Wolfenstein: The New Order – come resuscitare correttamente un franchise

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Posted 10/01/2015 by in PC

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YOH-OH!:

Scritto da dio. Ottimo gameplay. Buon level design a strade multiple.
 

ARR!:

Il motore che usa può dare più di un grattacapo. Sistema di perk irrilevante.
 
by Nicola De Bellis
Recensione

Wolfenstein: The New Order è un gioco che non credevo sarebbe mai esistito. Wolfenstein 3D è stato uno dei capostipiti del genere ma, ironicamente, è un franchise che ha sempre faticato ad avere rilevanza nel panorama dei videogiochi, dopo il suo primo episodio. Con Return to Castle Wolfenstein, Raven provò a iniettare un nuovo tema nella serie, l’occulto, e a modernizzare il gameplay agli standard di inizio 2000. I risultati furono altalenanti e tutto ciò che è sopravvissuto, a lasciare qualche tipo di impatto, è stata la porzione multiplayer (e l’effetto del lanciafiamme). Con Wolfenstein (senza numeri o sottotitoli, ovviamente), nel 2009, sembrava fosse stato conficcato l’ultimo blando, dimenticabile chiodo nella bara della serie.
I ragazzi di MachineGames, per la maggior parte exStarbreeze, non l’hanno presa bene. È inconcepibile, per loro, che proprio Wolfenstein sia condannato a un simile destino. Per distillare un nuovo episodio degno del nome che porta, hanno dovuto riscrivere la formula partendo dall’inizio, dai temi principali del primissimo episodio: nazisti e tecnologia. Fuori i temi occulti di Return to Castle Wolfenstein, si ritorna a “Hitler in tuta-robot“. Il secondo passo è stato tentare di infondere personalità in un franchise che ne è privo, mirando a personaggi più solidi e una storia più interessante. Il risultato è Wolfenstein: The New Order, un gioco che non avrei mai voluto, ne creduto potesse esistere, ma che è stato per me uno dei prodotti più interessanti del 2014.

Wolfenstein The New Order

Il castello del primo livello è un omaggio e richiamo alle origini della serie.

In Wolfenstein: The New Order ritorniamo nelle scarpe di “B.J. Blazkowicz, mascellone professionista e sterminatore di nazisti per hobby. Un B.J. particolarmente stanco, su cui anni di conflitto con i nazisti hanno avuto un peso rilevante, fisicamente e psicologicamente. Dopo l’ennesima futile battaglia persa, costatagli innumerevoli vite umane e un pezzo di metallo nel cervello, si risveglia dal suo coma nel 1960, in un manicomio polacco, trovando la peggiore delle realtà: i nazisti hanno vinto la guerra.
Gli scrittori di MachineGames non si sono posti censure, mirando a rappresentare con grande crudezza quanto farebbe schifo un mondo in cui i nazisti hanno vinto. Un mondo crudo e senza speranza, in cui la volgare manifestazione di potere nazista è visibile in tutto, nei palazzi in super-cemento, sterili e levigati, nel design della tecnologia, esagerata e schiacciante. Il mondo qui è splendido nel suo orrore, perfetto nel modo in cui rappresenta ciò che i nazisti avrebbero effettivamente creato, se fossero stati capaci di assemblare giganteschi robot, con design di oscena possenza, terrificanti e imponenti. B.J. attraversa un mondo surreale, crudo, ingiusto e perverso, che non si pone freni nel mostrare la crudeltà nazista e l’effetto che ha sulle persone, protagonista incluso.Wolfenstein: The New Order è ricco di personaggi interessanti e ben scritti, con cui Blazkowicz imbastisce relazioni reali e umane. Perfino ai cattivi non è stata risparmiata una bella iniezione di personalità: essi vanno oltre l’essere malvagi perché nazisti ma diventano malvagi in quanto persone genuinamente orribili e crudeli.

Wolfenstein The New Order

Il ritmo narrativo è eccellente, sequenze come questa allentano lo stress delle sparatorie e rafforzano i personaggi.

Wolfenstein: The New Order non dimentica mai di essere un videogioco, però. In qualità di exStarbreeze, i MachineGames conoscono bene l’importanza di fondere storia e meccaniche di gioco ed è per questo che si permette di avere un certo senso dell’umorismo. Non fa mai battute, però: non è Duke Nukem. Crea sottile umorismo usando il contrasto tra mondo senza speranza e l’inspiegabile abilità di B.J. di usare contemporaneamente due fucli a pompa, uno in ogni mano. È tutto voluto, si ispira allo stesso tipo di tono che si può vedere in RoboCop, per esempio, in cui la tecnologia e l’azione over-the-top si muovono sullo stesso binario della tragica storia di un poliziotto che perde la sua vita e i suoi affetti. È il motivo per cui Blazkowicz, prima di torturare orribilmente un nazista a colpi di motosega, indossa occhialini protettivi e un grembiulino per non sporcarsi. È il motivo per cui si può pilotare un robot gigante e distruggere un campo di concentramento. È il motivo per cui si spara ai nazisti con fucili laser, sulla Luna. Wolfenstein: The New Order non dimentica mai di essere un videogioco, esagerato e surreale per natura, non segrega storia e gameplay in stanze stagne, ma li fonde splendidamente.

Wolfenstein The New Order

Nazisti. Sulla Luna. Ma porca miseria.

Il gioco è innegabilmente ispirato agli FPS del passato: B.J. è capace di portare con se numerose armi, usarne due uguali contemporaneamente, raccogliere medikit e pezzi di armatura. Il gioco include perfino una generosa, e molto soddisfacente, meccanica di leaning, che permette di inclinarsi anche in alto e in basso, oltre che lateralmente, tramite la pressione di un tasto più direzione. Il gunplay è eccellente: tutte le armi sono differenti e hanno diversi effetti sui nemici, che siano umani, meccanici o ibridi. Fisica e comparto audio gli danno un impatto ottimo e gli smembramenti che infliggono sui nemici sono la ciliegina sulla torta. Sparare qui è estremamente soddisfacente, cosa che non darei per scontata, di questi tempi, ma include anche la possibilità di attraversare alcune sezioni in stealth. Nulla di eclatante: i nemici funzionano tramite elementari line-of-sight e gli unici strumenti sono pistole silenziate e coltelli, ma è piacevole che questa possibilità esista perché dona una fettina di profondità in più al gameplay. Alle difficoltà più alte diventa estremamente gradevole la possibilità di “saltare” alcune battaglie tramite stealth, perché possono diventare rapidamente frustranti.
Non tutte le meccaniche però sono old-school, Blazkowicz è di certo agile in copertura, ma una frana in campo aperto. I suoi movimenti rigidi, lenti e impacciati possono portare a qualche morte di troppo poiché, anche se è possibile andare ben oltre 300 punti salute, questi possono essere spazzati via in pochi secondi. I nemici usano quasi esclusivamente armi hitscan: mirano bene e ricaricano molto velocemente. Se poi giocate come me giocate a difficoltà alte, il gioco saprà punirvi. Forse anche troppo.

Wolfenstein The New Order

Oh mamma.

È disponibile anche un sistema di perk, sbloccabili man mano che si completano diverse azioni nel gioco (ad esempio, uccidere 10 bersagli con il coltello aumenterà il numero di coltelli trasportabili) ma, salvo un paio di eccezioni, non sono particolarmente utili e possono essere ignorati, a meno di andare a caccia di achievement. Più rilevanti sono gli upgrade permanenti alla salute e all’armatura, che si possono trovare nascosti in alcuni livelli, assieme a molti altri collezionabili.
Il design delle mappe non è niente male, occasionalmente lineare, ma spesso ricco di strade alternative e percorsi che portano a collezionabili segreti. Nei momenti migliori riescono a creare sparatorie molto dinamiche, con tantissimi approcci e possibilità di affiancare i nemici o fasi stealth con percorsi multipli.

Wolfenstein The New Order

Le mappe più ampie e aperte, come questa, sono le più divertenti, sia da affrontare in stealth che sparando a più non posso. Fortunatamente sono anche le più abbondanti.

Wolfenstein: The New Order è un gioco solo singleplayer. I MachineGames hanno voluto concentrarsi al 100% su un’esperienza solida e ben costruita. Forse proprio per questo riesce a essere un gioco longevo, sulle 13 ore, la cui scusa principale per un po di rigiocabilità è un bivio nella trama nel primo livello. Finito una volta si può rigiocare daccapo, mantenendo tutti gli upgrade e i collezionabili, scegliendo l’altra strada. Non è particolarmente diverso, cambiano alcuni dialoghi e alcune cutscene, ma abbastanza per invogliare un secondo giro. Nel complesso, è stata una gran bella esperienza: divertente e ricco nel gameplay, crudo nelle tematiche, memorabile nella trama e nei personaggi, è un gioco interessante che mi ha lasciato molto su cui riflettere e un’ottima resurrezione del franchise. Lo potete acquistare su Steam per 49,99€ o potete prima vedervi una video-recensione del buon Daniele Fiorentini.

Wolfenstein The New Order Premi


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.