The Weaponographist – spade, missili, moccio e tante legnate

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Posted 19/05/2015 by in PC

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YOH-OH!:

Buona idea di fondo. Umoristico. A volte ipnotico.
 

ARR!:

Poco memorabile. Zero varietà nel level design.
 
by Nicola De Bellis
Recensione

The Weaponographist. Weap-on-o-gra-phist. Lo ammetto, è una delle parole più bizzarre e sconvenienti da pronunciare che abbia mai letto. Potrei scrivere un intero paragrafo sulla costruzione senza senso di questa parola, ma tenterò di limitarmi solo a queste righe con grande fatica, sappiatelo. È così bislacca che non riesco a togliermela dalla testa, peccato che sia anche la cosa più memorabile dell’intero gioco. The Weaponographist è una parola inventata solo per rendere miserabile la vita di chi scrive recensioni, ma è anche il nome di un action-RPG con elementi roguelike creato dai ragazzi di Puuba, esclusivamente per PC.

Doug McGrave, avventuriero di altissimo livello e sosia professionista di Ronn Moss, passando per un villaggio costruito, per coincidenza, su un colossale pozzo di demoni, viene implorato di aiutare la povera gente e scacciare tutte le schifezze infernali. Purtroppo per i paesani, il nostro Doug è anche un irriducibile carogna e, scoprendo che l’unica ricompensa che otterrà è un piatto di carote, gira i tacchi e se ne va. La strega del villaggio la pensa diversamente e maledice l’infamone, sbriciolando il suo costoso equipaggiamento e condannandolo a subire lo stesso destino con qualunque cosa tocchi, finchè non avrà ripulito l’intero dungeon sotto il villaggio.

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Goblin mafiosi e leoni domatori? Ovvio che nessuno vuole scendere qui sotto.

Siamo quindi costretti ad entrare nel dungeon completamente disarmati. Doug ha dei bicipiti grossi quanto macigni, ma se sperate che basti una marmellata di schiaffi per risolvere la situazione beh, sarete subito delusi. Il gioco ci costringe a raccogliere ed usare le armi dei nemici caduti per infliggere danni consistenti ma, come già detto, la maledizione inflitta su Doug le farà sbriciolare dopo pochi colpi, il che significa cambiarle costantemente. Il nostro eroe può anche salire di livello a furia di saccagnare mostri ma è un upgrade solo temporaneo, nonchè legato al sistema di combo. Ogni nemico ucciso riempie una barra apposita, che si svuota da sola nel tempo ed in parte quando colpiti. Una volta completamente vuota sarà la barra dei punti esperienza a drenarsi rapidamente.

È una danza graziosa quella che The Weaponographist crea: un balletto di costanti uccisioni, cambi d’arma ed agili schivate, una partita giocata bene è quasi ipnotica, una trance di assoluta concentrazione pur di tenere quella barra della combo alta, rotta solo dall’occasionale bestemmia per un colpo subìto.

Alcune armi sono davvero devastanti, la testa di banshee può ripulire un'intera stanza.

Alcune armi sono davvero devastanti, la testa di banshee può ripulire un’intera stanza.

The Weaponographist, come ho già anticipato, ha alcuni elementi roguelike. A prima vista si è tentati dal paragonarlo a The Binding of Isaac: la visuale dall’alto, la bizzarra tendenza che ha Doug di pattinare invece di camminare, come se il pavimento fosse ghiacciato e la caratteristica curvatura dei proiettili lo ricordano moltissimo, ma in realtà è più corretto paragonarlo a Smash T.V. I dungeon che Doug McGrave attraversa non sono liberamente esplorabili: viene rinchiuso in una stanza fino ad uccidere tutti i nemici, dopodiché una porta a caso si apre e si può procedere alla prossima stanza. A rafforzare il paragone con Smash T.V. è il gameplay molto arcade, lo schema di controllo, i power-up (in forma di rune) che durano esattamente trenta secondi, il costante cambio d’arma e l’essere affogati dai nemici da tutti i lati fino a morire.

L'unica variazione è l'occasionale stanza stramba, con nemici più forti, più deboli, più veloci e altro rispetto al normale, ma non accade spesso. Non è neanche particolarmente interessante.

L’unica variazione è l’occasionale stanza stramba, con nemici più forti, più deboli, più veloci e altro rispetto al normale, ma non accade spesso e non è neanche particolarmente interessante.

Morire, in The Weaponographist, non è una penalità particolarmente alta, a dispetto dei tanto vantati elementi roguelike. Significa solo riapparire in città e dover ricominciare il dungeon dall’ultimo livello (o checkpoint) raggiunto. C’è la fregatura, ovviamente: i checkpoint non sono permanenti, usarli costa e possono essere utilizzati solo tre volte, dopodiché si rompono e tocca reiniziare da quello precedente.
Doug non può portare soldi con se (si romperebbero) ma può riempirsi le tasche di melma che, per qualche motivo, i mercanti del villaggio sono disposti ad accettare come pagamento in cambio di upgrade. Tutte le armi nel gioco possono essere potenziate per infliggere più danni, Doug stesso può aumentare parecchie delle sue caratteristiche tipo la salute totale, la velocità di movimento e perfino il tempo di invincibilità tra un colpo subìto e l’altro.

Niente di meglio che farsi riempire di mazzate e tornare al villaggio pieni di melma da spendere.

Dici bene, Doug, dici bene.

Mettendo assieme tutti questi ingredienti e girando bene la minestra, salta fuori il vero sapore del gioco: non è particolarmente difficile. Non è difficile affatto, infatti. Soffre della sindrome di Rogue Legacy, non c’è ostacolo nel gioco che non si possa superare buttandocisi di faccia contro, accumulando un sacco di melma e tornando al villaggio per potenziarsi, fino ad avere ogni singolo upgrade. Non è neanche intenzionale, non è necessario fermarsi a macinare soldi di proposito: finirete all’ultimo livello pieni zeppi di potenziamenti, che lo vogliate o no. Questo rende la sfida molto meno interessante e catartica, a volte è quasi un pugno nei denti. Per esempio, ogni livello del dungeon, ad eccezione dell’ultimo, ha nuovi mostri, i quali hanno nuove armi da utilizzare, ovviamente non potenziate. Ci si ritrova costretti, ogni volta, ad usare armi completamente nuove che quasi non infliggono danni, per poi morire inevitabilmente e tornare al villaggio pieni zeppi di melma da spendere nei potenziamenti, tornare nel dungeon e brasare tutto al primo colpo.
Perlomeno la varietà di armi è eccellente, ognuna dotata di un attacco unico, dalla portata e rateo di fuoco completamente diverso. Ce n’è per tutti i tipi, ravvicinate, a distanza, magiche, ci sono perfino dei Pogo esplosivi. Ogni arma è praticamente uno stile di gioco differente e scambiarle costantemente richiede un minimo di strategia, abilità ed adattamento al volo, è uno dei fattori che lo rende così ipnotico nei momenti migliori.

È difficile capirlo dall'immagine, ma questa mazza chiodata ruota costantemente, anche senza premere alcun tasto, costringendo a qualche abile manovra per mettere a segno i colpi.

È difficile capirlo dall’immagine, ma questa mazza chiodata ruota costantemente, anche senza premere alcun tasto, costringendo a qualche abile manovra per mettere a segno i colpi.

Purtroppo, oltre le armi, c’è poco altro di interessante. Tutte le stanze sono rettangoloni identici ed il copione è sempre lo stesso: orda di mostri appare, passa qualche minuto ad ucciderli tutti, prossima stanza. Il design cambia solo esteticamente e non ci sono ostacoli (e quando ci sono si distruggono in un colpo solo). Visto il primo livello è come averli visti tutti, l’unica ragione per arrivare fino in fondo è scoprire quali nuove, bislacche armi ci aspettano al livello successivo. C’è una certa varietà anche di mostri, quasi tutti strani ed umoristici. Lo humor di The Weaponographist non è esattamente di classe, ma gli dona un innegabile briciolo di charme.

I boss non sono molti, appena cinque in totale, ma sono le sfide più interessanti.

I boss non sono molti, appena cinque in totale, ma sono le sfide più interessanti.

Non basta questo però. The Weaponographist è un buon gioco dalla meccanica fondamentale interessante, ma, purtroppo per lui, molto poco memorabile in tutto il resto. Al di là del nome è molto dimenticabile ed ha faticato a mantere il mio interesse per le 4 ore scarse che ho impiegato ad arrivare fino in fondo. La rigiocabilità è abbastanza buona e finito il gioco viene sbloccata la modalità hardcore, a tutti gli effetti un new game plus a difficoltà più elevata ed è anche possibile competere nelle leaderboard mondiali per il tempo di completamento ma, non mentirò, non mi fa venire voglia di fare nulla di tutto ciò. Ripeto, The Weaponographist è un buon gioco, tecnicamente competente e ben fatto, ma poco interessante oltre il nome che porta. Potete trovare The Weaponographist sullo store di Steam alla modica cifra di 7,99€.

The Weaponographist


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.