The Witcher 3: Blood and Wine – Spade, non sciarade!

0
Posted 10/06/2016 by in PC

Piattaforma: , ,
 
Software House:
 
Genere: , ,
 
PEGI:
 
by Nicola De Bellis
Recensione
Visita lo splendido sud! Sole, vino, nobildonne e cavalieri ti aspettano nel ducato di Toussaint!

Visita lo splendido sud! Sole, vino, dame e cavalieri ti aspettano nel ducato di Toussaint!

Il mondo di The Witcher non è altro che uno specchio della nostra Europa medioevale, distorto dalle lenti dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski. Questo può sembrare scontato, ma è importante ricordare questa particolare prospettiva, soprattutto se si vuol parlare di Blood and Wine. Chi ha sperimentato questo universo narrativo solo attraverso la trilogia di videogiochi, fino ad oggi, ha visto solo una riflessione della Polonia e terre circostanti dell’Europa dell’Est, rappresentate da Temeria e regioni adiacenti; il terzo episodio ci ha mostrato una rappresentazione delle terre scandinave con le isole di Skellige, i nilfgaardiani raccontano la bassa opinione di cavalieri ed imperi teutonici, ma cosa ne pensano gli scrittori polacchi dell’Europa occidentale?

Armature coloratissime, tornei e cavalieri faccia a faccia in singolar tenzone, ecco cosa.

Armature coloratissime, tornei e cavalieri faccia a faccia in singolar tenzone, ecco cosa.

The Witcher 3: Blood and Wine è la seconda ed ultima espansione per l’action RPG di CD Projekt RED, che ci porta in una nuova regione tutta da scoprire, il Ducato di Toussaint, posizionato molto più a sud, nella geografia di The Witcher, ma in realtà rappresentante di Francia, Italia, Inghilterra e Spagna, mischiate e shakerate.
Muovere i primi passi per Toussaint, di primo acchito, è come passare attraverso lo specchio in un mondo completamente diverso ma, riflettendoci un attimo, perfettamente coerente. Toussaint è la terra dell’onore, in cui cavalieri erranti proteggono gli innocenti, si gettano in imprese eroiche giurando sull’amore per le loro damigelle, competono in tornei sfarzosi e vivono seguendo le cinque virtù.
Il mondo di The Witcher è un fantasy in cui fiabe e leggende sono realtà, di conseguenza, nella sua versione dell’europa occidentale, è la letteratura cavalleresca a passare da mito a materia solida.

Letteralmente la prima cosa che succede, appena arrivati, è vedere un cavaliere che combatte un gigante vicino ai mulini a vento.

Letteralmente la prima cosa che succede, appena arrivati, è vedere un cavaliere che combatte un gigante vicino ai mulini a vento.

Blood and Wine è la dimostrazione che CD Project RED capisce a fondo questo concetto. Il gioco si è evoluto fino ad arrivare all’autocoscienza, trasporta Geralt in un mondo diverso dal barbarico Nord, dalle terre familiari tanto agli scrittori, quanto a noi spettatori che abbiamo seguito la serie fino ad ora, mostrandoci una versione dell’Europa cavalleresca idealizzata quasi all’assurdo. A tratti sembra di vedere il mondo attraverso gli occhi di Don Chisciotte. La narrativa ne è ben conscia e continua ad impennarsi fino all’iperbole assoluta, quando ci mette davanti agli occhi, letteralmente, un mondo di fiaba. È splendido.
Hearts of Stone
è stato un gran colpo di classe, una storia breve, ma dai personaggi intensi, con scrittura di qualità eccelsa. Non pensavo si potesse eguagliare, ma alla CD Projekt RED ci sono riusciti. Evitano il confronto diretto raccontando un tipo di storia completamente diverso e, invece dei personaggi, scelgono di de-costruire il principio base dell’intero universo narrativo.

Il mondo delle fiabe in un mondo delle fiabe basato sul mondo delle fiabe. Roba da mal di testa.

Il mondo delle fiabe in un mondo delle fiabe basato sul mondo delle fiabe. Che mal di testa.

La questline principale mette Geralt, su richiesta della duchessa Anna Henrietta in persona, sulle tracce della Bestia di Beauclair, un mostro inafferrabile che sta seminando il panico per tutta Toussaint con brutali omicidi. Il punto d’inizio perfetto per un’avventura tra nobildonne e cavalieri erranti, insomma. Blood and Wine riesce a montare un buon giallo su queste premesse: è immediatamente ovvio che il problema è ben più complesso di quanto appare e tocca contendere con forze molto più imponenti del previsto. Sebbene sia un buon mistero, non è al pari di altre storie narrate nello stesso universo. Le risposte sono troppo ovvie ed il ritmo è altalenante. Ha i suoi ottimi momenti ed alcuni personaggi memorabili, come la stessa Anna Henrietta, ma l’essere così influenzato dalla letteratura cavalleresca finisce per ridurre i twist migliori a prevedibili clichè. Non so, forse è colpa mia, forse sono troppo avvezzo ai trope del genere per essere lasciato di stucco da alcune di queste rivelazioni, o forse è del tutto intenzionale e parte della vena di autoironia che percorre l’intera opera.

Anna Henrietta è una donna di classe, ma sotto la veste ci sono due palle grosse così. Con lei non si scherza.

Anna Henrietta è una donna di classe, ma sotto la veste ci sono due palle grosse così. Con lei non si scherza.

Posso dire, però, che tutti gli altri contenuti mi hanno intrigato molto di più. Al contrario di Hearts of Stone, questa volta l’espansione aggiunge una nuova regione da esplorare, di dimensioni paragonabili a Velen o Novigrad, piena zeppa di nuove quest ed eventi. La varietà delle missioni secondarie è allo stesso livello dell’espansione precedente e gioca pesantemente con ciò che è The Witcher, unito ai clichè dell’Europa occidentale.

Geralt affronta il più terribile dei nemici: la burocrazia. Aaaahh!!

Geralt affronta il più terribile dei nemici: la burocrazia! Aaaahh!!

Geralt compete in tornei cavalleresci, posa per il ritratto di un artista eccentrico, incontra cavalieri che giurano sull’amore, per poi andare alla ricerca di testicoli magici. Come sempre CD Projekt RED infarcisce anche le quest più apparentemente insulse di dettagli, plot twist e carisma e soprattutto questa volta non riuscivo a staccarmene. Vedere l’Europa che conosco, la mia Europa e la mia mitologia, distorte e idealizzate da una cultura così distante è surreale. È commedia. È gustosissimo.

Potevano mica mancare le leggende Arturiane all'appello? In realtà le abbiamo già viste nel primo The Witcher, ma qui calzano meglio.

Potevano mica mancare le leggende arturiane all’appello? In realtà le abbiamo già viste nel primo The Witcher, ma qui calzano meglio.

C’è tanto da fare nel ducato di Toussaint, la questline principale si orienta sulla decina di ore, ma i contenuti secondari possono portarne la durata al triplo. Per iniziare, è possibile accedere ad una nuova branca di potenziamenti, i mutageni che abbiamo già visto dei primi due capitoli della trilogia, per aumentare ulteriormente la potenza di Geralt. A questo si uniscono nuovi set di armatura di qualità ancora superiore, nuove ricette alchemiche per sfruttare i mutageni e, se avete accumulato tanto denaro, perfino qualcosa in cui investire. Geralt è ora proprietario di una casetta tutta sua, il vigneto di Corvo Bianco, andato un po’ in malora con gli anni, ma pronto ad essere rimesso a nuovo, moneta permettendo, ovviamente. Risistemare la villa è un buon modo non solo per sfruttare il denaro accumulato in ore e ore di gioco, ma anche per mettere le mani su erbe uniche ed un laboratorio alchemico tutto nostro. In generale, ammesso che ci sia la pecunia, ne vale la pena.

I nuovi mutageni sono presentati in modo molto simile a quelli di The Witcher 2: Assassins of Kings.

I nuovi mutageni sono presentati in modo molto simile a quelli di The Witcher 2: Assassins of Kings.

The Witcher 3: Blood and Wine non è solo un’ottima espansione, è soprattutto un’ottima conclusione. Per chi, come me, ha seguito le avventure dello strigo fin dal lontano 2007, non c’è momento migliore per chiudere la sua epopea. Guardare i crediti scorrere è più che la fine di un bel gioco, è la fine di una grande avventura e di un mondo che ho amato. Fin dal mio primo playthrough ho scelto di caratterizzare Geralt in un certo modo e sognato un determinato finale e CD Projekt RED mi ha lasciato raggiungerlo.

La villa di Corvo Bianco può sembrare un'immondezzaio, ma è un'immondezzaio a cui ci si affeziona.

La villa di Corvo Bianco può sembrare un immondezzaio, ma è un immondezzaio a cui ci si affeziona.

Finire Blood and Wine mi ha fatto capire una cosa: The Witcher non è solo un’ottima serie di RPG, è anche l’unica trilogia di qualità sempre in salita e, soprattutto, sempre coerente con se stessa.
Basta guardare trilogie ad esso contemporanee, come Mass Effect e Dragon Age, per osservare giochi che, dopo un inizio di qualità, hanno tradito se stessi, modificandosi per inseguire i trend del mercato, alterando contenuti, rompendo promesse, fino a diventare il culo dell’industria, buono solo da sculacciare e deridere.
Non The Witcher. CD Projekt RED, forte di essere un dev indipendente che si pubblica da solo, è riuscito nella titanica impresa di restare coerente con se stesso e portare sugli schermi la sua visione originale. In nessun’altra trilogia sono mai riuscito mantenere un protagonista così coerente con se stesso. I sogni, le aspirazioni e i desideri che ho scelto per Geralt nel primo episodio sono stati mantenuti fino a questo momento, quando finalmente sono riuscito a renderli realtà.

CD Projekt RED è riuscita anche a portare sui nostri schermi la loro cultura e tradizione. Attraverso The Witcher assaggiamo un pezzo delle loro fiabe e leggende, osserviamo il loro medioevo, la loro mentalità e cultura. Hearts of Stone ci ha mostrato l’interpretazione polacca del mito di Faust, ora Blood and Wine ci porta la loro visione della nostra Europa. Le musiche folkloristiche est europee di The Witcher 3, suonate e adattate dalla band locale Percival, sono sostituite, in questa espansione, da tracce dallo stile a noi molto più familiare, in linea con l’ambientazione.
In sostanza, sono riusciti a portare nel mondo la loro cultura, la loro infanzia e adolescenza, passata tra libri di fiabe e racconti pulp fantasy di autori locali, tutto ciò senza globalizzarsi. Tutto, ricordiamolo, in un prodotto AAA di enorme successo commerciale. Un risultato più unico che raro.

Una chiusura splendida per una saga splendida.

Una chiusura splendida per una saga splendida.

The Witcher 3: Blood and Wine fa tutto ciò che un’espansione dovrebbe fare, tra nuovi contenuti di qualità e buona durata dell’avventura. Mi sento caldamente di raccomandarlo tanto a chi è appena salito sul carrozzone dello strigo, quanto alle vecchie cariatidi come me che lo seguono, in forma di videogioco, da nove anni. Una splendida chiusura per una trilogia eccelsa.

blodwn_premi

Perché sì:
Perché no:
  • Toussaint è ricca di nuovi contenuti
  • Ottima conclusione per la saga
  • Scrittura, come sempre, eccellente
  • Nuova interfaccia grafica
  • Rapporto qualità/prezzo conveniente

 

  • I mutageni rendono il gioco ancora più facile
  • Alcuni twist troppo ovvi

 


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.