We are the Dwarves – Morte accidentale di un nano

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Posted 15/04/2016 by in PC/Mac/Linux

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere: ,
 
PEGI:
 
by Luigi Briganti
Recensione

Mi sarebbe piaciuto scrivere questa recensione parlando bene di un gioco che sulla carta aveva il potenziale per essere un buon adventure, ma purtroppo la realtà dei fatti mi costringe a dire quanto state per leggere e – vi assicuro – non si tratta di una critica positiva.

Andiamo con ordine e iniziamo dicendo che We are the Dwarves è il primo titolo della Whale Rock Games, un team di sviluppatori indie di cui non si riescono a carpire informazioni neanche dal loro profilo LinkedIn – che per la cronaca è l’unico luogo virtuale, a parte Steam, su cui esistono. We are the Dwarves è un gioco di genere action adventure e ci vede catapultati in un universo space-fantasy in cui tre NaniSmashfist, Forcer e Shadow – sono in viaggio alla ricerca di una Stella ancora attiva per dare un futuro alla loro civiltà che sta morendo. Durante il viaggio la loro astronave precipita su un pianeta alieno e qui i tre si troveranno a fare i conti con i suoi abitanti non proprio ospitali.

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Passare vicino ai nemici, anche se non vi vedono, può farli insospettire.

Il gioco inizia con quello che dovrebbe essere un tutorial che ci spiega come gestire i nostri Nani e le loro abilità, come mettere in pausa, salvare il gioco, leggere il diario di viaggio, ecc. Ovviamente, l’incidente ha catapultato i tre Nani in posti diversi e quindi la prima missione – che prende tutto il tutorial – consiste nel riunire Smashfist e Forcer. Il primo è un guerrierozzo bello tosto, che brandisce due asce da guera – sì, con una sola ere – e ha la capacità di andare in berserk o di tramutarsi in pietra per proteggersi dagli attacchi dei nemici. Il secondo è un fuciliere dotato di una bella spingarda e di bombe a mano e possiede l’abilità speciale di dare un bonus armatura agli alleati nei paraggi. E Shadow? Bella domanda… Così su due piedi mi verrebbe da dire che si tratta di un personaggio in grado di nascondersi e muoversi silenziosamente. Nei fatti, non lo so. Non mi sono addentrato così avanti nel gioco per diverse ragioni che spiegherò qui di seguito.

Infatti, il tutorial dura un’infinità e alterna livelli giocati con Smashfist ad altri giocati con Forcer. Quando dopo ore di gioco e di morti – dovute alle ragioni più assurde, poche delle quali hanno a che fare con la forza e la ferocia dei mostri – si riesce finalmente a riunire i due Nani, il gioco improvvisamente si blocca in una palude, da cui non è possibile uscire, benché la quest del livello indichi chiaramente di cercare l’uscita dalla palude.

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Quella palla luminescente vi cura. Peccato che curi anche tutti i nemici intorno.

Quest’ultimo livello – che è poi stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia pazienza – è stato particolarmente frustrante. Non solo l’ho dovuto rifare almeno una decina di volte, salvando ogni volta che uccidevo un nemico onde evitare di rifare tutto da capo, ma si è rivelato un concentrato unico di bug grafici che, arrivati ad un certo punto, mi hanno persino impedito di salvare: uno dei mostri si era infatti incastrato in un muro ed era impossibile da uccidere. Dal momento che non si può salvare se ci sono mostri sul piede di guerra in giro, l’unica strada possibile era ripetere il livello dall’ultimo salvataggio, ovvero combattere ed uccidere di nuovo sei alieni piuttosto incazzosi. Alla fine, quando sono riuscito a evitare il bug e a uccidere tutti i nemici, ho esplorato il livello per almeno mezz’ora prima di rendermi conto che non c’era nessuna via d’uscita dalla palude. A quel punto ho rinunciato e ho lasciato perdere il gioco.

I difetti di questo titolo sono molto più che evidenti. Innanzitutto ha una longevità veramente scarsa. I personaggi sono molto più deboli dei loro nemici che, oltre a superarli in forza, lo fanno anche in numero: spesso e volentieri veniamo attaccati da orde di ragni o blemmi saltellanti, che per di più attaccano a distanza, quindi sono difficili da colpire in corpo a corpo. Le morti poi sopraggiungono per i motivi più assurdi: può capitare di morire perché, dopo aver sparato con la nostra spingarda, il rinculo ci fa precipitare nel burrone che avevamo alle spalle, oppure per il fuoco amico, visto che subiamo i danni fatti dai nostri alleati.

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Vengono fuori dalle fottute pareti! (cit.)

Le abilità che abbiamo in dotazione hanno un tempo di cooldown, per cui non possono essere utilizzate subito, e benché si possa mettere in pausa il gioco e definire la nostra strategia di attacco, l’elemento tattico-strategico si infrange contro l’impossibilità di programmare più di un’azione per volta: se clicco su due abilità in sequenza, la seconda sovrascrive la prima.

I livelli poi sono scenari chiusi, esplorabili, ma limitati. Non ci sono ostacoli da superare se non i mostri – che in compenso sono molto difficili da abbattere – e questo alla lunga rende il gioco noioso e ripetitivo. L’assenza di una mappa ed una telecamera ruotabile a 360° solo in orizzontale – la visuale è in terza persona e fissa sui tre quarti, quindi non è possibile vedere oltre una certa distanza dal nostro nano – nonché l’impossibilità di scorrere lo schermo in orizzontale per visualizzare la posizione dei nostri nemici, non ci consentono di avere un’idea chiara dell’ambiente che ci circonda e quindi risulta difficile impostare delle strategie sulla base del numero di nemici presenti e sul tipo di terreno su cui ci muoviamo. Molte abilità, infatti, non possono essere utilizzate se tra noi e l’avversario c’è un tratto di palude…

Insomma, questo gioco è un mezzo disastro e francamente stento a capire come abbia fatto a ricevere tutte quelle recensioni positive su Steam. Di We are the Dwarves si salva forse solo il comparto grafico, benché ricordi tanto World of Warcraft. Ovviamente parlo qui solo della resa estetica, perché poi dal punto di vista tecnico di glitch ne ho contati a dozzine.

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Presso le Rune Stones è possibile salvare. Ma è possibile farlo premendo F5 in qualunque punto del gioco, a meno che non ci siano nemici nei paraggi.

Su questo punto vorrei spendere due parole: We are the Dwarves è stato pubblicato un mese e mezzo fa senza essere stato ultimato, tanto che inizialmente era persino impossibile salvare o accedere al menu di configurazione senza che il gioco si piantasse. Addirittura, non si riusciva neanche più a tornare a Windows. Questi bug sono stati corretti in release successive, eliminando quanto meno la frustrazione di dover ricominciare da capo ogni volta che i nostri personaggi morivano. Credo però che non sia corretto chiedere 15 € agli utenti per un prodotto che non solo non è finito, ma per il poco che è stato ultimato è anche pieno di errori. Per dire, Sunless Sea, che pure era stato rilasciato in beta, era già abbondantemente giocabile al momento della sua messa in commercio.

In conclusione, credo che i ragazzi di Whale Rock Games siano partiti veramente con il piede sbagliato e se in futuro produrranno altri giochi – cosa che auguro loro – dovrebbero avere innanzitutto meno fretta nel lanciarli sul mercato e in secondo luogo renderli più giocabili e interessanti. Un’occasione persa, così come il tempo che gli ho dedicato.

Trovate We are the Dwarves su Steam al costo di 14,99 €.

DWARFQUALCOSA

Perché sì:
Perché no:
  • Proprio non so

 

  • Troppi bug
  • La mortalità è elevata
  • Ripetitivo
  • Frustrante


About the Author

Luigi Briganti
Luigi Briganti

Luigi Briganti (Lamezia Terme, 1985) è nato in Calabria, ma da oltre 15 anni vive in provincia di Pistoia. Laureatosi in Storia Medievale presso l'Università di Pisa, ha collaborato con diverse testate giornalistiche locali. Attualmente insegna Italiano e Storia in una scuola superiore, dopo aver fatto i lavori più disparati.Tra le sue passioni la lettura, il gioco di ruolo e il gioco da tavolo, quest'ultimo diventato hobby frequente da un paio d'anni a questa parte.