Stranger of Sword City – La grande caccia

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Posted 01/07/2016 by in PC

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PEGI:
 
by Ruka
Recensione

Che quello dei dungeon crawler non sia esattamente il più gettonato tra i generi videoludici, non è certo una novità: tali titoli spesso vengono bistrattati per la povertà visiva dovuta all’effettistica minimalista e al continuo ripetersi di labirintici ambienti formati perlopiù da lunghi corridoi in cui affrontare mostruosità di varia natura e reperire il sempreverde bottino. Sotto questo profilo, Stranger of Sword City non reinventa, né rinnova nulla, rivelandosi tuttavia un buon esponente di un genere che il più delle volte fatica a lasciare la sua terra di origine ed approdare sui nostri lidi.

Sarà quindi riuscito il Team Muramasa a confezionare un prodotto contenutisticamente valido, capace di accontentare gli appassionati ed avvicinare i neofiti ? Trovate la risposta nelle righe successive.

Una cosa è certa: il titolo può vantare un'artstyle superbo.

Una cosa è certa: il titolo può vantare un’artstyle superbo.

Sempre più voli di linea stanno venendo colpiti da una calamità ignota: interi aerei spariscono nel nulla assieme a tutto il carico di passeggeri, senza lasciare traccia alcuna. Manco a dirlo, noi (il giocatore) ci ritroviamo ad essere gli unici sopravvissuti in seguito allo schianto e ben presto appureremo di trovarci in una dimensione parallela chiamata Escario, i cui abitanti ci attribuiranno il titolo di “Stranger“, nomea di chi come noi arriva dal cielo. Qui, grazie ad una forza di gravità ridotta rispetto a quella terrestre, gli Stranger possono muoversi ad una velocità maggiore e trasportare con facilità grossi carichi, rendendo tali individui perfetti per il ruolo di combattenti.
Così, cooperando con altri esseri umani arrivati lì nel suo stesso modo ed intenti ad andarsene, al giocatore spetterà il compito di cacciare particolari bestie che, al momento della loro morte, rilasceranno i Blood Crystal, gemme contenenti il potere degli dei.

Un incipit che di certo non brilla per originalità, dipanandosi poi in una trama non priva di qualche spunto interessante e dotata di finali multipli, ma che nel complesso non riesce a catturare l’interesse di chi gioca.

Ultimamente lo leggo spesso.

Ultimamente me lo dicono spesso.

Laddove però la narrativa fallisce, il gameplay invece riesce nel confermarsi come colonna portante dell’esperienza, poiché comprensivo di numerose sfaccettature e meccaniche che lasceranno deliziati gli amanti del genere. Si parte con la creazione del proprio alter ego, scegliendo inizialmente tra una discreta varietà di avatar (e potendo importarne uno personalizzati nella versione PC), decretandone poi classe e tratti caratteristici come età, sesso, voce, statistiche ed abilità. Lo stesso è possibile con gli altri membri del party, con l’unica variante rappresentata dalla possibilità di sceglierne anche la razza e consentendo così di avere un party formato completamente da creazioni del giocatore, ma nulla vi impedisce di buttarvi subito nel vivo dell’azione usufruendo di alcuni personaggi preimpostati. Terminata la fase di creazione e accettata la nostra prima quest, si è pronti a tuffarsi nell’esplorazione dei dungeon.

Tante sono le mostruosità che s'incontrano nei dungeon e non tarderanno a darvi filo da torcere.

Le aberrazioni che s’incontrano nei dungeon, non faticheranno a darvi filo da torcere.

Parlando proprio dei labirinti e della loro struttura, è impossibile non notare come essi non si discostino per nulla dai canoni del DRPG: certo, l’ambientazione potrà variare, ma la sostanza rimane quella di numerosi ed intricati corridoi da percorrere casella per casella, mentre la mappa viene rivelata man mano che l’esplorazione procede, cercando di sopravvivere alle tonnellate di trappole sul cammino ed ovviamente ai mostri che attaccheranno il gruppo di avventurieri.

Nemmeno in combattimento, Stranger of Sword City cerca di innovare alcunché, presentando un classico battle system a turni suddiviso in due fasi (pianificazione e azione) che vede come unici elementi di rilievo quelli di Morale e Divinity. La prima è una statistica che aumenta nell’infiggere o ricevere danni, le seconde invece sono abilità o magie particolarmente potenti che sfruttano la suddetta.

Tra i portrait disponibili c'è l'imbarazzo della scelta.

I due diversi character design dei portrait stonano abbastanza tra loro.

Affinando quindi le vostre abilità di combattimento ed esplorazione, avrete l’onere di dare la caccia a determinati mostri, tali Lineage Type da cui ottenere i Blood Crystal, necessari per sbloccare le Divinity e procedere così nell’avventura.

Al di là della tenacia di questi coriacei nemici, sarà vostro dovere anche scovarli, in quanto non avrete mai la loro posizione esatta, ma solo indicazioni generiche contenute nell’apposito menu. Donando le preziose gemme ad una delle tre divinità presenti nell’universo di gioco, è possibile sbloccare Divinity diverse che però potrebbero cozzare con le vostre necessità, per cui occorre fare attenzione essendo la scelta irreversibile ed influenzante il finale.

Inoltre, data la sua struttura, la produzione del Team Muramasa vi porterà via molto tempo speso in sessioni di grinding, poiché l’esperienza richiesta a far salire di livello i personaggi è davvero tanta e la necessità di multiclassare le unità per godere di abilità multiple, né dimezzerà lo stesso.

Troverete il primo Lineage Type in modo guidato, ma i rimanenti saranno affar vostro.

Troverete il primo Lineage Type in modo guidato, ma i rimanenti saranno affar vostro.

Fastidiosa inoltre la presenza del permadeath: ogni personaggio ha un numero prestabilito di Life Point in base alla sua età, i quali tendono a diminuire ogni volta che esso va al tappeto ed esauriti i quali muore definitivamente. Va bene la difficoltà, ma c’è un limite a tutto ed in un gioco come questo che non presenta scorciatoie utili a livellare velocemente le unità, la morte permanente è solo deleteria e causa di frustrazione.

Nulla da segnalare sul profilo prettamente tecnico: visivamente il gioco si difende bene grazie agli ottimi artwork, ma perde di qualità nella componente tridimensionale, laddove fanno capolino texture tutt’altro che dettagliate e pochissimi poligoni a formare il tutto; di ottima qualità colonna sonora e doppiaggio nipponico.

In definitiva, Stranger of Sword City è, senza mezzi termini, croce e delizia degli appassionati di questo genere, abituati a fare i conti con difficoltà elevate e fattori potenzialmente tediosi. Al contrario, i neofiti dovrebbero starne alla larga, poiché per loro potrebbe rappresentare solo l’ennesima scusa per buttar giù il calendario. Uomo avvisato…

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Perché sì:
Perché no:
  • Gameplay profondo e strategico
  • Longevo
  • Componente 2D di qualità
  • Punitivo

 

  • Il permadeath lo rende frustrante
  • Tanto grinding
  • Punitivo

 


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Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?