Table Top Racing: World Tour – Derapate tra i giocattoli

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Posted 08/09/2016 by in PC

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PEGI:
 
by Nicola De Bellis
Recensione

Sapete a cosa non pensavo da anni? Re-Volt. Quello delle macchinine che corrono tra scenari miniaturizzati è un prurito che riesco a grattare molto di rado e francamente non ne capisco il perché. Toybox Turbos, l’erede ufficioso di Micro Machines, è stato una piacevole sorpresa dopo anni di silenzio assoluto nel genere; ora, a bomba, piove un nuovo gioco che mi riporta mentalmente a oltre sedici anni fa.

Table Top Racing: World Tour è un gioco di corse arcade basato sulle automobiline giocattolo, disponibile su PC e PlayStation 4. Come altri esponenti del genere sfoggia piste costruite tra mucchi di giocattoli, tavole imbandite, garage pieni di chincaglieria e altri crudeli ceffoni di nostalgia, nel caso, come me, foste uno di quei ragazzini che si divertiva a costruire circuiti tra i banchi di scuola, accumulando libri, penne e righelli alla bell’e meglio.
Forse avete già sentito questo titolo da qualche parte, specie se usate scrollare attraverso il marketplace iOS e Android. Ebbene si, la serie di Playrise Digital ha esordito su mobile tre anni or sono, accumulando una risposta di critica e pubblico buona abbastanza da osare con un sequel indirizzato a PC e console.

Far cadere i cubetti di ghiaccio abbassa la rampa e permette l'accesso a una scorciatoia.

Far cadere i cubetti di ghiaccio abbassa la rampa e permette l’accesso a una scorciatoia.

Partiamo dalle note positive: se c’è una cosa in cui Table Top Racing: World Tour riesce molto bene è ricreare l’appeal e il carisma di giochi come Micro Machines. Le piste sono coloratissime, ben dettagliate e ricche di piccoli particolari che strappano una risata. Esattamente come i giochi che lo ispirano è anche semplicissimo da imparare, grazie alla fisica arcade, facile da maneggiare; nell’arco di due minuti potete considerarvi già provetti piloti di macchinine giocattolo, che sembra una vaccata, ma ai tempi della scuola era un gran titolo a cui aspirare e ne vado tutt’oggi fiero.
Esteticamente è anche molto piacevole, nulla di eclatante, ma sfoggia buoni modelli, texture e illuminazione, a cavallo tra la modernità e la possibilità di far girare il gioco anche su macchine meno performanti. La stellina d’oro sulla questione, però, va all’estetica dei tracciati, ricchi di dettagli e generalmente molto ben costruiti.

 Non credevo avrei mai guidato un'auto giocattolo attraverso un sushi bar.

Non credevo avrei mai guidato un’auto giocattolo attraverso un sushi bar.

Per quanto siano belle da vedere e fluide da giocare, le piste sono anche incredibilmente corte, nell’ordine dei venti secondi per completare un giro. Sembra una scelta di design bizzarramente ereditata dalle limitazioni del suo predecessore mobile, comprensibile nel campo dei tablet, ma davvero bizzarro per una release su PC e console casalinghe. Non dico tutto ciò per essere stronzo, è un difetto che lascia l’amaro in bocca.
Una corsa della durata di poco più di un minuto è ottima se ci si gioca in autobus o sul trono di ceramica, ma il problema non è neanche questo. Per rimpolpare la durata degli eventi il numero di giri è, in media, cinque a pista. Avete idea di come ci si senta a correre cinque giri di una pista lunga si e no 15 secondi? È un po’ come ascoltare le storie di un nonno con l’Alzheimer, che riparte daccapo costantemente, senza mai arrivare al climax.

Vi parlo davvero col cuore in mano, questo è l’unico reale difetto di Table Top Racing: World Tour, ma finisce, tristemente, per trasformare un simpatico racing arcade in una sfida così breve e intangibile da non lasciare alcuna sensazione. Me ne dispiaccio, giuro. Apprezzo il lavoro di Playrise Digital, meccanicamente non ha nulla di sbagliato: i power-up sono perlopiù ben bilanciati, le auto di diverse categorie hanno velocità e maneggevolezza differenti e i circuiti hanno varie scorciatoie e piccoli segreti qui e lì a impepare il tutto.

Per essere piccole, le piste riescono di certo a essere intricate.

Per essere piccoli, i tracciati riescono di certo a essere intricati.

Sulla carta il loro lavoro è assolutamente corretto, ma, alla fin della fiera, mi tocca rispondere sempre a questa domanda: avrei continuato a giocare a Table Top Racing: World Tour se non avessi avuto l’obbligo di una recensione?
La risposta è, tristemente, no. Dopo aver completato le prime due coppe, nel giro di un’ora, ho avuto la sensazione di aver visto praticamente l’intero gioco. Qualche ora dopo, completato ogni singolo evento, ho scoperto di avere ragione.

Perfino le piste nello sfasciacarrozze riescono a essere esteticamente carine, ma sempre molto corte.

Perfino le piste nello sfasciacarrozze riescono a essere esteticamente carine, ma sempre molto corte.

Forse il problema è mio. Forse ho approcciato Table Top Racing: World Tour nel modo sbagliato, giocandolo per ore di fila, quando sembra mirato a piccoli snack, preferibilmente in multiplayer. Come ho detto, il gioco è tecnicamente solido, semplice da imparare quanto basta per essere un buon party game, ammesso che giochiate online, in quanto la modalità split-screen è del tutto assente.
In generale non me la sento di sconsigliarlo, non è stata un’esperienza negativa, ma di certo più blanda di quanto sperassi. Mi toccherà spolverare la cartuccia di Micro Machines 2 ancora una volta.

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Perché sì:
Perché no:
  • Graficamente piacevole
  • Semplice da imparare
  • Buone piste, con molti segreti
  • Divertente a piccole dosi
  • Una dozzina di auto e accessori da sbloccare

 

  • Nessun multiplayer locale
  • Tracciati cortissimi
  • Può stufare facilmente
  • Musiche non fantastiche


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.