Star Ocean: Integrity and Faithlessness – Stelle cadenti

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Posted 12/07/2016 by in PlayStation 3

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PEGI:
 
by Ruka
Recensione

Personalmente ritengo che in un gioco di ruolo nipponico la componente fondamentale sia rappresentata dal gameplay: l’aver valutato positivamente produzioni tecnicamente arretrate o altre in cui non è esattamente la narrativa a farla da padrone ne è la prova concreta. Tuttavia, l’essere l’elemento portante di un’esperienza non vuol dire dover per forza sminuire tutto ciò che lo circonda e che accompagna il giocatore nella godibilità del titolo.
Evidentemente i programmatori di tri-Ace non la pensavano allo stesso modo e, durante lo sviluppo di Star Ocean: Integrity and Faithlessness, hanno deciso di valorizzare determinate e ben poche cose a discapito di molte altre, relegando la produzione nella categoria che detesto di più, ossia la famigerata “vorrei ma non posso“. E credetemi, la sensazione di trovarsi di fronte ad un’opera incompleta, ostentante frettolosità di varia natura, non è per niente piacevole. Ma andiamo con ordine.

Gli scorci apprezzabili non mancano. Almeno quelli.

Gli scorci apprezzabili non mancano. Almeno quelli.

Il giovane Fidel è il miglior spadaccino del villaggio di Shtal e, assieme all’amico Ted e alle guardie, ogni giorno lavora duramente per difenderlo da ogni tipo di minaccia. Un brutto giorno, però, un gruppo di banditi locali particolarmente agguerriti decide bene di sferrare un poderoso assalto nottetempo all’innocuo paesello.
I ragazzi riescono a sventare il pericolo respingendo i farabutti, realizzando al contempo che la sicurezza non basta comunque a garantire serenità agli abitanti di Shtal. Così, la mattina seguente, Fidel accompagnato dall’amica d’infanzia Miki (che guarda caso eccelle nel ruolo di healer), decide di mettersi in viaggio per la capitale, con lo scopo di chiedere supporto al re attraverso l’invio di truppe aggiuntive. Normalmente, come da canone in questo genere, da un banale incipit spesso scaturiscono vicende degne di nota, capaci di entusiasmare il giocatore e trascinarlo nell’universo di gioco. Ebbene, per questo nuovo capitolo di Star Ocean, non è affatto così: partendo da un plot prevedibilissimo in quelli che dovrebbero essere colpi di scena, poi passando per personaggi che non fanno nulla per liberarsi dalla sagomatura dello stereotipo e finendo nell’evoluzione inesistente degli stessi, ne risulta che il comparto narrativo della produzione tri-Ace è, a mio parere, un mezzo sfacelo.

Non potete capire l'importanza artistica e culturale di questo screenshot.

Non comprenderete mai l’importanza artistica e culturale di questo screenshot.

Pad alla mano fortunatamente le cose migliorano: l’intera avventura si svolge in un mondo suddiviso in zone, alcune delle quali macroaree, altre invece semplici corridoi, e nelle quali è possibile trovare ogni genere di mostruosità pronta a tramutarsi in preziosi punti esperienza. Una volta ingaggiato un gruppo di nemici non vi sarà transizione alcuna, un po’ come succede in Tales of Zestiria, senza però presentare i medesimi problemi di telecamera.  Il battle system, completamente action, ha come punti cardine i due tasti adibiti ad attacco leggero e pesante, la cui pressione prolungata attiverà le skill assegnate tramite il menu apposito. Il resto del pad serve principalmente a cambiare personaggio nel corso della battaglia e a richiamare un menu circolare atto all’utilizzo di oggetti ed all’esecuzione di spell curative e offensive.
Di particolare importanza poi, sono le Reserve Rush, ossia potenti tecniche che andranno attivate consumando uno o più segmenti di una barra la quale si riempirà a furia di tirar mazzate ai malcapitati di turno e che, a seconda della carica, al termine della battaglia premierà il giocatore con quantità aggiuntive di denaro, esperienza ed SP.
Va detto, però, che se da un lato il sistema di combattimento regala soddisfazioni data la sua tecnicità (alternare bene fendenti, schivate e parate si rivela fondamentale per sopravvivere agli scontri più ostici), da un altro è innegabile come l’azione risulti poco chiara da interpretare, data la presenza di sette membri del party e di altrettanti nemici su schermo, rendendo la vita difficile a chi vuol giocare più sull’abilità e meno sul button mashing.

In combattimento, il più delle volte faticherete a capire cosa sta succedendo.

In combattimento, il più delle volte faticherete a capire cosa stia succedendo.

Fuori dalle risse, l’esplorazione si svolge in modo piuttosto classico: durante il continuo peregrinare, è possibile imbattersi in svariati forzieri contenenti gli oggetti più disparati e fermarsi in determinati punti, comodamente segnati sulla minimappa, atti al gathering di materiali.
Proprio riguardo tutto quel che ruota attorno al crafting, è necessario fare un discorso sulle Speciality, ossia determinate abilità passive che si sbloccano in seguito al completamento di missioni secondarie e che consentono, ad esempio, di cucinare particolari pietanze che una volta consumate agiscono come buff temporanei, di costruire equipaggiamento utile alla bisogna oppure di produrre pozioni ben più effettive della roba acquistabile dai mercanti. Altre invece agiscono sull’esplorazione, attivando feature come la visibilità dei forzieri sulla mappa o abilitando all’utilizzo di alcune emote che solo Fidel potrà eseguire (e ciò mi sembra una cosa dannatamente inutile, non essendoci alcuna modalità multigiocatore online e nessuna interazione con gli NPC). Per finire, fa capolino un sistema di ruoli, potenziabili tramite i sopracitati SP ed assegnabili liberamente ai personaggi, che potranno godere così di miglioramenti mirati alle statistiche, alcuni effetti passivi o la possibilità di infliggere più danni contro determinate tipologie di mostri.

Potete ammirare la dettagliatissima schermata delle statistiche. Come "quali statistiche"?

Potete ammirare la dettagliatissima schermata delle statistiche. Come “quali statistiche”?

Tornano inoltre le Private Action, ossia eventi secondari dedicati allo sviluppo di relazioni tra i membri del party, le quali, attivabili solo nei centri abitati in prossimità delle locande, garantiranno effetti bonus e piccole variazioni della trama principale nella parte finale dell’avventura.
Sul profilo tecnico, nella sua versione PlayStation 4, il titolo si difende bene, ma non benissimo, presentando un comparto texture altalenante ed un sistema d’illuminazione non proprio al top, ma potendo vantare modelli poligonali di discreta fattura e animazioni tutto sommato passabili. Quel che immediatamente salta all’occhio però, è uno dei difetti principali dell’intera esperienza: manca completamente la cura per i dettagli e lo appurerete fin dall’inizio del gioco.
Prendendo come esempio i centri abitati, essi possono vantare uno stile architettonico visivamente piacevole ed adatto al contesto, ma risultano vuoti, spogli di una qualsivoglia forma di vita, che dubito riuscirete a trovare nei tre o quattro npc a zonzo per le strade e tranquillamente trapassabili, poiché inspiegabilmente privi di collider. Quando invece la situazione si farà caotica, sia essa dentro o fuori i combattimenti, vedrete i tanto sbandierati 60 fotogrammi al secondo crollare vistosamente.
A poco quindi servono l’eccellente colonna sonora ad opera del buon Motoi Sakuraba e l’ottimo doppiaggio, sia inglese che giapponese, sulla bizzarra scelta di rendere le cutscene interattive (ci si può muovere liberamente in giro mentre due o più personaggi parlano), che elimina sì la transizione tra gameplay e dialoghi, ma che rinuncia completamente all’enfasi sugli stessi ed al conseguente coinvolgimento da parte del giocatore. Di “positivo” c’è che qualora foste interessati soltanto alla storia principale, escludendo qualsiasi altra attività collaterale, vi ci vorranno una quindicina d’ore per arrivare ai titoli di coda.

In definitiva, Star Ocean: Integrity and Faithlessness è forse il punto più basso raggiunto finora dalla serie: le evidenti pecche del comparto narrativo e tecnico non ne oscurano le qualità del gameplay, ma ne minano inevitabilmente la godibilità complessiva, rendendolo adatto principalmente a chi è riuscito ad apprezzare la mediocrità di The Last Hope ed assolutamente sconsigliato a chi, come il sottoscritto, si aspettava un nuovo inizio in termini qualitativi per questa saga.

Potete acquistarlo qui.

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Perché sì:
Perché no:
  • Gameplay solido nelle meccaniche
  • Ottimi colonna sonora e doppiaggio
  • Buon battle system ma…

 

  • …le battaglie confusionarie non lo valorizzano
  • Narrativamente piatto
  • Scarsa longevità della main quest
  • Tecnicamente povero

 

Star Ocean: Integrity and Faithlessness – Steelbok Limited Edition – PlayStation 4 (Videogioco)


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Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?