Wayward Manor: recensione

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Posted 23/07/2014 by in Mac

Piattaforma: ,
 
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PEGI:
 

YOH-OH!:

Character Design, Concept Interessante, la voce di Neil Gaiman
 

ARR!:

Ripetitivo, Alcuni Bug, Puzzle troppo facili, Aspettative elevate per quanto riguardo la storia vista la presenza di Neil Gaiman
 
by Sarah Hugel (Nechi)
Recensione

Wayward Manor è un puzzle game nato dalla collaborazione del celebre scrittore, fumettista e sceneggiatore Neil Gaiman e dallo studio The Odd Gentleman, già autori di The Misadventures of P.B. Winterbottom.
Neil Gaiman, conosciuto dal grande pubblico principalmente per la serie di Sandman e per le sue storie spettrali ma nel contempo divertenti (come il romanzo per ragazzi Coraline), è alla sua prima esperienza in campo videoludico. Il tutto sembrerebbe coronare un mix vincente, inoltre The Odd Gentleman ha adottato sin dal suo esordio uno stile grafico attinente con il mondo spesso dipinto da Gaiman, come si può notare già dal loro primo gioco, The Misadventures of P.B. Winterbottom. Ma anche se a livello visivo Wayward Manor si presenta molto bene, con personaggi adorabili e una bella ambientazione, ci sono alcune pecche dal lato del gameplay.

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Non tutti sanno reggere bene l’alcool

Ci troviamo in una dimora abitata da diversi individui (la domestica, i gemelli dispettosi, la mamma fashion victim…). Noi vestiremo i panni dello spiritello che infesta la casa e il nostro scopo è quello di far prendere dei grossi spaventi ai suoi abitanti. Con i nostri poteri potremo interagire con certi oggetti (bottiglie, finestre che si aprono, ecc…) in modo da spaventare a morte gli abitanti. Ogni volta che un personaggio si sarà spaventato comparirà un teschietto e dopo aver collezionato un certo numero di spaventi si potrà accedere al livello successivo. Dopo circa 3-4 spaventi lo spiritello diventa più forte e aumenteranno le interazioni nella stanza.
Wayward Manor è puzzle game con una struttura molto classica: 5 capitoli composti da altrettanti livelli che bisogna superare. Alla fine di ogni capitolo si assisterà ad una cutsene scritta e raccontata da Neil Gaiman in persona che intepreta la parte della dimora nel quale si svolge il gioco.

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…alcuni easter egg

Sebbene le premesse siano allettanti, il gioco risulta piuttosto ripetitivo. Generalmente bisogna svolgere sempre le stesse azioni: ogni personaggio ha una serie di paure e il problema è che spesso ci si ritroverà a svolgere la stessa sequenza più volte, perché ogni membro della famiglia si spaventa sempre per le stesse azioni. Inoltre con il proseguire della storia si ha l’impressione che il gioco punti più sui tentativi che non al ricorso di una strategia vincente.
Davvero un peccato perché ci sono dei buoni spunti. È molto bello quando si ha a che fare con il personaggio del cacciatore, punto nel quale bisogna dirigere alcuni ometti muniti di scudi in modo tale da colpire il bersaglio desiderato. Oppure i livelli finali, che risultano più interattivi, grazie anche ad una camera più dinamica invece che la classica inquadratura fissa che ha dominato il gioco fino a quel momento.
Se da un lato gli enigmi risultano monotoni e ripetitivi, sono presenti dei rompicapo più complessi il cui completamento porta una dose di soddisfazione maggiore: nel menu “pausa” sono visualizzati i 3 spaventi più difficili da realizzare, solitamente ottenibili grazie ad una combo di azioni. E per i più pigri a fine livello viene spiegato cosa bisogna fare per sbloccare il relativo achievement.

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Sguardo su uno degli ultimi livelli

Wayward Manor è un gioco che ha molti spunti interessanti ma che non ha saputo sfruttarli al meglio, probabilmente per una questione di tempo. Veramente un peccato date le aspettative che si erano create a riguardo e il potenziale mostrato negli ultimi livelli, a differenza di quelli precedenti. Il gioco risulta comunque apprezzabile e sarà sicuramente un piacere per tutti i fans di Neil Gaiman, o per chi cerca un rompicapo non troppo impegnativo e con una bella grafica apprezzabile. In ogni caso consiglierei di aspettare la versione mobile per tablet e smartphone che verrà rilasciata in futuro, più consona a questo tipo di esperienza proprio per il tipo di approccio che si ha verso il gioco.

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About the Author

Sarah Hugel (Nechi)

Cresciuta senza videogiochi perché la mamma non voleva, Sarah, alla tenera età di 6 anni inizia ad autoinvitarsi a casa degli amici per giocare a Super Mario dando in cambio la possibilità di giocare con le proprie Barbie. Quando finalmente nel lontano 1998 le arriva in casa il primo PC, le si apre un mondo: inizia così una gestione sfrenata di ospedali, civilità e parchi dei divertimenti. Nel frattempo esplorava civiltà perdute grazie all'aiuto di Lara Croft. Negli anni questa passione è cresciuta ed ora si dedica un po' a tutto quello che passa su PC/Mac e Android, con un occhio di riguardo per quello che accade nel mercato tecnologico.