WWE 2K16 – Il mio wrestling che cambia

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Posted 12/11/2015 by in PlayStation 3

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YOH-OH!:

Renee Young. Molto migliorato in tutti gli aspetti rispetto al suo predecessore. Editor di spessore. Pieno di contenuti per i fan della disciplina.
 

ARR!:

Renee Young non sembra tanto Renee Young. Non divertentissimo da giocare. Tecnicamente ancora distante dagli standard. Molti caricamenti.
 
by Honoo5
Recensione

L’universo WWE sta attraversando, oramai da qualche anno, un periodo di transizione. Dopo un decennio di trionfi e record (anche al di fuori della disciplina) la carriera da main eventer per John Cena, il wrestler più importante della promotion statunitense, sta lentamente giungendo alla fine. Insieme a lui altri atleti illustri non si vedono più così tanto spesso nel giro titolato: per citarne solo alcuni Randy Orton, Big Show, Kane e Triple H. Defezioni, infortuni ed un booking troppo nostalgico negli ultimi anni hanno fatto sì che si creasse un vuoto ai piani alti delle card, orfana di una legittima classe di sport entertainer in grado di influenzare in positivo gli introiti degli show.
Una fase storica indubbiamente delicata, ma che la WWE ha già dimostrato di saper affrontare in almeno due occasioni in passato: nello specifico mi riferisco alla New Generation Era ed alla Ruthless Aggression Era, due fasi di riassestamento innescate rispettivamente dall’abbandono di Hulk Hogan nel 1993 (ai tempi vero fenomeno culturale) e da un necessario ridimensionamento della violenza televisiva dopo gli avvenimenti dell’11 settembre. Esattamente come allora la WWE sta cambiando pelle svecchiando il proprio roster, rivoluzionando il proprio territorio di sviluppo, ampliando la propria programmazione ed esplorando nuovi modi per “fare wrestling”. Non vado oltre sennò questa recensione non la finisco più.

La partecipazione corale del pubblico è decisamente migliorata.

Nel suo piccolo anche YUKE’S, casa di sviluppo che si occupa da più di un decennio dei videogiochi targati WWE, ha intrapreso un percorso di cambiamento non banale. Dopo i successi di pubblico e critica della serie SmackDown! vs. Raw, il team giapponese a partire dal controverso WWE ’12 ha iniziato a prendere le distanze dal gameplay frenetico ed immediato degli albori per intraprendere un percorso che sembra poterlo portare ad ottenere una resa del “fluire” dei match più attinente a quello della realtà. Purtroppo, come si evince dalle mie parole, WWE 2K16 non riesce ancora a raggiungere tale obiettivo, seppure siano innegabili i passi in avanti compiuti già rispetto al precedente 2K15, un episodio gravemente compromesso nei contenuti dal dispendioso passaggio alla nuova generazione di console.
È proprio nei contenuti che 2K16 mostra il meglio di sé. Il roster, comprendente più di 100 elementi tra Superstars e Divas, è il più grande che si sia mai visto in tutta la serie. I modelli dei lottatori, di buona fattura ma per lo più riciclati dal gioco dell’anno scorso, sono animati con inedite espressioni facciali, particolarmente efficaci nel rendere la sofferenza percepita dagli atleti durante le mosse di sottomissione. Migliorate in generale tutte le animazioni, più fluide e accurate quando si tratta di farle amalgamare tra loro nell’esecuzione di una presa. Nonostante ciò, compenetrazioni poligonali, glitch frequenti e qualche animazione poco curata (l’entrata sul ring di Brock Lesnar è buffa invece che essere intimidatoria) relegano la resa grafica ad un livello decisamente inferiore a quella di altri titoli sportivi.
L’editor riacquista alcune delle feature clamorosamente escluse l’anno scorso, come la possibilità di creare una lottatrice, una cintura da campione oppure un’arena. Il numero di personalizzazioni estetiche per i wrestler sono aumentate considerevolmente, accontentando i giocatori più folli con la reintroduzione di oggetti fuori dal comune come teste enormi e zampe da gatto. Tra i molti ritorni le uniche vere novità che spiccano sono l’introduzione di un sistema per tingere manualmente i capelli del nostro atleta e la possibilità di determinare le sue attitudini caratteriali, scegliendo di fatto il suo schieramento. Purtroppo il processo creativo è funestato da brevi ma frequenti caricamenti, in grado di sfiancare anche i più appassionati a questo tipo di modalità. Fortunatamente, soprattutto per introdurre wrestler reali non presenti nel roster, basta farsi un giretto tra le innumerevoli, e spesso curatissime, creazioni della community.

BCV

BCV

Chi è avvezzo alla serie forse a questo punto si starà chiedendo a cosa serva determinare la fazione di appartenenza (buoni o cattivi) durante l’editor: la risposta sta nella rinnovata modalità carriera. La struttura di base è già vista: si parte da NXT (il territorio di sviluppo) per arrivare, dopo una serie interminabile di incontri e punti esperienza, a vincere il titolo a Wrestlemania, o magari ad essere introdotti nella Hall of Fame.
A differenza di quello che poteva accadere in passato, potremmo scegliere quale tipo di percorso intraprendere per arrivare alla conquista della cintura più prestigiosa, grazie ad un controllo più diretto delle scelte compiute al di fuori dal ring dal nostro wrestler. Bivi da GDR in grado di influenzare la nostra fazione e, di conseguenza, il metodo con cui guadagnare esperienza extra. Questi snodi si concretizzano sostanzialmente in due modi: azioni di disturbo duranti i match dei nostri rivali e delle interviste nel backstage con la deliziosa Renee Young (il suo modello poligonale è ai limiti del profano). Le risposte all’intervista e le nostre azioni di disturbo avranno una ripercusione anche sulla nostra personalità, determinando così eventuali cambi di fazione. Funzionale già al debutto, questo nuovo sistema ha l’unica pecca di rendere tutti i turn lenti e graduali, mentre spesso gli show della WWE ci hanno abituati a cambi ben più repentini e scioccanti per gli spettatori.
Nonostante le novità introdotte per svecchiare la formula ho mollato la carriera dopo sole poche ore di gioco, ovvero non appena mi sono accorto che, nonostante tutto, la solfa è rimasta la solita: 20 e passa ore di grindaggio estenuante. Molto più stimolante 2K Showcase, questa volta incentrata sulla storia di “Stone Cold” Steve Austin, dalla sua leggendaria vittoria al King of the Ring ’96 sino al suo ultimo match a Wrestlemania XIX. Anche qui alla fine si tratta di combattere degli incontri, però la necessità di dover soddisfare alcuni obiettivi (andando a ricreare le situazioni veramente accadute in tale match) ed il contesto creato dai video di repertorio rendono questa modalità decisamente più interessante. L’unica leggerezza è stato il non prendere in considerazione alcune problematiche di licenza nel momento in cui si è scelto di rappresentare ludicamente la carriera di Austin: un esempio per tutti, il placeholder panzone che sostituisce l’arbitro speciale Mike Tyson durante il main event di Wrestlemania XIV.
Del comparto online non so sinceramente cosa dire: esattamente come da tradizione non funziona, essendo brutalmente afflitto da lag ed altri problemi tecnici. Paradossalmente, però, gli acquirenti di questo genere di giochi sono talmente abituati a questa mancanza che probabilmente non ci faranno neanche troppo caso.

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Mike Tyson, esattamente come lo ricordavate.

Come dicevo qualche paragrafo sopra, il gameplay di WWE 2K16 è più lento e “ragionato” rispetto a quello visto nei titoli che furoreggiavano una decina d’anni fa. L’introduzione della meccanica della stamina e l’influenza maggiore delle counter sull’esito di uno scontro hanno aumentato esponenzialmente l’importanza di ogni singolo attacco, influenzando così anche il ritmo dell’incontro.
Passare dalla fase di difesa a quella di attacco è molto difficile. Mentre si subiscono dei danni le animazioni “stordite” del nostro personaggio favoriranno l’offensiva dell’avversario, creando così un circolo vizioso: per uscirne è necessario eseguire con successo una counter, tramite la pressione di un grilletto del pad nell’istante in cui stiamo per essere nuovamente colpiti, così da ribaltare la mossa, acquistando quel momentum in grado di farci prendere il controllo del match. Seppur questa fase sia decisamente più in discesa, bisogna capire come cadenzare con successo le nostre mosse, cercando al contempo di limitare il consumo della barra della stamina e di mandare “fuori tempo” il nostro avversario che sta cercando di contrattaccarci. Un sistema rigido, addolcito con successo in 2K16 con l’allungamento della barra della stamina e con un blocco al numero di counter eseguibili in un determinato lasso di tempo. Sostituiti anche tutti i QTE, rimpiazzati da altri QTE meno fastidiosi, salvo quello per le mosse di sottomissione che, seppur introduca la possibilità interessante di riprendere fiato mentre si sottomette un altro wrestler, mi è sembrato meno adeguato del button mashing visto nella scorsa edizione.
Purtroppo, nonostante tutta la buona volontà degli sviluppatori, questo stile di lotta continua a rimanere non divertente. Seppur la direzione intrapresa da YUKE’S sia palese, attualmente il gioco WWE si trova in una posizione scomoda, esattamente a metà tra quello che sembra voler diventare e quello che è stato fino a poco tempo fa. Non è troppo tecnico, non è troppo immediato, si sa soltanto quello che non è.

WWE 2K16 è un titolo imperdibile per ogni fan del wrestling che si rispetti. Esattamente come Gran Turismo per i motori, il lato enciclopedico riesce a sovrastare un gameplay evidentemente ancora acerbo. Un gioco dalla fruizione sportiva, da portarsi avanti per un anno intero, una partitella alla volta. È stata già annunciata in tal senso una massiccia campagna di DLC, che però non introdurrà nessuna delle Divas coinvolte nella #DivasRevolution e non aggiornerà ufficialmente gli attire dei wrestler (un mio cruccio). Se usassimo un sistema di giudizio numerico, la presenza di Renee Young alzerebbe il voto finale di almeno 3 unità (solo 3 perché il modello poligonale è davvero nefasto, soprattutto quando inizia a muovere la mandibola per esprimersi).

WWE 2K16 premi: Renee Young argento

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About the Author

Honoo5
Honoo5

Principalmente dorme e perde tempo a refreshare i news feed. Ha avuto diverse carriere di successo in passato (scienziato, pallavolista, pittore). Non ascolta più musica, non guarda più tanti film, guarda il wrestling. Gli sono sempre piaciuti molto i videogiochi.