The Age of Decadence – Ave RPG, morituri te salutant!

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Posted 05/12/2015 by in PC

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YOH-OH!:

I nostalgici lo adoreranno. Trama non lineare. Rigiocabilità. Sistema di combattimento. Approcci differenti alla risoluzione delle quest dipendenti dal personaggio. Cura dei dettagli.
 

ARR!:

Titolo di nicchia, non per tutti. Difficoltà alle volte frustrante. Grafica non al passo coi tempi, anche se ciò è assolutamente trascurabile.
 
by RickyAll
Recensione

I videogiochi di ruolo sono un genere che si è evoluto molte volte nel corso del tempo. Noi appassionati del genere siamo oramai invasi da una miriade di sottogeneri: dal Final Fantasy allo Skyrim, dal gioco di ruolo in tempo reale a quello a turni. La scelta è talmente vasta che dovremmo essere pienamente soddisfatti della selezione naturale avvenuta nel corso degli anni riguardante gli RPG: ce n’è per tutti i gusti.
Nonostante ciò, parecchi giocatori, soprattutto coloro che hanno qualche anno sulle spalle, non riescono a godere appieno delle meraviglie che questa nuova generazione di videogiochi offre. Molti di noi sentono il bisogno di un ritorno alle origini del gioco di ruolo, dove lo sviluppo non lineare, l’enorme quantità di quest, la presenza di una varietà incredibile di interazioni con i vari personaggi presenti nel gioco la facevano da padrone. Alcuni di voi potrebbero pensare che queste parole siano solo aria fritta, eppure i dati di vendita di classici giochi di ruolo riveduti e corretti come la Enhanced Edition di Baldur’s Gate o delle moderne rivisitazioni del periodo d’oro dei cRPG, ad esempio Pillars of Eternity, dimostrano quanto una grande fetta di appassionati voglia tornare a giocare con quella tipologia di titoli.
Senza nulla togliere ai moderni titoli tripla A (personalmente parlando, sono un fan sfegatato della saga di Dragon Age, nel bene e nel male), ogni tanto sento anche io il bisogno di tornare 10 anni indietro nel tempo e sentire nuovamente quelle sensazioni che mi hanno fatto innamorare di quello che, personalmente, considero il genere principe, re ed imperatore di tutto il variopinto universo che è il videogioco. E, grazie al cielo, qualche sviluppatore la pensa come me.
Quello sviluppatore risponde al nome di Iron Tower Studio, creatori di quella piccola perla che è The Age of Decadence, singolare GDR ambientato in un oramai decadente Impero Romano di un distopico medioevo alternativo.

Schermata nera con un muro di testo abbastanza fitto.

Il gioco, appena avviato, si presenta così. Molto rassicurante.

Perché noi siamo hardcore gamer!

Avviando per la prima volta The Age of Decadence, dopo pochi minuti di gioco, qualunque videogiocatore con una mediocre esperienza nei giochi di ruolo, come il sottoscritto, si renderà immediatamente conto di quale sia la principale caratteristica di questo titolo: la difficoltà. Niente checkpoint, ben pochi salvataggi automatici (che generalmente avvengono all’inizio di un combattimento, in sostanza quando il danno è oramai fatto), eventi casuali e molto altro rispolvereranno in voi, nel caso decidiate di dare un occhiata al gioco, la buona cara vecchia abitudine di fare un bel quicksave ogni mezzo passo.
È da considerare anche come il vostro protagonista non sia un supereroe. Egli infatti non è una persona diversa dagli altri: non è uno Shepard, non è l’Inquisitore e nemmeno un Dovahkiin. Anche se il vostro avatar diventerà sempre più competente grazie ai gradi abilità faticosamente guadagnati risolvendo quest, rimarrà un semplice uomo. Se sbaglierete decisione da prendere mentre vi infiltrate all’interno del palazzo del nobile più potente della zona, morirete. Se azzarderete un combattimento in inferiorità numerica senza avere una strategia ben chiara in mente o senza eliminare velocemente il capo del gruppetto, molto probabilmente morirete. Se vi fiderete di quell’anziano signore che vi ha appena invitato a seguirlo in un vicolo dove vi ha assicurato di potervi fornire armi di contrabbando a basso costo, molto probabilmente morirete a causa di un imboscata.
In sostanza, morirete spesso. Ed il gioco vi descriverà la dinamica del decesso con estrema perizia. Evitando di allungare ulteriormente il brodo, il messaggio che voglio inviarvi è: The Age of Decadence non è adatto a tutti i giocatori. Se volete essere un oltreuomo, dirigetevi altrove. Se invece cercate una sfida, adorate trovare metodi alternativi per risolvere i problemi e se siete dei power player fino al midollo, probabilmente state già sfregando le mani: The Age of Decadence è un titolo di nicchia, e quella nicchia a voi piace molto.

Schermata nera con un teschio e una descrizione dettagliata della morte.

Preparatevi, perché vedrete molto spesso questa schermata.

Ferisce di più la penna o la spada?

Nel caso poco probabile riusciate a sopravvivere, avrete modo di godere all’aspetto più interessante dell’opera: la libertà. Sebbene suoni come una parola di poco conto, la libertà di azione è il punto cardine di The Age of Decadence: non esiste una missione che abbia solo una maniera di essere affrontata. Non sto parlando di percorsi alternativi: intendo approcci completamente diversi alla missione stessa, che dipenderanno principalmente dalla tipologia di personaggio scelto e dalle vostre abilità. Potenzialmente, è possibile concludere il gioco senza nemmeno sfilare la spada dal fodero. Come è possibile ingaggiare chiunque (ed intendo veramente chiunque) in un combattimento frontale, come è altresì fattibile pugnalare alle spalle il vostro bersaglio senza nemmeno dar tempo al combattimento di cominciare.
Il gioco, infatti, propone al giocatore una scelta fra alcune differenti professioni: dal mercenario all’assassino, dal mercante al loremaster. Ognuna di queste professioni possiede missioni e un background unici, ed influenzerà il vostro playthrough con la sua peculiare abilità di problem solving. Un assassino tenderà ad utilizzare l’abilità critical strike molto spesso, per poter assassinare i suoi bersagli durante i dialoghi, attraverso, appunto, una prova abilità. Tenderà ad infiltrarsi, piuttosto che affrontare a viso aperto, ed è plausibile che abbia delle discrete skill sociali, per cavarsi di impaccio dalle situazioni più difficili. Nel caso malaugurato che il nostro killer di professione si ritrovi in un combattimento frontale, egli tenderà ad utilizzare trappole, reti, armi a distanza e colpi mirati a disarmare, per poter riuscire ad affrontare i bersagli in sicurezza. D’altro canto, un mercante utilizzerà la diplomazia come arma, convincendo gli altri attraverso l’arguzia, per poter ottenere i suoi scopi. Anche perché un mercante in combattimento perirebbe istantaneamente.
Questa peculiare caratteristica fornisce un ulteriore vantaggio al titolo: infatti The Age of Decadence possiede una rigiocabilità molto elevata, che aggiunge ulteriore valore al gioco.

Penna o Spada? Stabby Kniferino, il mio dolce Assassino, preferisce di gran lunga i pugnali.

Penna o Spada? Stabby Kniferino, il mio dolce assassino, preferisce di gran lunga i pugnali.

Un medioevo alternativo

Parlando dell’ambientazione, il gioco ci propone una versione decadente (il titolo parla chiaro) dell’Impero Romano: esso infatti, piuttosto che crollare sotto la pressione dei popoli barbarici, si è disfatto dall’interno. Lotte intestine ed intrighi di potere hanno sfaldato il grande impero, riducendolo ad una serie di città dove la criminalità, la miseria e il dominio delle casate nobiliari sopravvissute al disastro fanno da padroni. Le campagne non sono molto più sicure: esse infatti non offrono alcuna protezione dalle orde di razziatori che imperversano nel mondo di The Age of Decadence. Riassumendo il tutto, il setting risulta essere ben curato, riuscendo nell’intento di far provare al giocatore una sensazione di sconforto e di pessimismo generale. In questo mondo malato il vostro personaggio si ritroverà ad agire, volente o nolente, all’interno di macchinazioni delle varie fazioni presenti nelle città che il gioco propone. Sempre che non moriate alla prima occasione.

Ah, Teron. Un posto in cui vivere. O morire. Probabilmente la seconda è più realistica.

Ah, Teron. Un posto in cui vivere. O morire. Probabilmente la seconda opzione è più realistica.

Quanti turni mancano alla tua morte?

Approfondendo il sistema di combattimento, The Age of Decadence propone il modello dello strategico a turni. Il giocatore avrà a disposizione una serie di action points per compiere tutte le manovre disponibili durante il suo turno (attacco, cambio arma, ricarica di armi a distanza, movimento, eccetera). Il movimento viene compiuto attraverso una griglia, del tutto similare al sistema di combattimento dei giochi di ruolo tabletop, dai quali prende in prestito anche la meccanica dell’attacco di opportunità: muoversi incautamente attorno ad un personaggio ostile potrebbe farvi rimediare una pugnalata o due.
Il successo od il fallimento di un attacco viene risolto attraverso l’utilizzo di formule matematiche, mostrate chiaramente dal gioco, per soddisfare i power player più accaniti che sentiranno la patologica necessità di andarsi a calcolare l’equipaggiamento ideale per il proprio personaggio (purtroppo appartengo a quella categoria). Ogni arma avrà caratteristiche ed attacchi differenti, infatti è possibile selezionare diverse tipologie di attacco: dal colpo veloce ma poco potente al colpo mirato alle braccia, atto a disarmare all’avversario. Aggiungendo al mix le abilità di schivata, di blocco dei colpi attraverso lo scudo, l’utilizzo di armature che riducono i danni ma penalizzano il movimento, fino alla possibilità di adoperare armi “esotiche” come reti e bolas per ridurre le capacità del vostro avversario, The Age of Decadence offre combattimenti allo stesso tempo decisamente complessi e molto punitivi in caso di errori da parte del giocatore, ma estremamente appaganti quando risolti con successo.

La scelta di quale tipologia di attacco utilizzare è un elemento strategico di vitale importanza

La scelta di quale tipologia di attacco utilizzare è un elemento strategico di vitale importanza.

Conclusioni

A conti fatti, The Age of Decadence supera brillantemente le mie aspettative, offrendo l’esperienza hardcore che promette e riportando sotto nuova veste un gioco che tanto ricorda l’epoca d’oro degli RPG. Consigliato? Sì, ma agli amanti del genere. È e sarà sempre un titolo di nicchia, adatto solo a quella tipologia di giocatori che cercano una vera sfida affrontando un gioco di ruolo. Essi infatti sapranno guardare oltre la grafica datata e poco attraente che il titolo made in Iron Tower Studio offre (unico vero “difetto” del gioco) e riusciranno ad assaporare l’incredibile atmosfera di tensione che il gioco comunica ad ogni passo. La morte vi aspetta dietro ogni angolo. Come vi aspettano i saldi di Steam. Se siete appassionati del genere, probabilmente vorrete darci un occhiata sotto Natale.

The Age of Decadence premi: decadenza oro

The Age of Decadence è acquistabile su Steam al costo di 27,99 €.


About the Author

RickyAll

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!