Stories: The Path of Destinies – La volpe a nove vite

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Posted 25/05/2016 by in PC

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by Ruka
Recensione

Nel videogioco moderno, la componente narrativa è un elemento sempre più preponderante, pur non risultando essenziale ai fini del gameplay, questo ovviamente se si escludono generi come le avventure grafiche od il parco titoli targato Telltale.
Molto spesso si parla di “trama nel gioco” e di come questa sia influenzata dalle azioni del giocatore, ma raramente di come essa influenzi le stesse: il talentuoso team di Spearhead Games deve aver pensato la stessa cosa quando ha iniziato i lavori per Stories: Path of Destinies, titolo in cui ogni vicolo cieco equivale ad una porta aperta.
Per comprendere appieno l’ossimoro di cui sopra, è necessario vestire panni e pelliccia dell’ex pirata ed autoproclamato eroe Reynardo, invischiato in un’atroce guerra tra l’armata dei ribelli e l’esercito di corvi sotto il comando dell’imperatore ranocchio, il tiranno di turno intento nell’oppressione di un colorato mondo abitato da animali antropomorfi.
Inizialmente, col basilare compito di salvare l’amico Lapino dalle grinfie dei pennuti, il nostro eroe (e il giocatore) imparerà che la decisione più ovvia non è spesso la più azzeccata, terminando la sua rocambolesca avventura in un finale che ha del disastroso a dir poco. Ma nulla è veramente concluso, in quanto il canide si ritroverà al punto di partenza ogni volta che le cose non andranno per il verso giusto, munito però della consapevolezza ottenuta dalle scelte intraprese, cercando così di raccapezzarci qualcosa in questa epopea a cavallo tra le timeline.

Il narratore non perderà opportunità per sbeffeggiare alcuni cliché.

Il narratore non perderà opportunità per sbeffeggiare alcuni cliché.

Tra un’azione sbagliata e un’altra peggio, Reynardo apprenderà pian piano quella che è la via giusta da seguire e nel farlo amplierà anche il suo repertorio di mosse a disposizione: il gameplay di base infatti non si discosta molto da quello che è un comunissimo action con elementi da gioco di ruolo. Il nostro protagonista si muoverà attraverso gli stage dal punto A al punto B, affettando le orde di corvi che gli si pareranno davanti, affrontando sezioni platform “guidate” (la primissima abilità sbloccata consente di agganciarsi ad alcuni oggetti con la semplice pressione di un tasto) ed occasionalmente sgusciando alle spalle degli ignari sventurati durante sparuti frangenti stealth, invero abbastanza approssimativi nella realizzazione.
Ogni run dura circa un’ora, ma, prima di urlare allo scandalo, tenete presente che il titolo è fortemente incentrato sulla rigiocabilità, poiché il susseguirsi di partite si rivela necessario non solo per lo sblocco di tutti i finali che a loro volta porteranno a quello vero, bensì anche per l’ottenimento di abilità di tier superiore, inottenibili in un singolo playthrough ed essenziali per tenere testa a nemici che, di partita in partita, si faranno sempre agguerriti e coriacei.

Da ogni finale si ottiene sempre qualcosa.

Da ogni finale si ottiene sempre qualcosa.

D’altronde la volpe non sarà l’unica a potenziarsi col precedere dell’avventura e ciò renderà i combattimenti sempre più impegnativi, seppur essi non sfocino mai nel proibitivo o frustrante, forse grazie anche ad un’intelligenza artificiale funzionale ma non eccelsa. Il combat system che muove i vari battibecchi si rifà perlopiù al Free Flow System di mamma Rocksteady, con l’unica eccezione che qui offesa e difesa vengono gestite da un unico tasto: premendo il pulsante adibito all’attacco in combinazione con la levetta analogica sinistra direzionata verso chi sferra il colpo, è possibile parare e successivamente contrattaccare. Sono presenti poi uno scatto/schivata che a livelli più alti consente di passare attraverso i nemici danneggiandoli ed il sopracitato gancio che oltre agli elementi dello scenario, può acchiappare il disgraziato di turno (o il suo scudo) per portarlo verso una morte certa.
Essenziale poi si rivela il loot contenuto nei forzieri ed in minor quantità nei fragili contenitori sparsi per tutto il gioco, perché rappresentato principalmente da materiali per il crafting, attività usufruibile presso gli appositi banchi da lavoro posizionati in punti specifici nei livelli.

Utilizzare una spada elementale si traduce in una discreta quantità di particellari su schermo.

Utilizzare una spada elementale si traduce in una discreta quantità di particellari su schermo.

Sarà quindi possibile, materiali permettendo, costruirsi una delle tre spade elementali: tali gingilli, oltre ad arrostire, ghiacciare e fare il caffé, serviranno ad aprire le rispettive porte che condurranno a dei forzieri speciali contenenti, in aggiunta ai soliti materiali, anche delle gemme da incastonare nel guanto di Reynardo per ottenere bonus passivi come un miglioramento dei colpi critici, più probabilità di trovare bottino raro e così via. Ma non finisce qui, perché proprio grazie alle sue nuove abilità e all’equipaggiamento il protagonista avrà l’opportunità di sfruttare percorsi alternativi o scorciatoie, in modo da rendere le varie run diverse quel tanto che basta a non far scadere l’esperienza nella ripetitività più totale, sebbene verso la fine delle circa 10 ore necessarie per portare a termine il tutto tale sensazione non tardi a manifestarsi.
In tutto ciò, menzione d’onore va sicuramente alla voce narrante che per l’intera durata dell’avventura ci narrerà (cos’altro può fare una voce narrante sennò?) le eroiche gesta di protagonista e soci, spesso punzecchiando quelli che sono i cliché del fantasy in generale e, nel farlo, citare una miriade di altri titoli o criticare le scelte di game design del gioco stesso, strappando più di una risata al giocatore.

Non fatico a crederlo.

Non fatico a crederlo.

Sul profilo prettamente tecnico ci troviamo di fronte ad un gioiellino non privo però di qualche sbavatura. Texture coloratissime e dettagliate, illuminazione ed effetti particellari sfoggiano tutta la bellezza di un Unreal Engine 4 impiegato degnamente per una produzione di stampo fantasy. Purtroppo non si può dire lo stesso delle animazioni, di qualità altalenante, le quali variano da gradevoli in combattimento a legnose durante alcune cutscene. Essenziali i modelli poligonali, anche se forse si sarebbe potuto fare di più. Parlando nello specifico della versione PC poi, c’è un piccolo ma fastidioso bug da segnalare: nel primo livello il gioco tenderà, non si sa per quale ragione, a cambiare costantemente i dettagli da alti a bassi e viceversa. Al momento della recensione non è stata rilasciata alcuna patch a riguardo, ma si spera che il problema venga risolto presto o tardi.
Se il comparto grafico presenta qualche debolezza a mitigarne la qualità complessiva, sul fronte audio si è di fronte ad un tripudio di eccellenza, non tanto per musiche azzeccate (splendide in ogni caso) od effetti sonori particolari, quanto piuttosto per la voce narrante di cui sopra che da sola rappresenterebbe un possibile movente d’acquisto.
In definitiva, qualora vi sentiste desiderosi di salvare il destino del bosco piccerrr…di Reynardo e dei suoi amici, non vi resta che spendere quei 14,99 € su Steam o 10,99 € sul PlayStation Store.

Ricordate di farlo con la spada giusta però.

premi_3premi

Perché sì:
Perché no:
  • Rigiocabilità elevata
  • La voce narrante
  • Combat system divertente

 

  • Verso la fine tende a ripetersi
  • Alcune sbavature nel comparto tecnico
  • Prima o poi finisce

 


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Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?