The Darkside Detective – Spalancando le porte di un inferno pop

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Posted 02/09/2017 by in Linux

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by Michele Adami
Recensione

I videogiochi sono sempre stati, tra alti e bassi, parte integrante della mia quotidianità, e, sebbene i miei primi ricordi videoludici riguardino i tre capitoli di Super Mario Bros giocati malamente sul NES di mio fratello, sicuramente identifico come mio personale “battesimo” da videogiocatore il giorno in cui ho avviato The Secret of Monkey Island sul computer di mio papà. Gioco ormai da più di un paio di decenni, ma, nonostante abbia amato svariati giochi usciti nel corso degli anni, il mio cuore è rimasto ineluttabilmente invischiato nell’immaginario delle avventure grafiche LucasArts, sopratutto di quelle uscite negli anni del magico SCUMM, epoca che, per ragioni meramente anagrafiche, ho vissuto postuma. Ancora oggi, quando sento la colonna sonora di Monkey Island, devo lottare per trattenere le lacrime.

Quando mi è stato proposto di recensire The Darkside Detective, opera prima del piccolo team indie Spooky Doorway, non ne avevo mai sentito parlare. Una rapida ricerca su Steam mi ha permesso di scoprire che si trattava di un’avventura grafica punta-e-clicca, la cui demo è stata creata in otto ore da Paul Conway (artista) e Christopher Colston (sviluppatore) per il Galway Game Jam del 2014. Fin dai primi screenshot che ho adocchiato, il titolo sembrava far rivivere, anche se con uno stile grafico più spartano e stilizzato, lo spirito e l’umorismo delle mie amate avventure anni ’90.
Con un misto di entusiasmo e di titubanza, quest’ultima derivante dal fortissimo sentimento che mi lega all’archetipo, ho scaricato i pochi MB di The Darkside Detective, sperando di godermi un tuffo nei ricordi.

McQueen ama il caffè. E vive a Twin Lakes.

In The Darkside Detective vestiamo gli stereotipati panni di Francis McQueen, un detective del dipartimento di polizia di Twin Lakes (…) con la passione per il caffè (…). Ma il detective McQueen non si occupa dei soliti casi delle cittadine rurali degli States, né di cadaveri di ragazze adolescenti rinvenuti sulle rive di laghi. McQueen è infatti membro della misteriosa Darkside Division della polizia locale; l’unico membro, in effetti. Il suo lavoro consiste nel risolvere casi tanto inquietanti e misteriosi quanto frequenti a Twin Lakes, crocevia interdimensionale in cui la nostra realtà si interseca con una dimensione “altra” fatta di orrori, controllori dei treni estremamente fiscali e alter ego davvero poco lusinghieri: il Darkside. Ad aiutarlo, la mente sopraffina dell’agente Dooley, le cui argute osservazioni ci lasceranno a più riprese basiti a osservare il monitor per svariati minuti, cercando di comprendere la logica dietro a parole tanto illogiche. O semplicemente idiote.

The Darkside Detective non ha una vera e propria storia, un arco narrativo che si sviluppa nelle quattro, cinque ore di gioco. Piuttosto, vivremo sei brevi avventure autoconclusive, strutturate come dei casi assegnati al nostro detective (in verità, in diverse circostanze, sarà lo stesso McQueen ad… “assegnarsi” i casi). Tra i vari episodi, come accadeva in quasi tutti i telefilm degli anni ’80 e ’90, la continuità è marginale, legata più a gag ricorrenti che a elementi importanti della trama. Inutile che vi spieghi come funziona il gameplay, visto che è rimasto interamente invariato dallo stilema: interagendo con gli oggetti e dialogando con i personaggi, dovremmo risolvere piccoli enigmi in grado di farci progredire nella storia. Niente bivi, niente game over: tutto come da tradizione!

Non so nemmeno come commentarla, questa.

I casi che dovremmo risolvere saranno infarciti di cultura pop e di un umorismo naïf che, a seconda della vostra indole, vi farà sorridere costantemente o ruotare gli occhi al punto da farvi sbirciare la corteccia prefrontale. Si tratta di quello humor mai volgare, ricco di autoironia, sarcasmo e riferimenti a cinema, letteratura e televisione che, come moltissimi altri, ho imparato ad apprezzare con gli amati titoli di LucasArts. Aspettatevi quindi numerose citazioni videoludiche (ad esempio, spulciando i libri della biblioteca, non ho potuto non ripensare alla biblioteca di Phatt Island in Monkey Island 2) e letterarie (volete far morire di paura due geni del terrore come Lovecraft e Poe? Fate leggere loro un romanzo per young adults!), una serie di stereotipi pop spassosi (un negozio colmo di articoli dal sapore vagamente esoterico amministrato da un anziano signore asiatico con qualche problema con la legge, gli immancabili gangster che benissimo si sposano con le apocalissi zombie, poliziotti che, a un passo dalla pensione, temono di essere fatti fuori, ricconi insopportabili che snobbano i figli senza motivo) e, ovviamente, un bestiario sovrannaturale da manuale (mostri lacustri, gremlins, fantasmi di scrittori appassionati di pornografia online, preti surfisti, tentacoli viola e molto altro).

Sebbene l’intento sia prevalentemente parodistico e, come preannunciato, la scrittura abbia una fonte d’ispirazione piuttosto palese, gli stereotipi bonariamente derisi dagli autori sono amabili e ben delineati, così come tutto il microcosmo di Twin Lakes, che appare estremamente coeso e buffo nel suo essere ostentatamente misterioso e grossolanamente oscuro. I personaggi, sopratutto i protagonisti, sono macchiette, è vero, ma si percepisce come l’autore si sia divertito a crearli, o meglio, a “ricostruirli”, attingendo a un vasto immaginario di cultura di massa, usando come collante un gusto personale che talora riesce davvero a suscitare una sincera simpatia. Come si può dedurre, l’umorismo e la scrittura di The Darkside Detective mi sono davvero piaciuti, pur constatando come entrambi siano decisamente derivativi.

Citazioni! Citazioni gratis! Citazioni per tutti!

A livello artistico, The Darkside Detective si difende bene. Lo stile grafico, fatto di personaggi privi di dettagli e di ambienti piuttosto spogli, appare a prima vista un po’ troppo scarno se paragonato ai grandi classici dello stesso genere, ma, in verità, contiene tutto quello che serve per conferire carattere alle schermate e a rendere abbastanza riconoscibile il tratto. La scrittura, inoltre, è talmente valida da riuscire a infondere personalità a quei volti privi di lineamenti: le frasi pronunciate da McQueen e da Dooley sono così ben caratterizzate che, leggendole, mi sembrava quasi di vedere le loro espressioni… Cosa quantomeno improbabile, in personaggi sprovvisti di occhi, naso e bocca!
Le musiche di Ben Prunty, già autore della colonna sonora di FTL, mescolano diverse anime, passando dalla tensione del cinema horror anni ’70 e ’80, ai vecchi videogiochi, a motivi più rilassati che rievocano i film del mistero per teenager degli anni ’90, fino ad alcune incursioni che ricordano i telefilm polizieschi d’annata. La colonna sonora che, nella sua serietà, potrebbe a prima vista quasi “stonare” con lo spirito faceto del titolo, riesce invece a dare un maggior spessore a un universo narrativo che non è più solo “comico”, avvicinandolo così ai mondi poliedrici e ricchi delle vecchie avventure dei tempi che furono. Davvero un centro perfetto.

John il Wc. Che tipo di umorismo vi aspettavate da un gabinetto?

The Darkside Detective ha, ovviamente, anche alcuni aspetti negativi. Una prima mezza critica è connaturata alla struttura del gioco, costituita da brevi episodi sostanzialmente slegati tra loro. Questa impedisce infatti di creare una vicenda abbastanza profonda e complessa, in grado di competere coi suoi illustri predecessori. Molti personaggi, anche tra quelli ricorrenti, sono solo abbozzati e, in molte occasioni, gli stessi personaggi si fanno beffa di alcune scelte narrative davvero molto spicciole, in una specie di “autocritica” autoriale umoristica che talora fa storcere il naso. Ma, come dicevo, si tratta di una “mezza” critica, dal momento che, allo stesso tempo, questa sua natura, se vogliamo più “casual”, permette al gioco di essere fruibile anche da chi non ha una passione per il genere, di ampliare il proprio bacino di utenza. C’è da dire che, purtroppo, questo suo carattere di prodotto “mordi e fuggi”, oltre che nella sbarazzina superficialità narrativa, si riflette anche negli enigmi e nei puzzle, tutti davvero troppo, troppo semplici (anche se, tutto sommato, piacevolmente logici: cosa che non mi sarei mai aspettato da un titolo con delle premesse così strampalate!). Infatti, pur non essendo un fanatico dei rompicapo, sono rimasto bloccato senza sapere come proseguire solo in un’occasione, per una decina di minuti. Ma non si trattava di un enigma complesso, bensì di un oggetto ben mimetizzato nel fondale di gioco.

I feel you, officer… Murakami?!

In conclusione, consiglio The Darkside Detective ai nostalgici delle avventure grafiche uscite a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ma anche a tutti quelli che, incuriositi, desiderino avvicinarsi a un genere che negli ultimi anni sta vivendo una nuova giovinezza (mi tocca citare di nuovo Wadjet Eye?).
È vero, quest’anno Ron Gilbert e Gary Winnick ci hanno regalato il loro Thimbleweed Park, titolo innegabilmente di tutt’altro spessore, ma, in ogni caso, The Darkside Detective rimane la promettente opera prima di un piccolo team evidentemente appassionato, col suo umorismo capace di strappare diversi sorrisi e il suo strampalato, buffo mondo pop. Ci sono diverse imperfezioni, come in quasi tutti gli esordi, e una superficialità che permea il lavoro di Spooky Doorway, talora anche fastidiosamente. Ma, d’altro canto, ci sono anche solide basi su cui costruire progetti più profondi e ambiziosi.

Colonna sonora

Umorismo

Twin Lakes

Perché sì:
Perché no:
  • Colonna sonora davvero ispirata
  • Scrittura molto buona
  • Artisticamente valido

 

  • Piuttosto superficiale, senza spessore
  • Enigmi e puzzle troppo semplici
  • Alcuni espedienti un po’ sciatti


About the Author

Michele Adami

Nato e cresciuto nella terra del lesso con la pearà e della pastisada de caval, ho sempre avuto una passione per la narrativa, in ogni sua forma. Durante le scuole elementari, con i miei amichetti, ho scoperto Monkey Island e le avventure grafiche LucasArts, che hanno scosso fino alle fondamenta il mio piccolo mondo di platform game Nintendo. I videogiochi potevano raccontare delle storie, e io sarei inevitabilmente diventato un temibile pirata.