Yakuza 5 – Mazzate emotive

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Posted 05/01/2016 by in PlayStation 3

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Ruka
Recensione

Tra le numerose conferme e smentite, sempre attorniate dalle incessanti richieste dei fan del brand, è innegabile che l’ultimo capitolo della saga malavitosa targata SEGA si sia fatto attendere non poco: ben tre anni dopo la sua pubblicazione sul territorio nipponico, Yakuza 5 è finalmente sbarcato sui nostri lidi in formato digitale, scelta dall’aspro sapore per chi preferisce avere tra le mani una bella custodia di plastica e si ritrova così costretto ad importarlo dalla patria natale
D’altronde, visti i precedenti, il rischio di un capitolo non localizzato è ben concreto (qualcuno si ricorda della pantera nera? Tanto per citarne uno…) e per questo non possiamo biasimare la software house che semplicemente reagisce di conseguenza alle scarse vendite al di fuori del Giappone.
Ma bando alle ciance e scopriamo se la lunga attesa è stata ripagata dalle rocambolesche avventure di Kaz…ehm…Suzuki e compagnia.

Come da tradizione, le risse sono all'ordine del giorno.

Come da tradizione, le risse in strada sono all’ordine del giorno.

La storia riprende esattamente da dove si era interrotta nel capitolo precedente, con il clan Tojo in riorganizzazione e Daigo Dojima al comando che, durante un viaggio di lavoro a Fukuoka con lo scopo di stringere un’alleanza con la famiglia Yahata, sparisce dalla circolazione proprio quando il patto stava per essere suggellato, facendo perdere le sue tracce e causando un trambusto non indifferente tra le due organizzazioni.
Tutto ciò finisce inevitabilmente per scombussolare le tranquille giornate di Taichi Suzuki, innocuo tassista che poi tanto innocuo non è, essendo nient’altro che Kazuma Kiryu sotto mentite spoglie, il quale nel frattempo ha troncato i suoi legami con la yakuza e si è rifatto una vita a Fukuoka.
Inutile dire che l’idilliaca parentesi durerà poco ed il nostro protagonista non potrà fare a meno di tuffarsi a capofitto nella ricerca dell’amico scomparso.
Il comparto narrativo del titolo è quanto più si possa chiedere da un videogioco di questo genere: la storia parte col botto e trascina il giocatore in un turbinio di situazioni e colpi di scena che ne catturano l’attenzione dall’inizio alla fine, complice una tanto profonda quanto riuscita caratterizzazione dei personaggi (che però a volte sprofonda un po’ nello stereotipo) ed un doppiaggio nipponico di ottimo livello che riesce, attraverso intensi dialoghi, a porre la giusta enfasi sugli eventi narrati.
Per godersi tanta bellezza tuttavia, è necessaria quantomeno una conoscenza basilare della lingua d’Albione, poiché Yakuza 5 non presenta sottotitoli in italiano e ciò preclude la godibilità dell’avventura a chi non mastica l’inglese, vista l’elevata quantità di dialoghi doppiati e non.

Vedete quel cabinato di Taiko no Tatsujin? È giocabile.

Vedete quel cabinato di Taiko no Tatsujin? È giocabile.

Tale mole di testo non si limita alle sole fasi principali dell’avventura, ma è presente in gran numero anche nelle numerose Substories, ossia le missioni secondarie che costellano le varie macroaree ispirate a quartieri di città realmente esistenti (Fukuoka, Nagoya, Tokyo, Sapporo e Osaka) che visiteremo lungo il corso dell’avventura.
La cura riposta nelle subquest è encomiabile, così come la varietà delle stesse, sebbene non manchino i classici incarichi alla “vai dal punto A al punto B e fai C”.
Capiterà ad esempio di aiutare una bambina smarrita scappata di casa, di “guidare” un risciò provando a non capottarsi per strada, di visitare i più rinomati ristoranti del Giappone assieme ad un famoso chef, di travestirsi da Babbo Natale e scappare via da ragazzini “inferociti” in cerca del proprio regalo, di cacciare un pericoloso orso tra le montagne innevate, e così via.
Da segnalare che quando si ha il controllo di Kazuma, è possibile cimentarsi nelle missioni da tassista, le quali si differenziano in due tipologie: la prima consiste nel portare i clienti a destinazione rispettando il codice stradale ed occasionalmente conversando col passeggero per aumentare il suo indice di gradimento (scordatevi l’approccio alla Crazy Taxi dunque), il secondo caso invece vi vedrà fronteggiare i Devil Killers in una serie di corse clandestine in autostrada, con tanto di colonna sonora remixata da Initial D.
Forse proprio le gare risultano la parte meno riuscita del gioco, dimostrandosi divertenti le prime ore ma scendendo nel ripetitivo andando avanti, con la scialbezza dei tracciati che di certo non aiuta e un’IA avversaria dimenticabile.
In entrambi in casi, tali attività forniranno punti utili a far salire il livello di guidatore, necessario a sbloccare nuove modifiche prestazionali ed estetiche per il taxi.
I toni generali sono volutamente esagerati, senza però sfociare nel trash e riescono a rendere il tutto interessante e divertente, basti pensare che perfino scarrozzare clienti diventa godibile se durante la guida si butta un occhio sui dialoghi.
Inoltre svolgendo tutti o buona parte dei compiti facoltativi e perdendosi nella miriade di minigiochi presenti (mi sono richiuso nel Club SEGA più volte), la longevità del titolo riceve un boost non indifferente: si passa dalle 20 ore necessarie per la corsa ai titoli di coda, a più di 70 nel caso si decida di variare un po’ dalla campagna principale.
Ma non è uno Yakuza se per aiutare una persona non se ne pestano altre dieci, vero?

È un uccello? È un aereo? È Superman? No, è l'ennesima vittima di Kazuma.

È un uccello? È un aereo? È Superman? No, è l’ennesima vittima di Kazuma.

Quando si tratta di menare le mani, il titolo sfoggia il meglio di sé, ostentando il solito combat system ricco di mosse ed interazioni ambientali, che questa volta vede sparire la transizione da overworld ad arena appositamente generata (come accade nella maggior parte dei JRPG, per intenderci), in favore di lotte che hanno come sfondo l’ambiente circostante (questo senza creare alcun tipo di problema nella gestione della telecamera…).
Alternando attacchi pesanti, leggeri e prese, si riempirà la Heat Gauge, barra che, se carica al punto giusto, vi consentirà di scatenare le Heat Action, spettacolari e violentissime finisher la cui esecuzione cambia in base a diversi fattori come l’utilizzo di alcuni oggetti contundenti o la vicinanza con determinati elementi dello scenario.
Pad alla mano, il feeling dei colpi è ottimo e la varietà di stili di combattimento si percepisce tutta, complice una discreta differenziazione dei vari protagonisti che si alternano lungo l’incedere nel gioco. Di contro, però, permane quella legnosità nei movimenti che la serie si porta dietro sin dal primo capitolo e sul lungo andare le risse tendono ad essere ripetitive, benché tale fattore viene in parte mitigato dal buon grado di sfida.
A tal proposito è bene aprire una piccola parentesi su Haruka: nel suo caso le scazzottate saranno sostituite da sfide di ballo a mo’ di rhythm game, allenamenti, interviste e tutto quel che le occorre per realizzare il suo sogno nel cassetto, ossia diventare una idol.

Non tutte le battaglie si combattono a pugni.

Non tutte le battaglie si combattono a pugni.

In ogni caso, qualunque sia il protagonista utilizzato, non potrete fare a meno di rimanere a bocca aperta di fronte ai dettagliatissimi ambienti tipicamente giapponesi in cui egli si muoverà: stradine tappezzate di insegne illuminate, viali ricolmi di persone impegnate nella loro quotidianità, voci ed effetti sonori che variano a seconda della zona del quartiere visitata sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono a rendere vive le location visitate.
Purtroppo però la cura certosina riposta nella realizzazione degli ambienti e l’incredibile lavoro svolto sulle animazioni facciali (espressioni di rabbia, stupore, dolore non mancheranno mai sugli avversari) non bastano ad offuscare totalmente un comparto tecnico datato 2012, in cui spesso e bene fanno capolino texture in bassa risoluzione piuttosto evidenti, la scarsa mole poligonale utilizzata per alcuni elementi ambientali e i consueti muri invisibili che non mancano di lasciare l’amaro in bocca.
Il fronte audio invece si salva quasi del tutto, con il sopracitato doppiaggio che svolge egregiamente il suo lavoro e con un’ottima colonna sonora (da cui manca Bloody Moon nell’edizione nostrana) che però non sempre si rivela azzeccata con quanto succede su schermo.
Difetti su cui è possibile chiudere un occhio vista l’eccezionale qualità complessiva della produzione SEGA: un’ottima narrazione, personaggi carismatici e splendidamente caratterizzati, un gameplay che fa della varietà il suo punto di forza e tante, tantissime cose da fare prima di arrivare al finale rendono Yakuza 5 un action di molto superiore a tanti altri titoli del medesimo genere usciti nel 2015, nonché un acquisto più che obbligato per i fan della serie. A chi invece non ne avesse mai toccato uno, consiglio di partire dal primissimo capitolo, per godersi appieno la continuità di una saga che, a conti fatti, è un vero e proprio pacchetto di emozioni scaraventate di forza nell’animo del giocatore.
Fatevi trascinare dal drago in ascesa e non ve ne pentirete.

pixelflood_avatar_daniele_fiorentini_kingpinzero Il secondo parere di Daniele Fiorentini

Yakuza 5 è sicuramente la massima espressione della serie; se già dal quarto episodio si era vista una grande ventata di freschezza, con l’aggiunta di più locations, personaggi e side activities, nel quinto Sega proprio non è venuta meno. Spinge tecnicamente l’engine fino ad offrire l’esperienza “ultima” di Yakuza. Per essere l’addio della serie alla precedente console Sony direi che non si fa mancare niente. Tuttavia tanto ardore porta con se anche diversi problemi: i frequenti caricamenti sono al limite della sopportazione, anche per un semplice cambio di setting o inquadratura; le texture relative ai negozi e alle insegne sono peggiorate tantissimo, tanto da essere un misto tra PSONE e PS2; i tutorial alcune volte sono troppo invasivi e portano alla frustrazione, come il segmento di Saejima sulla montagna, dove ci sarà consentito il free-roam soltanto dopo molto, molto tempo. In definitiva, nonostante questi difetti più o meno fastidiosi, la serie non poteva aspirare a niente di più; dalle battaglie di street-dancing, ad una simulazione di Taxi, ad una di cucina e via dicendo – c’è veramente tanto da fare – con le attività più disparate. I fan sono ben serviti con un piatto ricco e fumante di stupenda presentazione, ricco gameplay e plot come al solito stellare. Ora non ci resta che pregare per vedere prestissimo Yakuza Kiwami sulle nostre spiagge. Promosso a pieni voti, farselo scappare dovrebbe essere un reato.

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Perché sì:
Perché no:
  • Narrazione al top
  • Tanti extra
  • Buon livello di sfida
  • Ottima longevità

 

  • Comparto tecnico datato
  • Soundtrack non sempre azzeccate
  • Manca Bloody Moon
  • Prima o poi finisce


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Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?