Valkyria Chronicles Remastered – Conflitto di anime

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Posted 03/06/2016 by in PlayStation 4

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Honoo5
Recensione

Rimasto nel mio backlog mentale per anni, visto che nel 2008 (anno di uscita dell’originale) non avevo ancora acquistato una Playstation 3, sono riuscito a mettere mano su Valkyria Chronicles solo oggi, grazie alla scelta oculata di Sega di riproporre il suo acclamato SRPG in una rinnovata veste HD. Nonostante arrivassi con una certa dose di ottimismo, il titolo diretto da ShuntarōSkies of ArcadiaTanaka è riuscito comunque a stupirmi in positivo, grazie soprattutto ad un tipo di atmosfera che, impregnando il gioco in ogni suo singolo aspetto, affascina e nasconde in parte l’incessante passare del tempo.

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La storia in breve.

Ambientato in un’Europa fittizia, flagellata da quella che sembra una versione alternativa della seconda guerra mondiale, il titolo Sega ci metterà alla guida della Squadra 7, un team di soldati più o meno improvvisati, decisi a difendere il piccolo regno di Gallia dalle grinfie dell’Impero. Guidati da Welkin, giovane biologo diventato comandante per necessità, affronteremo un’avventura che ci porterà attraverso tutte le asperità della guerra, sfiorando però le tematiche più delicate grazie ad un filtro contenutistico squisitamente shonen. Infatti, per quanto la narrazione sia piacevole, mi sento di dire che l’attenzione suscitata nel giocatore da Valkyria Chronicles derivi soprattutto dai rapporti tra i personaggi, magari non troppo stratificati emotivamente ma tutti molto ben caratterizzati nell’aspetto e nel background. La sensazione, anche grazie alle lunghe cut-scene di intermezzo tra le battaglie, è quella di trovarsi di fronte un anime poligonale, in cui parte dell’interazione è delegata al decidere a quali personaggi secondari affezionarsi maggiormente, magari connettendoli tra loro con dei legami totalmente fittizi. Una dinamica che potrebbe influenzare anche la nostra etica nello schierare le truppe, arrivando a preferire quel determinato milite rispetto ad un altro basandoci anche sul grado di simpatia che ci suscita, oltre che alle sue peculiarità tattiche.

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Tutta la crudeltà della guerra in un’immagine.

A dispetto di quello che si potrebbe credere, immaginando un RPG tattico di matrice giapponese, l’architettura di gioco, oltre ad essere innovativa sotto diversi aspetti, si dimostra decisamente più elastica e permissiva rispetto ad altri esponenti del genere. L’aspetto di rottura più palese, notabile anche solo guardando qualche screenshot, è l’assenza delle classica griglia di movimento, in favore di un sistema di posizionamento libero che, per quanto possa risultare impreciso o poco chiaro ai puristi, permette alcune ibridazioni di gameplay insospettabilmente interessanti: mi viene in mente un livello in cui, obbligato da condizioni davvero proibitive, sono dovuto ricorrere a soluzioni stealth per attraversare un bosco occupato da truppe nemiche, strisciando nell’erba alta ed aspettando il giusto momento per infiltrarmi tra i fari segnalatori nemici. Va da sé che una concezione così “action” ha consentito agli sviluppatori di sbizzarrirsi in termini di varietà, proponendo missioni dal feeling del tutto inedito, più vicine (anche nel metodo risolutivo) ad un FPS che ad un gioco di strategia.

Un profumo di sparatutto che deriva, innegabilmente, da quella che è la caratterizzazione estetica e di giocabilità (si mira esattamente come si mirerebbe in un Call of Duty qualsiasi), ma che va ricercato anche in un certo grado di imprevedibilità insito nella board di combattimento. Come ho già detto, la pianificazione delle nostre azioni non è tanto precisa quanto in altri titoli del genere, lasciando parte dell’esito finale a fattori casuali o non chiaramente leggibili. Parte della colpa va ricondotta ad un’interfaccia di gioco che non si dimostra all’altezza in diverse circostanze, essendo incapace di comunicare alcune informazioni fondamentali per programmare i nostri attacchi: non è in grado di chiarire se un elemento dell’ambientazione è tangibile e quindi capace di disturbare la traiettoria di un nostro proiettile, oppure non chiarisce visivamente in quanto consiste la capacità deambulatoria dei nostri personaggi (limitandosi a mostrare una barra che si va ed esaurire ad ogni nostro singolo passo).

Questa situazione affievolisce molto le potenzialità tattiche del titolo SEGA che, per quanto interessante, non mi sembra in nessun modo adatto ad essere affrontato con un approccio hardcore. La ricerca dell’esecuzione perfetta per ottenere il grado più alto, normalmente maturata dopo ore di studio delle proprie statistiche di attacco e di quelle del nemico, qui è ridotta al saper concludere la missione investendo il minor numero possibile di turni, obliterando qualsiasi tipo di tattica superiore votata al raccattare punti sfruttando le altre variabili dello score system. Un’accessibilità a tutti i costi palese anche per il livello di difficoltà medio-basso, settato su valori che definirei fluidificanti per la narrazione.

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Nonostante la storyline affermi il contrario, spesso i nemici si avvarranno di truppe del tutto analoghe alle nostre (e dovranno sottostare alle stesse regole di gioco a cui obbediamo noi).

Passando al comparto artistico, Valkyria Chronicles è un piccolo gioiello. Lo stile grafico, riprendendo quel cel-shading che aveva furoreggiato nell’epoca 128-bit, si caratterizza per un singolare effetto acquarello, ottenuto attraverso l’utilizzo di colori tenui ed una vignettatura dei bordi; un impatto visivo che il motore grafico Canvas sicuramente non aveva nel lontano 2008, quando era afflitto dalla diffusa piaga delle scalettature. Un senso estetico che pervade anche i menù di gioco, magari meno funzionali ed agili rispetto alle produzioni moderne, ma dotati dell’invidiabile pregio di riuscire ad arricchire ulteriormente il folklore di questa guerra, nei costumi e nei mezzi così simile a quella avvenuta veramente nel secolo scorso. Anche la colonna sonora ci mette del suo, con tracce orchestrali sempre sul pezzo.

Concludiamo parlando di quali sono le migliorie apportate in questa versione Remastered. Come detto il motore grafico è stato ripulito dall’aliasing presente nella versione PlayStation 3 (anche se, in alcune cut-scene, non è stato del tutto debellato), la risoluzione è stata maggiorata ad un full HD e il frame rate è ora fisso a 60 fps. Riguardando qualche filmato su YouTube e rileggendo delle vecchie recensioni non ho notato nessun tipo di ritocco indirizzato a sistemare alcune magagne di gameplay: nessuna rivisitazione dell’interfaccia, nessun ritocco al bilanciamento (il Capitolo 7, criticato ovunque come picco improvviso di difficoltà, è rimasto invariato). Ad arricchire l’offerta, oltre ad un’edizione limitata (con artbook ed altre stupidaggini per collezionisti), c’è l’inclusione di tutti i DLC, che si concretizzano sostanzialmente in missioni aggiuntive.

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Comunque un maiale con le ali dovevano mettercelo.

Sega, con questa Remastered, ha reso giustizia ad una perla nascosta della ludoteca Sony. Le meccaniche innovative, lo stile visivo interessante, l’accessibilità e, perché no, il prezzo contenuto, rendono questa versione di Valkyrie Chronicles un titolo davvero imprescindibile per ogni possessore di Playstation 4. Una killer app se accoppiata ad una PSVita, da utilizzare in remoto per concludere qualche missione prima di addormentarsi. Alcune scelte di design controverse andranno indigeste ai patiti della sfida a tutti i costi, ma il nutrito roster di waifus potrebbe costituire un richiamo inaspettato anche per questo tipo di giocatori.

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Perché sì:
Perché no:
  • Ancora originale nelle meccaniche
  • Curato in ogni singolo aspetto
  • Accessibile

 

  • Interfaccia delle battaglie da rivedere
  • Troppo facile per i veterani del genere

Valkyria Chronicles Remastered – PlayStation 4 (Videogioco)


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About the Author

Honoo5
Honoo5

Principalmente dorme e perde tempo a refreshare i news feed. Ha avuto diverse carriere di successo in passato (scienziato, pallavolista, pittore). Non ascolta più musica, non guarda più tanti film, guarda il wrestling. Gli sono sempre piaciuti molto i videogiochi.