The Last Guardian – «Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così triste…»

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Posted 23/12/2016 by in PlayStation 4

Piattaforma:
 
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PEGI:
 
by Cathoderay
Recensione

Trico, la bestiola meravigliosa protagonista del nuovo lavoro del Team Ico, mi ricorda tantissimo per il mood espresso la volpe del piccolo principe: ogni giorno allo stesso orario ho acceso la console e mi sono avvicinato un poco di più al mio gigantesco compagno, e ogni giorno di più ho imparato a vivere in simbiosi con esso, in una bellissima favola a occhi aperti, dal gusto un po’ triste e malinconico, sia per la storia che per la realizzazione tecnica, che ogni tanto mandava tutto a quel paese costringendomi a respirare forte per non spezzare il pad in due; fortunatamente l’ultima patch ha sistemato qualche magagna rendendo il tutto più fruibile, ma andiamo con ordine.

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Ma sì, adesso ti do le crocchette!

Siete un bambino e vi risvegliate in una torre, non si capisce perché siete lì e perché siete pieni di segni magici sul corpo, l’unico altro essere vivente con voi è Trico, un enorme cane/grifone/whatever che giace incatenato e dolorante nel centro della stanza; potete cercare di scappare ma le uscite sono sigillate, potete provare ad avvicinarvi, ma l’enorme bestia vi ruggirà addosso allontanandovi dal suo muso, oppure potete provare a guadagnare la sua fiducia col cibo, e magari togliendogli quelle tremende lance che tormentano il suo corpo. Quello che vi ho appena descritto è l’incipit iniziale del gioco, che vi dimostra subito quanto sia importante il vostro rapporto con il bestione meraviglioso che vi accompagnerà per tutto il gioco; imparare una simbiosi di sopravvivenza con Trico è essenziale per poter uscire dalla prigionia in cui siete stati entrambi gettati, la cosa bella è che la risoluzione dei puzzle nel gioco vi porterà ad affezionarvi seriamente al bestione, facendovi sorridere come dei beoti ogni volta che perderete tempo ad accarezzarlo perché è stato bravo: cose che fanno bene al cuore.

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Coccoline.

 

Graficamente il gioco è una scommessa strana, in alcuni momenti sembra di vedere una produzione PS3: non ho altre parole sul come spiegare questa sensazione, giuro. Vedrete paesaggi e texture emersi direttamente dal passato di Sony, ma con dei filtri che cercano di sistemare il tutto dando una sensazione bella e brutta allo stesso tempo: bella perché i paesaggi sono meravigliosi, brutta perché a volte le scalettature delle texture sono terribili e rovinano l’impatto emotivo della scena, dando la sensazione che le prime battute del gioco siano davvero state programmate sulla vecchia generazione per poi venire aggiustate in corsa; però più andiamo avanti più la grafica migliora, facendo abituare il vostro occhio e lasciandosi indietro quel senso di inadeguatezza iniziale. Anche questo è uno dei temi portanti del gioco che dovrete digerire per poter godere dell’esperienza di The Last Guardian; dovrete passare sopra ad alcune cose per godervene altre, non si scappa da questa cosa, vi avverto subito: ad esempio, il modello grafico di Trico è quanto di più convincente io abbia mai visto in un videogame per quanto riguarda animali e bestie in generale, vi basti pensare che quando vedrete il vostro adorato bestione esitare a lanciarsi in acqua perché ne ha paura, all’inizio dell’avventura, non potrete fare altro che pensare a un cane troppo cresciuto e ad avere voglia di abbracciarlo, tanto è ben animato e caratterizzato.

Il bambino, al contrario spesso sembra “ingessato” e si esibisce in una serie di animazioni ben poco convincenti, sopratutto quella della corsa, che stonano con le meravigliose espressioni facciali di Trico, rivelando la fatica del team nel portare alla luce questo gioco, tra mille ritardi e rimandi ma in maniera molto ostinata e totalmente contro un mercato che tende a punire i ritardi nei giochi uccidendoli sul nascere.

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Qualche incertezza grafica…

Le telecamere, vero cruccio del gioco, sono state parzialmente sistemate dopo l’ultima patch, rendendo molto meno frustrante un sistema di puntamento che vedeva spesso il giocatore litigare con la leva di destra del pad; non dico che ora siamo alla perfezione ma almeno  le vostre imprecazioni saranno minori rispetto al gioco nella sua prima versione. Nonostante le patch rilasciate, io personalmente non ho ancora capito se è possibile togliere dallo schermo e disabilitare il tutorial sui tasti, che viene ripetuto incessantemente per tutto il gioco, rovinando spesso le visuali di paesaggi davvero meravigliosi e rompendo le scatole al giocatore, che dopo 4 ore di gioco ha decisamente capito che per saltare deve premere il tasto triangolo, non ha bisogno di sentirselo ricordare in continuazione; anche questo va a far parte delle grandi contraddizioni di The Last Guardian, dove gli sviluppatori danno anima e corpo per ricreare un legame semplicemente stupendo tra i due protagonisti del gioco, e poi sembrano dimenticarsi per strada piccolezze che sarebbero potute essere evitate, come quella menzionata poco sopra. Stessa cosa per la storia, che rimane per tutta la durata del gioco affascinante e malinconica ma allo stesso tempo tende ogni intanto a incastrarsi in sezioni davvero evitabili, che rallentano tutto l’insieme del gioco; sia ben chiaro, questi difetti sono sorvolabili in favore di una fiaba dolceamara dove chiunque abbia un minimo di cuore non può non innamorarsi di quello che succede sullo schermo, rimanendo un po’ stranito alla fine del viaggio, anche solo perché dovrà separarsi dal meraviglioso bestione che vi ha accompagnato fino a quel momento.

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La collaborazione è la chiave di tutto.

Alla fine della giostra, The Last Guardian è un bel gioco, è quello che ci aspettavamo? Forse, dopo tutto il tempo impiegato per la realizzazione, il Team Ico avrebbe dovuto regalarci un vero e proprio capolavoro e liberarci dai difetti di programmazione che vanno a minare sensibilmente la giocabilità del prodotto, anche se devo dire che a suon di patch stanno raddrizzando il tiro; in definitiva, un titolo con molto carattere ma non per tutti, destinato solo ai coraggiosi che non si fermano alle apparenze ma che decidono di vedere il mostro per quello che è oltre i suoi difetti, ovvero una bellissima creatura.

 

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Perché sì:
Perché no:
  • Imparare a collaborare è essenziale
  • Combattimenti emozionanti
  • Atmosfera da favola malinconica
  • Le espressioni di Trico sono meravigliose

 

  • La telecamera si incastra
  • Grafica non sempre all’altezza delle aspettative
  • A volte un po’ lento.

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About the Author

Cathoderay
Cathoderay

Amante dei fumetti in maniera viscerale, è uno dei "Vecchi" della redazione, molto spesso si ricorda di titoli semi sconosciuti perché ha avuto la sfortuna di provarli quando uscirono, ha scritto qua e la per tanti anni in tanti posti, e internet ne porta una sottile traccia, un filo rosso che denota la sua instabilità mentale.Adora gli ornitorinchi, le lontre i lupi e le volpi, ma fondamentalmente non glielo sentirete mai ammettere, perché è una persona orribile.