The Aquatic Adventure of the Last Human – Mia o’ mare quan’t e’ bello

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Posted 19/04/2016 by in PC

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere: , ,
 
PEGI:
 
by Samuel Castagnetti
Recensione

Sottomarini, polipazzi, cavallucci marini in calore e tante sberle per l’action adventure di YCJY, The Aquatic Adventure of the Last Human, che oggi faro’ del mio meglio per recensire in maniera esaustiva.

Noi, protagonisti del gioco, siamo degli astronauti lanciati nello spazio per qualsivoglia ragione, ed in un periodo imprecisato nel futuro facciamo ritorno sul nostro pianeta azzurro. Dopo un atterraggio di fortuna ci troviamo sul nostro sottomarino (non sapevo che le astronavi venissero munite di mezzi subacquei, ma va bene così), appena sotto la superficie glaciale del pianeta ed è da qui che inizia la nostra avventura alla scoperta di quelle che, a conti fatti, sono le rovine lasciate dalla nostra specie.

scorci di fondali

L’ultimo sopravvissuto della razza umana è, ovviamente, il Re Baffo

Il gioco si presenta come action adventure con alcune meccaniche metroidvania, una grafica 2D in pixelart, e tante tante sberle ben assestate dai boss che ci si parano davanti.
A livello di gameplay presenta chicche di alto livello, presenti però quasi esclusivamente nelle boss fight: se queste ultime sono molto curate, il resto del gioco appare un po’ vuoto, ma è meglio andare con ordine per non fare confusione. Il level design non è particolarmente ispirato, nel senso che a livello di interconnessione il lavoro fatto da YCJY e’ superbo, e ricorda il primo Dark Souls per certi versi, ma a conti fatti non c’è tantissimo da fare. Cosa significa? Beh, significa che non ci sono mob tra un boss e l’altro, ad esclusione di ostacoli naturali facilmente sormontabili e, nel caso non lo siano, la ragione è solo legata al fatto che il giocatore non è progredito a sufficienza da avere con se l’upgrade necessario per superarlo (ad esempio la motosega per tagliare le alghe o il siluro per le formazioni rocciose). Questo porta l’esplorazione, per quanto visivamente bella, ad essere monotona e la riduce ad un mero motivo per raccogliere upgrade o log di lore.

citta' abbandonate

Vedute di ciò che fu.

Il focus del gameplay è quindi quasi solo ed esclusivamente votato ai Boss che sono davvero ispirati e complessi. Ognuno solitamente ha una strategia differente con il quale dev’essere affrontato: a volte il giocatore dovrà usare la sega per facilitare le proprie codizioni di vittoria e farsi strada per poter usare l’arpione con più agio, altre i siluri per farsi strada durante un inseguimento. È importantissimo anche notare che tutti i boss hanno varie fasi (spesso più di due) durante il combattimento, e ciò porterà il giocatore a dover cambiare tattica ed imparare al volo quello che sono le nuove meccaniche della sfida.
Sul livello del design i boss sono vari e ben curati, spesso rispecchiando le caratteristiche sia di lore che di ambientazione, trovando quindi esperiementi genetici oppure semplici mostri marini, ma soprattutto la morte. Sì perché i boss sono duri e cattivi, ma mai sbilanciati, sta al giocatore quindi essere in grado di decidere l’esito dello scontro, a volte con un poì di fortuna, ma certamente con tanta, tanta skill.

boss

Anche la luce della speranza si puo’ trasformare in sgarbo brutto

Sul piano tecnico non c’è assolutamente nulla da dire, il gioco funziona: i comandi sono facili e veloci da apprendere e usare, sonoro e grafica raggiungono a pieno il loro obbiettivo, crando un’atmosfera surreale che si confà ad un post apocalittico sottomarino, giusta menzione agli effetti sonori delle creature marine, alle quali viene così donato un carattere del tutto particolare.
In conclusione The aquatic adventures of the last human è un titolo che dimostra di avere delle forti radici di design e di essere qualitativamente alto. Unica pecca la scarsa (quasi nulla) presenza di mob e attività secondarie, che riduce il titolo ad un tragitto da A a B in un mondo pero’ molto ben congegnato.

premi_3premi

Perché sì:
Perché no:
  • Boss Design
  • Mondo Interconnesso
  • Direzione artistica

 

  • Mancanza di cose da fare
  • Level design vuoto


About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.