Temple of Yog – Blitzkrieg flop

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Posted 11/01/2016 by in Wii U

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Edoardo Fusco
Recensione

Ora stiamo esagerando.
Va bene che la scena indie sia florida e che presenti tantissimi titoli validi.
Va bene che sempre più giochi siano commistioni di genere e va anche bene che molti di essi siano dei roguelike, ma a tutto c’è un limite.
Temple of Yog quel limite l’ha superato: sarà per il fatto che il gioco verrà aggiornato ed espanso in seguito (così dice lo sviluppatore, CHUDCHUD Industries), sarà che di grafica 8 bit ne abbiamo vista davvero tantissima, saranno i comandi particolari oppure il sapore di incompiutezza che lascia in bocca, ma questo nuovo titolo indie, esclusiva Wii U, non soddisfa.

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Il portale attraverso il quale spedirete i vostri eroici sacrifici ambulanti.

Ma partiamo dall’inizio: Temple of Yog vede il giocatore impersonare una civiltà antica, fondata da quattro clan, che deve trovare il modo migliore per svilupparsi con il passare del tempo, grazie a delle offerte in termini di vite umane a Yog, antica divinità oscura.

Ebbene sì, il progresso di una cultura va di pari passo con la quantità di sangue versato in nome di un dio.
Non lo sapevate?

Al di là della retorica spicciola, i quattro suddetti clan sono specializzati nel produrre guerrieri, maghi, ladri e chierici: ogni anno uno di loro viene scelto (dal giocatore) per mandare un baldo eroe in sacrificio attraverso il portale mistico che si trova nei pressi del villaggio.
Al suo interno, dovrà cercare di sopravvivere più a lungo possibile, uccidendo le creature che troverà al suo interno: più sangue avrà versato e più l’anima del guerriero avrà un valore in termini di offerta a Yog.
In pratica selezionate una classe e vi avventurate nel portale finché l’eroe non muore: i punti accumulati sono utilizzabili per potenziare le classi del villaggio ottenendo più punti ferita, punti magici o capacità di shiftare nel regno delle ombre.
Ogni volta che un guerriero muore passerà un anno, dopo il quale dovrete selezionare un nuovo eroe per ricominciare l’esplorazione partendo dal checkpoint che avrete raggiunto (di solito dopo i boss).
“Per fortuna” (leggete più avanti per capire il motivo delle virgolette) il dungeon oltre il portale è generato in maniera casuale ogni volta, quindi anche se ricicla gli stessi asset, avrà una minima parvenza di novità.
Inoltre, all’interno del dungeon potrete recuperare delle reliquie dalle diverse funzioni (gli stivali per muoversi più velocemente, l’amuleto in grado di potenziare l’uso del mana e via dicendo) che il corpo dell’eroe riporterà indietro una volta che sarà stato sconfitto.
Fino a questo punto l’idea non è malvagia, vero?
Il gioco è un dungeon crawler con visuale dall’alto, ma funziona in pratica come un twin stick shooter. Il GamePad può essere utilizzato per monitorare cosa si trova nel regno delle anime, per viaggiare al suo interno per superare ostacoli e per sconfiggere le creature che vi si parano davanti (un po’ come in Soul Reaver). Questo aspetto rende il titolo decisamente originale.

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Come in ogni RPG, avere molti punti magici equivale a scarsa resistenza fisica.

Ma c’è SEMPRE un però in questi casi.
Il gioco, che si presenta a volte in maniera molto anonima e in altre con delle scelte cromatiche davvero discutibili (nonostante l’attenzione riposta nell’accessibilità per i daltonici), non è assolutamente esente da difetti: non solo la grafica a volte presenta dei bug (niente di fastidioso, ma ci sono) dovuti a problemi di refresh della mappa che stiamo esplorando, ma la collisione con gli sprite ha qualcosa che non va, un feeling strano e inspiegabile che riguarda muri e ostacoli in particolare.
Ma la cosa più fastidiosa di tutte, in Temple of Yog, è la ripetitività assurda che può raggiungere: prima di vedere dei progressi veri dovrete sconfiggere i boss che vi si pareranno davanti dopo 5-6 stanze e – almeno all’inizio la cosa sarà davvero frustrante. Inoltre, la casualità con cui il dungeon è di volta in volta creato può giocare degli scherzi davvero assurdi, come farvi rinascere dentro a un muro o dritti nelle fauci del nemico.
Nel primo caso, a meno che non siate sfigatissimi, potrete shiftare nel regno delle ombre e spostarvi su quel piano per liberarvi, ma nel secondo potete dire addio il vostro eroe: anche i nemici più deboli (serpenti di m***a!) sono in grado di annullare il vostro personaggio in pochissimo tempo, facendovi lanciare improperi osceni a Yog.
E tutto questo non ha senso: il sottoscritto è sempre stato favorevole ai giochi difficili, se lo sono in nome di errori veri del giocatore. Quando si tratta invece di meccaniche di gioco “rotte” con addirittura morti dovute al caso, un prodotto non si definisce più difficile, ma semplicemente sbagliato.

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Potrete passare da visuale normale ad “underworld” quando vorrete tramite il GamePad.

Anche il sistema di combattimento non è affatto convincente: con l’analogico sinistro sposterete il vostro eroe, mentre con il destro lo farete sparare nella direzione che state puntando. Si rivela ben presto molto impreciso mirare ad uno dei ragni giganti che vi stanno venendo contro e vedere come il vostro colpo lo mancherà, quando dovrebbe essere sulla stessa traiettoria del suo, che invece vi colpirà in pieno. Per non parlare del corpo a corpo, che dovrete evitare assolutamente, pena l’obliterazione immediata.
Forse in questo caso un sistema di gioco più classico (alla Diablo, insomma) avrebbe giovato al tutto.
Al giocatore mancherà anche un qualsivoglia “sense of direction”, aggravato da un tutorial inesistente (rappresentato solo dallo schema dei controlli) e nessun hint su come gestire le quest (ne potrete mantenere attiva solo una alla volta), il tutto condito da una mappatura così peculiare dei tasti che spesso invece di mettere in pausa ucciderete il vostro eroe (premendo Start).
La scelta dei personaggi da usare sarà dettata dal vostro stile di gioco, dato che ognuno avrà non solo una distribuzione diversa di Punti Ferita, Punti Magia e Punti Ombra, cadenza di fuoco e gittata diversa, ma anche un’abilità speciale personale. Il guerriero entrerà in modalità berserker, il chierico si curerà, il mago si difenderà con un campo di forza e il ladro scatterà in velocità per portarsi fuori dal range nemico.

Tirando le somme per come si presenta allo stato attuale, Temple of Yog è comprensivo di una sola prima parte (la First Epoch, l’Era Selvaggia), ma come detto in apertura di recensione sono previste aggiunte in futuro: chi avrà acquistato il gioco ora le riceverà gratuitamente, mentre acquistare il gioco più avanti sarà più dispendioso.
Speriamo che queste aggiunte vadano a sistemare quello che per ora definirei quasi il primo early access per Wii U, anche perché visto il prezzo effettivo, qualche appassionato di indie retro potrebbe anche considerare l’idea di acquistarlo.
Tenete bene a mente però che – alla fine si tratta di una scommessa.

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Perché sì:
Perché no:
  • Commistione di generi

 

  • Ripetitivo
  • Alcuni bug
  • Stilisticamente migliorabile


About the Author

Edoardo Fusco

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.