Zombie Vikings – Mazzate senza cervello

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Posted 24/03/2016 by in PC

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PEGI:
 
by Nicola De Bellis
Recensione

Come dissi già ai tempi di Devil May Cry 4: Special Edition, sono praticamente nato e cresciuto con i picchiaduro a scorrimento, fin dalla tenera età di tre anni, quando posai le manine su un cabinato di Double Dragon (no, non ho mai fatto cinquantamila al doppio drago). C’è una catarsi magica nel genere e la sua semplicità lo rende squisitamente perfetto per un gioco arcade. A volte, però, l’eccessiva semplicità può fare più male che bene.

Zombie Vikings è il secondo progetto di Zoink Games che, dopo essersi cimentati nel mondo dei puzzle-platform con l’ottimo Stick It To The Man!, hanno rivolto lo sguardo ai picchiaduro a scorrimento arcade moderni, come Castle Crashers.

Grazie alla storia demenziale c'è una grande varietà di ambientazioni.

Grazie alla storia demenziale c’è una grande varietà di ambientazioni.

La premessa è molto semplice: Loki, il solito simpaticissimo buontempone, ruba l’occhio a Odino, che giustamente si sgarba mica poco e gli sguinzaglia dietro quattro vichinghi nerboruti, freschi di resurrezione e incazzati a dovere. Nei luridi panni delle quattro ripugnanti carcasse ci tocca attraversare, livello dopo livello, tutta la Scandinavia per acchiappare il mattacchione e saccagnarlo di botte come si deve.

Seagurd è mezzo fuso con un polipetto viola. Ovviamente è il nostro personaggio pereferito.

Seagurd è mezzo fuso con un polipetto viola. Ovviamente è il nostro personaggio preferito.

Esattamente come in Stick It To The Man!, lo avrete già capito, il tono è lontano dai reami dalla serietà quanto io lo sono dal lato oscuro di Saturno, il che è, onestamente, positivo. Quello dei picchiaduro a scorrimento è un genere, per natura, orientato alla demenzialità e la commedia aiuta ad alleggerirne la ripetitività. Le battute non fanno esattamente spanciare ma riescono a strappare qualche risata, nonostante un paio di momenti in cui cadono flaccide, senza effetto.

Hmm, chissà qual è il suo punto debole...

Hmm, chissà qual è il suo punto debole…

Il tono ridicolo permette di riempire il gioco con ambientazioni e nemici fuori di testa e sempre variegati, anche se a volte è una differenza puramente estetica. Buona estetica, però, se avete già giocato a Stick It To The Man! ritroverete qui la stessa estetica, ma in chiave fantasy-norrena, con personaggi cartoon ed esagerati, sottili come carta, che si muovono su sfondi 3D, uno stile che Zombie Vikings sfrutta appieno, con livelli sempre più astrusi, dal regno dei gattini morbidi alla fabbrica di bevande gassate, il tutto coronato da musiche che non sfigurerebbero in una commedia sexy all’italiana anni ’70. La voglia di vedere quale idiozia salterà fuori nel livello successivo è un buon incentivo ad andare avanti, specie perché il gameplay in sé non ne dà esattamente tanti altri.

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Vi va una bella partita di Kalciö?

Zombie Vikings è forse un po’ troppo vicino al concetto di picchiaduro a scorrimento classico e con ciò intendo dire che è al limite del monotasto. Ogni personaggio ha una combo semplice, premendo a manetta il tasto di attacco, ed una mossa unica, entrambe caricabili tenendo premuto il pulsante per un paio di secondi: queste sono sostanzialmente le uniche frecce al vostro arco. Oh, certo, si possono raccogliere e lanciare oggetti e nemici, ma infligge pochi danni ed è utile solo contro nemici ben precisi. Potreste pensare che almeno la parata e contrattacco aggiungano uno strato di difficoltà che richieda mastering, ma sbagliereste, perché premere il tasto di attacco a manetta è più che sufficiente. Non ci sono combo multitasto, né complessità di alcun tipo, parliamo di uno spaccabottoni duro e puro.

In alcuni momenti ci si può unire in un golem di carne putrefatta e spaccare tutto senza neanche guardare.

In alcuni momenti ci si può fondere in un golem di carne putrefatta e spaccare tutto senza neanche guardare.

Il che non è necessariamente un male, alla fine Zombie Vikings è il tipo di gioco da sfoderare quando si hanno tre amici ubriachi in salotto, sbragati sul divano e troppo cotti per prestare attenzione più del minimo indispensabile per sopravvivere. In questo ambito, l’opera di Zoink Games svolge il suo lavoro egregiamente, sia in co-op locale che online, anche se il netcode non è il massimo della stabilità. Non è terribile, chiariamoci, ma a meno di avere una linea sopra la media rischiate di vedere personaggi che si teletrasportano e bizzarri cali di framerate legati al lag, roba che fa molto MMO classe 2006.

Ogni tanto si può trovare qualche piccola citazione ad altri giochi indie

Ogni tanto si può trovare qualche piccola citazione di altri giochi indie.

In sostanza, Zoink Games ha tirato fuori un picchiaduro decerebrato sia in estetica che in meccaniche. Se avete pollici saldi e una buona tolleranza per il premere lo stesso tasto cento volte, due o tre amici da intrattenere con un gioco senza fronzoli ed una cassetta di birra da consumare, Zombie Vikings riuscirà a farvi passare un paio di serate in allegria. Se invece volete giocarci da soli, beh, non è male, ma potreste finire per ascoltare un podcast, pur di sopravvivere alla monotonia.

zv_premi

Perché sì:
Perché no:
  • Demenziale
  • Esteticamente vario
  • Tanti nemici pazzi
  • Tante armi e upgrade sbloccabili
  • Stile grafico unico

 

  • Gameplay monotono
  • Zero profondità nel combattimento
  • Tante, troppe armi inutili
  • Netcode claudicante


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.