The Long Journey Home – Una missione di collaudo… cosa potrebbe andare storto?

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Posted 08/07/2017 by in PC

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by Edoardo Fusco
Recensione

Mi sono innamorato di The Long Journey Home a dicembre dello scorso anno durante la stesura della recensione di Silence (recensione che trovate qui).
Per raccogliere informazioni sul quest’ultimo, mi sono recato sul sito di Daedalic Entertainment e, dopo aver trovato ciò che cercavo, mi sono imbattuto nella pagina di questo fantomatico nuovo titolo. Aveva una data di pubblicazione ancora da definire, ma la descrizione che citava vecchi classici come Star Control e (soprattutto) Starflight come fonti di ispirazione mi aveva
galvanizzato. Ho quindi aggiunto immediatamente il gioco nella wishlist di Steam e ho atteso.

Per mesi, nulla.

Avevo abbandonato le speranze di vederlo pubblicato, quando dalla redazione chiedono un candidato per l’articolo che state leggendo: ovviamente non potevo tirarmi indietro.
La mi impazienza nel voler mettere le mani su questo titolo nasce proprio dalle fonti da cui si è ispirato: seppur quasi sconosciuto ai più, lo Starflight di EA (che ho sempre ritenuto in parte ispiratore di Mass Effect) è uno dei ricordi più incredibili che ho tra quelli legati alla macchina a 16 bit di SEGA.
Se aggiungiamo che poi il mio primo Libro-Game in assoluto è stato I Viaggiatori dello Spazio (Starship Traveller, che ha avuto anche una recente trasposizione digitale), allora capire perché questo gioco mi stia particolarmente a cuore vi sarà facile.

In base alla nave che sceglierete all’inizio, esplorare lo spazio e manovrare fra gli asteroidi (o combattere) sarà una questione più o meno facile.

Ma cos’è The Long Journey Home?
Sinceramente è difficile scegliere una categoria ben definita in cui inserirlo: è in parte simulazione e in parte avventura, ma anche rogue-like e gioco di ruolo.
Nei panni del capitano di una nave spaziale, dovrete gestire la vita di quattro membri dell’equipaggio e riportare nave e sottoposti sani e salvi a casa; durante il tutorial del gioco assisterete infatti ad un incidente che porterà il vostro mezzo a quasi 40.000 parsec di distanza dalla Terra.
All’inizio del gioco dovrete scegliere i quattro membri da un totale di dieci candidati, ognuno con il suo ruolo, la sua personalità e un oggetto specifico che si porterà dietro: Siobhan, la botanica del gruppo, avrà con sé una pianticella; Malcolm (il pilota) avrà a disposizione gli strumenti per riparare il veicolo da terra; Zoe invece il suo portatile, con il quale aggiornare il suo blog e via discorrendo. Come questi personaggi e oggetti torneranno utili alla missione sarà una scommessa ogni volta: ad ogni nuova partita potrete inserireun seed per generare proceduralmente l’universo di gioco e di conseguenza tutto potrebbe cambiare.
Certi elementi comuni saranno sempre presenti, ma anche la fortuna giocherà un ruolo importante nella vostra esplorazione: incontrare una determinata razza aliena in un momento critico potrebbe aiutare o peggiorare la situazione e a volte un’operazione “di routine”, come lo sbarcare su un pianeta per cercare materiali, potrebbe rivelarsi fatale.

Prima di atterrare sulla superficie di un pianeta sarà obbligatorio stanziare un’orbita intorno ad esso.

La morte, nello spazio, è sempre in agguato: anche una semplice svista o una scelta sbagliata possono portare alla perdita di un membro dell’equipaggio.
Ovviamente ciò porterà conseguenze pesanti sulla salvezza del gruppo: cercare di far riparare lo scafo della nave a chi non è in grado di farlo rischia di essere più un danno che una soluzione, così come far pilotare il lander a chi non è abituato a tali mansioni potrebbe rivelarsi molto più complicato. Anche le personalità e l’aspetto dei membri del vostro team saranno in grado di avere delle ripercussioni sull’andamento della storia: non solo potrebbero trovarsi a litigare tra loro, ma anche la loro interazione con alcuni alieni potrebbero variare in base a chi lascerete parlare o agire.
E la natura da rogue-like si farà sentire quasi fin da subito: se infatti i primi minuti di gioco saranno pressoché identici ogni volta, in base al seed che inserirete all’inizio del gioco, l’universo che vi troverete ad esplorare cambierà presentando situazioni sempre diverse. Potrete imbattervi in Glukkt mercanti per ottenere un prestito da saldare durante il viaggio o ancora essere invitati a partecipare ad un concorso di bruttezza alla corte di Re Enagaramus.
Ognuna di queste eventualità potrebbe concludersi in maniera diversa ovviamente, creando diramazioni “narrative” variegate per ogni run. Se a ciò aggiungete tutta una serie di incidenti e fatalità derivanti dalle vostre azioni (viaggiate troppo vicini alle stelle e le radiazioni potrebbero far ammalare i membri dell’equipaggio ad esempio) allora capirete come davvero questo gioco, in potenza, avrebbe potuto essere un capolavoro.
Purtroppo il condizionale è d’obbligo perché, nonostante un comparto tecnico niente male (ma che non è assolutamente miracoloso), tutte le meccaniche presentate rimangono sempre “leggere” e poco approfondite.
Per chi non è avvezzo a Giochi di Ruolo o 4X spaziali e cerca qualcosa di meno impegnativo in termini di tempo e fatica, sicuramente la cosa costituirà un pregio, ma ai più navigati avventurieri spaziali forse un livello di complessità maggiore avrebbe fatto piacere.
E nonostante la proceduralità dell’ambientazione, comunque il gioco, con il protrarsi delle ore, rischia di diventare noioso: al di là degli eventi speciali/narrativi che vi vedranno protagonisti, una partita sarà costituita sempre dalla ripetizione di alcune azioni: saltare in un nuovo sistema, cercare materiali sulla superficie dei suoi pianeti, riparare danni a cose e persone, ripartire verso un nuovo sistema. Tutto qui.

Nonostante la monotonia delle sequenze di atterraggio ed estrazione di materiali, scendere su un pianeta sarà spesso un’esperienza gratificante almeno a livello visivo.

A metà strada tra FTL e No Man’s Sky, la produzione Daedalic si pone quindi come una piacevole avventura spaziale in grado di incuriosire e intrattenere con meccaniche semplici ma funzionali, accompagnate da un’atmosfera azzeccata (soprattutto grazie a una colonna sonora di sicuro effetto). La componente rogue-lite impreziosisce il tutto allungandone di molto la longevità, anche se i difetti di cui sopra potrebbero minare l’entusiasmo dei giocatori che cercano piuttosto qualcosa di più energico e divertente.
Anche narrativamente parlando sarebbe stato bello potersi affezionare di più ai propri compagni di viaggio che a parte qualche sporadica battuta si riducono a strumenti e numeri dalla personalità molto ridotta.
Approfondendo questo aspetto e donando loro un carattere più marcato (magari con interazioni più interessanti tra di loro), The Long Journey Home avrebbe potuto ergersi molto al di sopra della concorrenza.
Apprezzabile infine la possibilità di scegliere tra modalità Story, Adventure e Rogue (in ordine crescente di difficoltà) che consente di personalizzare ulteriormente la partita.
Un gioco longevo e approcciabile in modi molto diversi quindi e che sa benissimo di non essere un titolo per tutti, vista anche la mole di testo (non tradotto in italiano, tra l’altro) e il ritmo lento e contemplativo dell’esperienza. Ma  saprà premiare chi ha voglia di esplorare lo spazio in modo originale.

PS: se volete affrontare la stessa avventura che ho giocato io, potete usare il seed “KALYTHGAM” a inizio partita.

 

 

atmosfera

meccaniche

rogue-like

Perché sì:
Perché no:
  • Idea avvincente…
  • Rigiocabile…

 

  • … ma non originalissima
  • … ma a volte ripetitivo


About the Author

Edoardo Fusco

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.