sfugge). Poi però il meccanismo si inceppa. Eh sì, perché non è mai un evento programmato: la Famigliola Felice passa davanti alla vetrina del negozio di videogiochi, ed i loro Piccoli Angeli del Focolare si rovesciano fuori dal carrello, dove stazionano in mezzo a casse d’acqua, pasta e pummarola, sciamando all’interno urlanti ed estatici di fronte a tutti quegli input colorati sottoforma di scatole Lego e giochi elettronici. Come si comporta solitamente il capofamiglia? Se ne sbatte altamente l’allodola, sedendosi sulla panchina antistante il negozio mentre la mamma guarda le vetrine del negozio di abbigliamento, ed i due (non è mai solo uno, nella Famigiola Felice) Angeli del Focolare devastano il negozio lanciandosi peluche e scatole come gli animali ingrifati dell’Arca nello sketch di Benigni sul Diluvio Universale. Sort of.

Ore: imprecisate, circa quando hai fame e ti stai autodigerendo

In seguito ad un accordo sindacale tra CGIL, CISL, UIL e altre sigle di rappresentanti dei diritti dei lavoratori con le maggiori catene della Grande Distribuzione, si è stabilito quanto segue: Ogni volta che il lavoratore, in turno da solo, dopo mezz’ora in cui non ha visto passare nessuno, si decidesse:

  1. Ad addentare qualcosa, solitamente un boccone voracemente grande a causa della fame, entrerà qualcuno. Qualcuno che, facendo finta di nulla, ti chiederà domande semplici a cui puoi rispondere solo sì o no, tipo “Cosa cambia tra giocare su PC o su console e quale mi consigli”.
  2. Ad ordinare un pasto caldo da uno dei ristoratori della galleria, una volta ricevuto e pagato il suddetto piatto caldo, il negozio verrà invaso da ragazzini che devono vendere giochi usati e comprare giochi nuovi e fare domande, inderogabilmente, perchė poi pomeriggio devono uscire per andare a tipe quindi solo a quell’ora potevano passare.

Cosa c’entrano i sindacati in tutto questo? Hanno convenuto che è dovere del lavoratore servire i clienti con rispetto e cortesia come chiunque altro a qualunque altro orario, ma con l’annesso diritto del suddetto lavoratore di augurargli di non battere chiodo fino alla settimana successiva.

Ore 15:46

Il Capofamiglia con le Balle Girate, che in taluni casi diventa Capofamiglia con l’Orecchino da Pirla, specialmente tra alcuni gruppi di provenienza etnica o meridionale (non tanto per l’orecchino, chissene, quanto per la faccia che solitamente vi si accompagna) si palesa all’incirca nelle ore tra il pranzo e la merenda, noti momenti di calma prima della tempesta, portandosi dietro il reperto 1 (Oggetto Acquistato Da Voi Non Funzionante) ed il reperto 2 (Mio Figlio/a Che Ha Comprato Da Voi). Questa particolare razza di cliente del weekend si divide poi in due gruppi principali:

  1. Gruppo “Parla direttamente con lui che io non ci capisco niente”, magica specie di essere umano dalle eccezionali capacità di cura parentale che a sentirlo parlare potrebbe acquistare al figlio 1kg di farina tagliata fine fine scambiandola per altro.
  2. Gruppo “Sono del settore, faccio l’elettricista e ne so più di te, questo è rotto me lo devi cambiare ridammi i soldi e baciare il terreno dove cammino” e poi solitamente si scopre che non aveva capito di dover premere contemporaneamente i tasti Sync sul Wiimote e sulla console Wii.

Ore 17:36

Tra le cinque e le sette di sera si spostano in branchi i membri più giovani della specie, solitamente composti da tamarri eccezionali a cui si avvinghiano giovani puledre: cazzeggiano, si disperdono, si allontanano, affascinando l’occhio dello spettatore come stormi di rondini, però oltre a non fare primavera non fanno nemmeno qualcosa di buono. Poi entrano in negozio, chiedendo quale sia l’ultimo COLLOVDIUDI uscito, rispondono con un laconico “Ah grazie” o non dicono proprio niente, discutono se sia meglio PES o FIFA e se ne vanno senza comprare nulla, che poi dopo cena devono uscire.

Ore 19:01

Finalmente, un po’ di calma. È il momento di tirare il fiato prima dell’ultimo scoglio…

Ore 20:26

il ritorno della Famigliola Felice del Mulino Bianco, in uscita serale perché la mamma non aveva voglia di sporcare i fornelli a casa e allora si mangia al centro commerciale. Poi se i bambini fanno i bravi li si porta di nuovo a devastare il negozio di videogiochi, che tanto avevo appena sistemato.

Ore 21:21

Qui si entra nella fascia del Triangolo delle Bermuda: a dieci minuti dalla chiusura può succedere di tutto. Di tutto. Tanto vale dedicargli un altro articolo, la prossima volta.

E tra voi, quanti altri dipendenti della GDO mascherati da Van Pelt a caccia di clienti hanno fatto safari del genere? Avete avvistato altre razze di clienti che ci sono sfuggite? Fatecelo sapere nei commenti e non commerciate in avorio di di Bambini delle Famigliole Felici senza l’apposita autorizzazione!


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Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.