The Beginner’s Guide: direzioni da apprendere

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Posted 23/10/2015 by in Mac

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YOH-OH!:

Camminare tra corridoi e stanze "virtuali" dai confini ben definiti, con una voce che accompagna e rassicura, che fornisce punti di ancoraggio e ponti per la comprensione... Forse.
 

ARR!:

N.D.
 
by La Redazione
Recensione

Inizialmente, l’idea di parlare di The Beginner’s Guide ha provocato in me un senso di repulsione. Non perché il gioco non sia interessante, tutt’altro. Si tratta di pudore. È bene chiarirlo fin da subito: la nuova produzione di Davey Wreden, già autore del noto The Stanley Parable e dei meno conosciuti Life in the West e Pleasurable You, è un gioco che va, a costo di sembrare banale, giocato, prima di tutto. È un gioco di cui è meglio leggere poco, anzi nulla, per non rovinarsi un’esperienza veramente importante.

The Beginner's Guide

Anche per quanto riguarda le immagini a corredo dell’articolo ha vinto il pudore…

E infatti proprio la paura di esagerare, di dire troppo, di spegnere la forza delle situazioni e delle meccaniche di gioco proposte trattiene chi scrive dall’addentrarsi nei minimi particolari: non si parlerà per nulla, qui, delle questioni narrative legate a The Beginner’s Guide, ma piuttosto del modo in cui l’ambiente di gioco è stato costruito, delle modalità di spostamento all’interno degli spazi, insomma di tutte quelle unità essenziali che costituiscono un gioco, e in particolare il gioco di cui vogliamo parlare in questa sede. Unità basilari e fondamentali, semplici e quasi ovvie, ma capaci di sottolineare, ancora una volta, che siamo davanti a un gioco a tutti gli effetti, un lavoro il cui gameplay non va certo sottovalutato, anzi. Al di là di personaggi, racconto, situazioni narrative ed affini, ciò che mi ha spinto ad abbandonare remore e timori nei confronti di una recensione è stato proprio ciò che ho avuto modo di toccare con “mano”. E quando ti trovi davanti a un’opera che ti fa esclamare: “di questa cosa devo assolutamente parlare con qualcuno!”… non ti puoi proprio tirare indietro.

The Beginner's Guide

…quello che vedrete, dunque, saranno texture, muri, superfici varie…

Ultimamente si sente spesso parlare di “walking simulator” (termine interessante, se si lasciano cadere le sue accezioni “negative”), a proposito di quei giochi che permettono a chi ha il controller in mano di gestire solo il movimento del (o della) protagonista e la visuale sul mondo di gioco. Ci si imbatte di frequente anche in impropri paragoni con il cinema, si sente dire che “non sono giochi, perché vai avanti come in un film”. Ma c’è una questione che spesso non viene considerata, e che posta in questi termini può far sorridere: Dear Esther potrei giocarlo muovendomi sempre nella direzione “richiesta” dall’opera, ma tenendo lo sguardo rivolto dalla parte opposta al mio senso di marcia. Posso camminare al contrario, insomma, vedendo tutto ciò che mi circonda “a scoppio ritardato”, vedendo tutto come se fosse già passato. Pare un dettaglio di poco conto, ma la questione è vitale: non si tratta di andare da un punto A a un punto B come se si stesse passando da un certo fotogramma di una pellicola a un fotogramma successivo, ma di vivere ed abitare uno spazio. Si tratta di essere presenti, di essere fisicamente collocati in un luogo abitato da corpi più o meno “virtuali”. E questo “stare in un posto” è influenzato anche dalla struttura e dalla conformazione stessa dell’ambiente circostante, dal modo in cui lo spazio vissuto è allestito.

The Beginner's Guide

…estratti casuali, elementi “secondari”, zone poco “frequentate” del gioco…

The Beginner’s Guide ne è ben consapevole, e gioca proprio su quegli elementi che già The Stanley Parable aveva esplorato: costruisce prigioni, percorsi predefiniti da attraversare a tutti i costi, gabbie di forma variabile da occupare con se stessi. “Carceri d’invenzione” e di massima sicurezza, ma la sicurezza è quella che si prova giocando, in certi momenti, in ambienti che accolgono e riscaldano. E poi ci sono carceri di angoscia, talvolta, quando gli effetti sonori di una fonte (momentaneamente) imprecisata si intensificano, facendo credere al giocatore di essere (in)seguito. Ci si gira spesso, ed è proprio qui che The Beginner’s Guide si spinge ancora più in là, nella relazione tra giocatore ed ambiente “virtuale”: voltarsi equivale spesso a trovare porte chiuse, a scoprire che qualcosa è cambiato, così, all’improvviso e in tempo reale.

The Beginner's Guide

…pistole che sparano sui muri. Sui soffitti? Sui pavimenti?

E il lato affascinante della produzione è proprio questo: per usare le parole del gioco stesso, possiamo dire che in fondo non è importante la spiegazione, la comprensione di quello che si ha davanti. “Il ruolo del giocatore non è quello di comprendere”. E allora qual è? Per quanto mi riguarda è avere a che fare con un mondo che ha regole proprie, nascoste. Un ambiente videoludico che è un “sistema matematico danzante”, per impiegare le parole utilizzate da uno degli autori di The Magic Circle, Jordan Thomas, in un’interessante intervista pubblicata sul numero 280 di Edge. Un mondo numerico in cui si è guidati lungo una strada ben precisa, un mondo-binario, insomma, che però concede spazi liberi (eppure sempre limitati e recintati) all’esplorazione. Un ecosistema fatto principalmente di dettagli. Perché sotto l’apparenza di percorso predefinito c’è una cura maniacale per tutti i piccoli elementi che costituiscono gli spazi attraversati, tanto che The Beginner’s Guide sembra insistere costantemente su ciò che può essere raggiunto e ciò che invece può essere solo osservato da lontano. Senza voler anticipare nulla del gioco in sé, basta dire che il titolo offre strade e anche “scorciatoie” per raggiungere determinati punti, ma la cosa straordinaria, la caratteristica veramente sorprendente dell’opera è che tutto esiste realmente, anche quello che viene arbitrariamente nascosto, celato. Il gioco è completo persino nelle parti inaccessibili, in quelle zone che è possibile solamente intravvedere.

The Beginner's Guide

Restano da chiarire soltanto tre punti… Per godere appieno del gioco conviene:
1) perdersi nei dettagli.

Ogni elemento è curato, anche ciò con cui, per un motivo o per un altro, non è consentito interagire: ci sono porte che invitano all’esplorazione e si dimostrano chiuse, balconi senza apparenti collegamenti con il resto delle architetture, ostacoli che pare impossibile superare senza un aiuto “esterno”. C’è tutto un universo di possibilità interattive che resterà per sempre inutilizzato (forse). Un gioco che esiste anche senza che qualcuno possa giocarlo. Un po’ come se al di là delle pareti che circondano e delimitano lo spazio abitabile esistesse un labirinto apparentemente invisibile, ma sempre presente.

The Beginner's Guide

2) Prendersi tutto il tempo necessario per vivere l’esperienza con calma…

The Beginner’s Guide è un gioco in cui è possibile perdersi a controllare ogni frase, ogni porta chiusa su ciò che non si può vedere e ogni texture per il solo piacere di farlo. Senza motivo. Senza bisogno di esegesi o analisi diegetiche. E tanto meno di parole difficili. Completamente senza parole. Solo per esistere tra quattro mura e scoprire all’improvviso che, oltre (e dentro) quelle mura, c’è un universo. Prima invisibile.

The Beginner's Guide

3) …e prepararsi ad ascoltare.

The Beginner's Guide Premi: ambienti oro, prigioni oro, labirinti oro, invisibilità invisibile, colonna sonora oro

 


About the Author

La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.



  • Michele Ricci

    Una lettura fantastica. Non apprezzo particolarmente questa tipologia di giochi ma le tue parole mi hanno sinceramente incuriosito.

    • Gabriele Illud Raimondi

      Grazie mille, troppo buono! E comunque ti stra-consiglio questa esperienza, che tutto sommato dura poco (un paio d’ore?) ed è semplicemente folgorante! 🙂