Tokyo Twilight Ghost Hunters: who you gonna call?

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Posted 26/05/2015 by in PlayStation 3

Piattaforma: ,
 
Software House:
 
Genere: , ,
 
PEGI:
 

YOH-OH!:

Interessante character design e ottime animazioni.
 

ARR!:

Le "Ruote Emozionali" sono spiegate male e implementate peggio.
 
by Rugerfred
Recensione

Che il Giappone sia di tanto in tanto influenzato dalla cultura occidentale non è un segreto. Film, manga e videogiochi giapponesi in passato hanno infatti visto diverse “reinterpretazioni” di storie americane e europee. In questo caso, signore e signori, ci troviamo di fronte a nientepopodimeno che una versione visual novel dei Ghostbusters.

Tokyo Twilight Ghost Hunters

Non mancheranno gli strani macchinari che ci aiuteranno a liberarci dei fantasmi.

Tokyo Twilight Ghost Hunters ci mette da subito nei panni di un nuovo studente trasferito alla Kurenai Academy e il gioco ci schiaffa sin da subito in faccia la sua natura orientale, chiedendoci una serie di dettagli del tutto inutili per noi, ma che una nutrita schiera di otaku ha a cuore: preparatevi quindi a scegliere nome, cognome, materie preferite, club scolastico scelto, gruppo sanguigno e altri ininfluenti caratteristiche del nostro protagonista. In ogni caso, superato questo scoglio iniziale, entriamo sin da subito nel vivo della trama: giorni prima era morta una studentessa e, durante un tour della scuola soli soletti con la responsabile di classe, ci troveremo nell’ala del misfatto di fronte al malefico fantasma. Una serie di eventi cambierà il nostro destino, facendoci diventare di fatto un Ghost Hunter al servizio di Gate Keeper, una squadra di cacciatori di fantasmi che utilizza una redazione sull’occulto come copertura. A livello di setting la cosa è parecchio intrigante, anche se hanno preso spunto dalla redazione di Pixel Flood che, tra una recensione e l’altra, salva l’umanità in incognito.

Tokyo Twilight Ghost Hunters

C’è da dire che sarei molto contento se Chizuru Fukurai, leader dei Gate Keeper, lavorasse per noi…

Anche se non sembra, Tokyo Twilight Ghost Hunters è un gioco insolito: nonostante possa sembrare una visual novel/dating sim, e prende in prestito alcune dinamiche dei due generi, in realtà non lo è. Il gioco è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali incentrato su uno specifico caso che i Gate Keeper dovranno risolvere. Oltre alle sezioni di dialogo con i personaggi, animati divinamente grazie ad un sistema creato per l’occasione chiamato GHOST, ci saranno vere e proprie sezioni strategiche a turni su griglia. Durante l’incontro coi fantasmi noi non potremo vederli direttamente, ma avremo una visione ricreata sulla Ouija Pad, una macchina capace di calcolare la posizione nostra e dei fantasmi all’interno di un luogo. La parte strategica è quella che senza dubbio funziona meglio all’interno del gioco, mischiando elementi RPG a dinamiche derivate dai dating sim. Collaborando nel tempo libero con i nostri colleghi su compiti redazionali (impaginazione, editing, scrittura, pubblicazione, etc…) possiamo apprendere da loro abilità che ci potranno essere utili durante i combattimenti.

Tokyo Twilight Ghost Hunters

La visuale dalla Ouija Pad è di fatto la planimetria della zona. Le usb colorate al fianco della macchina terranno traccia delle unità nell’area.

Quello che invece non funziona è sicuramente la questione del Sesto Senso. Pur essendo una visual novel nell’anima, non dirameremo la narrazione scegliendo risposte a dialoghi, ma potremo influenzare leggermente il capitolo in corso tramite l’interazione con quelle che io ho definito “Ruote Emozionali”. Lo so, sembra un nome stupido, ma è la definizione che ci va più vicina. In alcuni momenti appariranno infatti due ruote, una a seguito dell’altra, che richiederanno un interazione. La prima ruota riguarda l’aspetto emotivo della nostra interazione, che può essere neutro/analitico, d’amicizia, d’amore, di rabbia o di tristezza. La seconda ruota riguarda invece come veicoliamo il primo aspetto e qui le interazioni si fanno più confusionarie: sarà infatti possibile interagire osservando, gustando, ascoltando, annusando o toccando. Il problema è che nonostante alcune combinazioni siano piuttosto intuitive (amicizia con tatto è l’equivalente di una stretta di mano, amore con gusto è un bel bacio, etc) il sistema ha parecchie combinazioni inutili e assolutamente nonsense. Come fate ad ascoltare con rabbia? E a gustare con tristezza? Ammetto che la maggior parte delle volte ho abusato delle combinazioni che sapevo funzionare, ma qui arriva il problema: il Sesto Senso. Ogni capitolo di gioco comprende una parte segreta sbloccabile solo tramite il Sesto Senso, ovvero un preciso utilizzo delle due ruote nel momento giusto. Dato che le combinazioni sono 25, e alcune sono piuttosto alienanti, entrare in una situazione sbloccata così è molto difficile, specialmente al primo playthrough.

Tokyo Twilight Ghost Hunters

La meccanica delle “Ruote Emozionali” è sicuramente uno dei maggiori difetti del gioco.

Tokyo Twilight Ghost Hunters è sicuramente un ibrido particolare. A livello di contenuti c’è un sacco di roba: casi, personaggi, nemici ed è presente persino un corposo minigioco che consiste in un gioco da tavolo al quale i Gate Keepers possono giocare nel tempo libero per stringere i legami tra loro. Il comparto strategico e le fasi di combattimento appariranno inizialmente criptiche, ma dopo un po’ ci si prenderà la mano. Animazioni e colonna sonora sono eccellenti e sempre funzionali alle scene giocate. Il vero problema del gioco, come già detto, è proprio la questione delle due ruote. È difficile consigliare o sconsigliare un gioco come questo a priori: io l’ho giocato su PlayStation 3 e mi ha intrattenuto abbastanza, ma sono sicuro che su PS Vita sarebbe stato molto più godibile, data anche la natura in capitoli che più si presta a sessioni brevi, tipiche della vita da pendolare. Se siete appassionati di visual novel e cercate un ibrido con un pizzico di elementi RPG e un buon comparto strategico, allora è il gioco che fa per voi. Solo, aguzzate il vostro Sesto Senso.

Tokyo Twilight Ghost Hunters


About the Author

Rugerfred

Game Designer freelance, videogiocatore, sperimentatore musicale e affamato di sapere. Ha un conto aperto con Volfied e troppi progetti aperti e non finiti per poter vivere tranquillamente. Cerca di dividere il proprio tempo libero tra gioco analogico e digitale, trovandosi così con giochi che occupano la maggior parte del suo spazio virtuale e fisico.