Un Assassino a Orlandes: un intrigo da leggere

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Posted 28/10/2015 by in Android

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YOH-OH!:

Bella atmosfera. Meccaniche semplici. Storia avvincente.
 

ARR!:

Comparto tecnico essenziale.
 
by Edoardo Fusco
Recensione

Vi ricordate i librogame? Se avete almeno 25 anni ne avrete sicuramente sentito parlare. Si tratta di una delle prime forme di narrazione interattiva che molti appassionati di fantasy o di giochi di ruolo incontrano prima di scoprire passatempi più “completi”.
Se rientrate nella categoria, la collana di racconti a bivi edita in Italia da E. Elle sarà sicuramente uno dei vostri ricordi d’infanzia più cari. Tali libri non solo vi permettevano di avvicinarvi alla letteratura (probabilmente facendovela anche amare) ma erano un vero e proprio portale per altri mondi in cui vivere storie di ogni tipo.

Un assassino a Orlandes: screenshot che ne evidenzia la natura di librogame.

La narrazione segue la classica struttura a bivi cara ai lettori di librogame del passato.

Un Assassino a Orlandes è una quasi perfetta trasposizione del genere in forma videoludica. E come tale è difficile parlarne senza fare spoiler, dato che la componente narrativa la fa da padrona.
La storia del gioco è abbastanza interessante da tenere il giocatore/lettore sul chi vive, ma non brilla per originalità. L’ambientazione è un ottimo esempio di fantasy generico “low-magic“, mentre la trama è il classico esempio di vicenda che vede un protagonista diventare eroe suo malgrado: la sua donna rapita, una serie di omicidi misteriosi, una cospirazione e un’eredità antica sono gli elementi della storia coi quali avrete a che fare nelle 4 ore circa della durata del gioco.
Il vostro protagonista, come voi, non sa nulla dei nomi coinvolti nel mistero e si trova a dover investigare su tutto. Questo ovviamente serve per permettere al giocatore che vive nella realtà ad immedesimarsi nel personaggio ma rischia di essere un po’ straniante, tanto più che non esiste alcuna prefazione o introduzione al mondo di gioco o ai personaggi, ma d’altronde aggiungere racconti o compendi avrebbe rallentato ancora di più il gioco rischiando di allontanare invece che attrarre il giocatore.
È un equilibrio molto particolare, e avrebbero aiutato delle illustrazioni in più o un sistema di gioco un po’ meno “rigido”: ci troviamo davanti a una trasposizione fedelissima delle meccaniche dei classici librogame, ma con la tecnologia di oggi avrebbe potuto aver senso rischiare un po’. L’esempio più illustre, a cura degli italianissimi Forge Reply, è infatti Joe Dever’s Lone Wolf, “reprise” della serie di maggior successo in assoluto, con delle meccaniche di gioco che aggiungono una dinamicità nuova, con più grafica, più audio e più contenuti.
Si tratta di una scelta azzardata e costosa, che è stata intrapresa negli altri giochi della serie Gamebook Adventures di Tin Man Games, tutti ambientati nello stesso mondo, con personaggi e storie nuove ma con riferimenti e setting identici e anche in Curse of the Assassin, seguito diretto di questo primo libro.

Un Assassino a Orlandes: screenshot della scheda del personaggio.

La scheda del personaggio è chiara e consultabile in qualsiasi momento.

Le meccaniche di gioco poi sono rese bene, con le frasi a fine paragrafo contraddistinte da una freccia verde per le opzioni che potete scegliere, una freccia rossa per quelle che vi sono precluse e un punto di domanda per quando dovrete effettuare una Prova di Forma Fisica: in questi casi, il successo o il fallimento renderanno selezionabili le opzioni relative.
Anche i combattimenti rispecchiano bene la narrazione, con armi e armature in grado di aggiungere un numero di dadi all’attacco e alla difesa del vostro personaggio.
La scheda del personaggio poi è gestita in modo ottimale e presenta solo i dati essenziali, alcuni appunti e l’inventario, con un’icona da cliccare in caso abbiate oggetti da utilizzare quando volete.

Un Assassino a Orlandes: screenshot di un combattimento.

Un “concitato” combattimento con un cane da guardia.

L’aspetto tecnico è forse quello che convince di meno: la grafica presenta alcune opzioni niente male per quel che riguarda la lettura (dimensione dei caratteri su tutte) ma visto il tipo di prodotto non ci si poteva spingere molto più in là, se non presentando delle modifiche radicali come quelle di qualche riga più su.
Certo è che la veste grafica è essenziale, così come le musiche, che presentano solo due brani (uno per l’esplorazione e uno per i combattimenti) ben realizzati, ma che dopo un po’ vi verranno a noia per forza di cose. In questo genere di prodotto però fa tanto il modo di fruirne del giocatore: sì, visivamente sarà solo una sequela di testo con qualche immagine inframmezzata da tiri di dado, ma i lettori più accaniti sapranno di sicuro come approcciarsi a questo gioco e, complice anche l’ottima traduzione (che però in alcuni punti ha lasciato dei testi in inglese o dei piccoli refusi), si troverà immerso in un’ambientazione che se da un lato, come abbiamo detto, è piuttosto generica, dall’altro fornirà abbastanza dettagli e spunti interessanti per essere approfondita. Una volta finito il gioco, vi resterà la voglia di proseguire con le avventure del vostro personaggio.

Da segnalare che esiste anche la versione mobile (iOS e Android) del gioco: non l’abbiamo provata, ma se presentasse un’interfaccia intuitiva e nessun problema tecnico, una versione tablet potrebbe essere considerata l’edizione definitiva di Un Assassino ad Orlandes, vista la sua natura di libro interattivo.

Un Assassino a Orlandes polipi: atmosfera argento, rigiocabilità bronzo.


About the Author

Edoardo Fusco

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.