World to the West – Esplorare è di nuovo magico!

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Posted 13/05/2017 by in Linux

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by Michele Adami
Recensione

Circa a metà del decennio scorso, nel pieno dell’adolescenza, realizzai che avevo perso interesse per i videogiochi. Accadde all’improvviso, come molte cose che accadono in quel periodo della vita: semplicemente, da un giorno all’altro, quello che prima era stato un pezzo importante della mia vita, non aveva più significato.
Paradossalmente, di lì a un paio d’anni, il mercato indie sarebbe finalmente affiorato, grazie a internet e alle nuove possibilità che portava agli sviluppatori indipendenti per distribuire i propri prodotti. Assorto com’ero da tutto il resto, passarono diversi anni prima che, grazie alla breve ma fenomenale serie di Portal, mi riavvicinassi al mondo dei videogiochi. Mentre constatavo che il mio interesse per i giochi delle major non era più quello che avevo avuto durante l’infanzia, mi accorsi che era emerso un mondo da cui mi sentivo profondamente attratto, capace di risvegliare in me tutta la passione che, fin da bambino, mi aveva sempre legato al mondo videoludico. Avevo, finalmente, scoperto il panorama indie.

In quegli anni di appassionata riscoperta del medium, visto attraverso la lente del giro indipendente, ho giocato a molti titoli che, per ragioni diverse, hanno plasmato il mio nuovo modo di vedere i videogiochi. Uno di questi è stato sicuramente Teslagrad, sviluppato dal team norvegese Rain Games (mai nome fu appropriato, dato il clima della bellissima Bergen!), titolo che ancora oggi consiglio ogni volta che ne ho occasione. Teslagrad era un puzzle-platform con enigmi molto fantasiosi, delle boss fight impegnative e una direzione artistica dannatamente bella. Uno di quei giochi che ti spinge a cercare informazioni sui suoi creatori, che ti fa sentire legato a persone che, probabilmente, non incontrerai mai.

Quando, qualche tempo fa, ho letto che il nuovo gioco di Rain Games era in dirittura d’arrivo, e che si trattava di un gioco ambientato nello stesso universo di Teslagrad, ero già in brodo di giuggiole. Ora che World to the West è arrivato, non posso che apprezzare come i nostri amici di Bergen abbiano avuto il coraggio di proporre una soluzione che sapesse mantenere saldi legami con il proprio predecessore e, al contempo, distaccarsene.

Rain Games ci sa proprio fare, punto.

World to the West non è infatti un platform bidimensionale, bensì un gioco di avventura tridimensionale con visuale dall’alto, simile ai vecchi titoli della serie The Legend of Zelda, in particolare con uno stile artistico che ricorda il colorato e stilizzato Wind Waker (ma ancora di più il sequel Phantom Hourglass, per DS). Nonostante queste differenze, c’è da dire che la continuità stilistica con Teslagrad non manca, soprattutto nel design dei personaggi e nella colonna sonora (di cui parlerò in seguito).
Interessante, tra le varie differenze, è la modalità della narrazione. La storia in Teslagrad, infatti, veniva raccontata mediante una narrativa silente, basata solo su immagini, ed era in parte liberamente interpretabile. Al contrario, in World to the West, ci sono numerosi dialoghi (testo, in italiano), tutti permeati da un’ironia capace di far sorridere per l’intera avventura, e un racconto delineato in modo univoco, che non lascia molto spazio a ipotesi personali.

La storia di World to the West è perfettamente in linea con la direzione artistica del gioco e si mantiene sempre su toni leggeri e buffi, simili a quelli dei racconti per l’infanzia. Il gioco, suddiviso in capitoli, ci metterà nei panni di quattro personaggi, molto diversi tra loro: Lumina, una Teslamante tenace e di buon cuore, Knaus, un bimbetto molto curioso e ingiustamente bistrattato, Miss Teri, un’avventuriera un po’ femme fatale, la cui esistenza è interamente volta al profitto economico, e infine l’adorabile Lord Clonington, un corpulento e muscoloso riccastro piuttosto egocentrico, appena approdato dalla terra di Angloria per impressionare l’alta società locale. Sarà Tenoc, una misteriosa (e talora piuttosto confusa) anziana, a far incontrare i quattro protagonisti, i quali, per un’antica profezia, si troveranno a dover collaborare, spesso loro malgrado, per salvare la bella isola da un’imminente sciagura.

Mi sono innamorato follemente di Lord Clonington.

Nel corso della vicenda esploreremo tutta l’isola, prendendo, a turno, il comando di ciascuno dei personaggi. Ognuno di questi è dotato di abilità uniche, che saranno essenziali per riuscire ad accedere ad aree della mappa inizialmente interdette agli altri tre. Ad esempio, Lumina avrà poteri analoghi a quelli visti in Teslagrad (principalmente il teletrasporto), mentre Knaus potrà scavare buche in cui nascondersi; Miss Teri potrà comandare telepaticamente le creature che popolano il mondo e Lord Clonington… Beh, lui adora picchiare le cose.
Inizialmente, man mano che i personaggi entreranno in scena, giocheremo con ciascuno di loro singolarmente, o al massimo potendo scegliere tra due di loro. A partire da un certo punto dell’avventura, però, potremo cambiare tra tutti e quattro i protagonisti a nostro piacimento. La selezione dei personaggi può avvenire solo in presenza di uno dei numerosi e “molto misteriosi” totem, strutture disseminate nella mappa. Essi fungeranno anche da punto di salvataggio e da trasporto rapido, a patto che il personaggio che ne deve usufruire abbia già raggiunto in precedenza, a piedi, il totem di destinazione.
Utilizzare tutti i personaggi sarà essenziale per poter proseguire in nuove aree della mappa, ma anche per poter accedere a zone particolari delle regioni precedentemente esplorate. Alcuni puzzle, inoltre, potranno essere risolti solo sfruttando in sequenza le varie abilità, costringendoci ad adoperare tutti i nostri eroi. Già da questo si deduce che, vista la varietà di approcci possibili, il gioco difficilmente potrà annoiare. Inoltre, è apprezzabile come gli sviluppatori abbiano fatto sì che i personaggi acquisiscano nuove abilità nel corso dell’avventura, spingendoci a ripercorrere strade già battute per poter ottenere i tesori nascosti in zone prima impenetrabili.

Gli immancabili scenari innevati.

La mappa dell’isola, inizialmente oscurata da una nebbia che solo l’esplorazione potrà diradare, è piuttosto ampia e varia, e presenta più o meno tutti gli habitat tipici del gioco d’avventura d’altri tempi. Vagheremo tra deserti, lande ghiacciate, rovine di civiltà antiche, boschi rigogliosi, placidi laghi, aspre montagne ventose. In ogni luogo troveremo una fauna leggermente diversa, che andrà affrontata – e, nel caso di Miss Teri, sfruttata – in modo diverso. Oltre ad alcune creature già viste in Teslagrad, ci saranno diversi buffi animali di tutte le forme e dimensioni, ma anche creature robotiche a difesa di siti antichi. In caso tutto questo non bastasse, al di sotto del mondo di gioco ci sarà… Un altro mondo! La mappa presenta, infatti, un secondo livello sotterraneo, una rete di cunicoli, caverne e strutture architettoniche del sottosuolo, che ci permetterà di accedere ad aree della superficie prima irraggiungibili. L’unica cosa che forse manca alla mappa è la possibilità di porre degli indicatori personalizzati. Capiterà, infatti, di scorgere alcuni antichi artefatti, ma di non avere ancora le abilità o i personaggi necessari a poterli raccogliere, dovendo tornare in un secondo momento a cercarli: sarebbe stato comodo potersi segnare la loro ubicazioni sulla mappa.
I graziosi artefatti, delle illustrazioni stilizzate, dovranno essere raccolti, almeno in parte, per sbloccare alcune aree di gioco e proseguire nella storia. Essi raccontano, inoltre, una vicenda rilevante per il lore del mondo creato da Rain Games e permettono, se raccolte tutte, anche di sbloccare una piccola area opzionale.

Le creature di World to the West saranno pure buffe, ma sicuramente non sono innocue! Oltre ai famelici Orribili, avremo a che fare con pesci linguacciuti, cavie esplosive, scimmie manesche e ragni muniti di scudo. Davvero azzeccata è la possibilità, sfruttando il potere di Miss Teri, di usufruire di tutte le abilità degli animali, sia in combattimento che nella soluzione di enigmi. Chi ha bisogno di un cavallo quando può cavalcare un’orrida lucertola gigante con tanti occhi?
Nel gioco, inoltre, non mancano le boss fight. I boss saranno studiati per sfruttare le abilità dei singoli personaggi e, pertanto, non potremo scegliere con chi affrontarli (nella storia, comunque, esiste spesso una rivalità personale tra il nostro eroe e l’avversario di turno). La difficoltà di questi scontri, che in Teslagrad aveva dei picchi significativi, è, in World to the West, in linea con il clima rilassato dell’avventura, più volta all’esplorazione che al combattimento. In ogni caso, ogni boss ha un’interessante caratterizzazione e delle proprie peculiarità: non ci capiterà quasi mai di dover compiere le stesse azioni per sconfiggere boss diversi.

Ci sono numerosi accessi al vasto mondo sotterraneo.

Sotto il profilo artistico e del design, World to the West è superbo. Nonostante l’aspetto molto più spoglio rispetto al suo predecessore, questo nuovo titolo, proprio grazie all’essenzialità, riesce a mettere in risalto ogni singolo aspetto del proprio stile artistico: la paletta dei colori è ampia ma sempre in tono, le animazioni sono sufficienti a caratterizzare con cura ogni personaggio, i fondali disegnati sono davvero evocativi. Oltre alla varietà delle location (tutte molto ben strutturate), a cui accennavo prima, esiste una grande varietà tra gli abitanti dell’isola. Ogni persona che incontreremo sarà un vero individuo, diverso dagli altri, e non mancherà anche una rappresentazione della diversità del mondo: troveremo, infatti, persone di ogni taglia, colore ed età. A farmi sorridere è stata anche la possibilità di scorgere nel mondo del gioco anche gli alter-ego di alcune persone esistenti, care a Rain Games, sempre in quello stile che ricorda un mix tra il fumetto europeo della prima metà del ‘900 e lo stile di Animal Crossing o del succitato Wind Waker e di altri titoli di avventura degli anni ’90. Potremo, per esempio, assistere alle performance live delle versione fumettose del duo Bear & Cat, ovvero gli alter-ego dei due musicisti (Bear & Cat Music Production) che hanno lavorato alla bellissima colonna sonora del gioco. Per un po’ di spiccioli (ovviamente in valuta isolana!), inoltre, potranno suonarci altri brani!
Le musiche di World to the West sono perfettamente in linea con il resto dell’indirizzo artistico. Presentano una gran varietà di suoni e un’ampia strumentazione, un gusto a momenti molto europeo e proto-novecentesco, a momenti molto virato verso toni fiabeschi o con accenni steampunk. In ogni caso, nonostante l’ampio respiro, la coesione è davvero perfetta, mantenendo un clima avvolgente, caldo, divertito e, al contempo, vagamente malinconico, sempre riconoscibile.
Non posso che consigliare a tutti l’acquisto della colonna sonora, in vendità su Steam a un paio di euro.

Ecco Bear & Cat che suonano la colonna sonora del gioco. Live!

Dopo aver tessuto le lodi del titolo, mi duole dover fare una precisazione. World to the West è, a parer mio, un titolo eccellente, ma, restando oggettivi, non si può giungere a questa conclusione sommando le singole parti. Esso infatti, non raggiunge le vette in tutti gli elementi che lo costituiscono e alcuni giocatori potrebbero trovare il suo core noioso o figlio di un’altra epoca. Al contempo, c’è da chiedersi: il valore di un’opera è davvero la semplice somma delle sue componenti? In un modo che ho tentato di spiegare, molto legato al mio sentire individuale, World to the West mi ha rapito. I suoi punti di forza sono sicuramente la sua enorme unitarietà stilistica, la sua forte identità (pur non mancando numerosi rimandi), il proprio universo stilizzato eppure profondo, i suoi personaggi amabili e buffi, la sua atmosfera ironica e giocosa. Se amate i titoli dal sapore antico e siete capaci di abbandonarvi alla visione di un manipolo di veri artisti del videogioco, allora non potete davvero lasciarvi scappare la gioia di esplorare World to the West.

Giocandoci una dozzina di ore, non ho potuto fare a meno di ripensare a quelle persone che, nella piovosa città scandinava, hanno posto tutta la loro creatività e la loro passione in questo delizioso progetto. È soprattutto grazie a persone come i Rain Games se mi ritrovo ancora a sorridere stupito davanti a un videogioco.

È previsto, in futuro, anche il rilascio di una versione Wii-U.

Pieno di passione

Musica pazzesca

Lord Clonington

Perché sì:
Perché no:
  • Artisticamente ispirato
  • Musiche memorabili
  • Ironia a palate
  • Un mondo affascinante
  • Ricco di echi, ma personale

 

  • Non è per tutti
  • Finisce, sigh


About the Author

Michele Adami

Nato e cresciuto nella terra del lesso con la pearà e della pastisada de caval, ho sempre avuto una passione per la narrativa, in ogni sua forma. Durante le scuole elementari, con i miei amichetti, ho scoperto Monkey Island e le avventure grafiche LucasArts, che hanno scosso fino alle fondamenta il mio piccolo mondo di platform game Nintendo. I videogiochi potevano raccontare delle storie, e io sarei inevitabilmente diventato un temibile pirata.