Total War: ATTILA Age of Charlemagne – AI tempi di Baffomagno

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Posted 07/03/2016 by in PC/Mac/Linux

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere: ,
 
PEGI:
 
by Samuel Castagnetti
Recensione

Prima vera espansione corposa per Total War: ATTILA, già di suo spinoff di Total War: Rome II, ed è proprio là, là in quella terra di nessuno che precede il Medioevo, ed è quindi il momento di Carlo Magno, di cui Creative Assembly ci vuole parlare.

Nell’espansione vi sono un buon numero di novità e di fazioni giocabili, e ci troveremo in una nuova mappa di gioco, con 52 province, concentrata sull’Europa.

Mappa

Le aspre pianure mitteleuropee.

Age of Charlemagne porta con sé 8 nuove fazioni giocabili: Kingdom of Charlemagne, Kingdom of the Danes, Kingdom of the Lombards (capitale Pavia in onore al Re Baffo, che come tutti ben sanno è un sovrano severo ma giusto), Emirate of Cordoba, Kingdom of Mercia, Kingdom of Asturius, The Avars, Westphalia. Ognuna di esse ha i suoi pregi e difetti e obbiettivi che ne delineano il filo narrativo del DLC, che si vanno a innestare nelle nuove meccaniche presentate nel titolo, di cui parleremo in maniera più approfondita in seguito.

villaggio

Le aspre città mitteleuropee.

Come appena detto le fazioni hanno caratteristiche ben precise, e ognuna è marcata anche abbastanza chiaramente, ad esempio il Regno Lombardo ha meccaniche che ruotano principalmente attorno a stati fantoccio, mentre il Regno Danese riprende le meccaniche del precedente DLC Viking Forefathers, dando a questa fazione bonus derivanti da raid. In generale però sia a truppe che a meccaniche le fazioni presenti nel titolo non hanno nulla di davvero straordinario o illuminante, e presto il giocatore si stabilizzerà sul regno che ha le meccaniche più vicine al suo stile di gioco.

Le aspre cavallerie mittel-europee

Le aspre cavallerie mitteleuropee.

Grande novità è la cosiddetta War Weariness (perdonate l’utilizzo di termini anglofoni, avendo Steam localizzato in USA gioco in inglese), ovvero tradotto in parole povere il logorio provocato dalla guerra, il cui funzionamento si basa sia sulla durata dei conflitti, sia sui risultati di questi conflitti. Più a lungo si porta avanti una guerra più la popolazione si sgarba, e se in più la guerra la si sta perdendo le cose non possono certo che peggiorare, no? Infatti, raggiunto un certo livello di sgarbo nel popolo, questo potrebbe anche decidere di ribellarsi. Personalmente trovo la meccanica, per quanto interessante, un ulteriore tassello di micromanagement in un franchise che sta forse diventando troppo legato alla microgestione, trascurando dettagli più macroscopici. Si va ad aggiungere alla microgestione anche la nuova introdotta Army Integrity, ovvero l’integrità delle armate, che però ha un funzionamento abbastanza poco chiaro e, da quanto mi è rimasto dall’aver giocato, risulta che se l’armata ha una bassa integrità combatte peggio, pur non avendo mai notato una gigantesca differenza.

BARBAAAA!!!

BARBAAAA!!!

Il gioco continua ad avere gli stessi problemi del passato, del Total War: Rome II che a mio parere e da fan della serie è stato per ampi versi un passo indietro rispetto a Total War: SHOGUN 2 (sistema di province, filmati degli agenti assenti, UI azzoppata e malcomunicante in primis). Con Age of Charlemagne appunto ci sono delle aperture, una buona storia, ma molto rimane ancora zoppo, un piccolo passo per Creative Assembly, ma anche per il giocatore.

TOTAL WAR ATTILA POLIPI

Perché sì:
Perché no:
  • Storia più presente
  • Lombardi
  • Piccoli miglioramenti

 

  • Truppe e meccaniche di fazione non ispirate
  • Molti problemi ancora presenti
  • Alcune delle nuove meccaniche poco chiare

 


About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.