Se mi ami, non morire – Le nuove migrazioni raccontate via Whatsapp

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Posted 22/11/2017 by in Android

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by Sara Porello
Recensione

A incuriosirmi, lo ammetto, è stato il titolo, così romantico e drammatico (ancora di più nella sua versione originale: Bury me, my Love); quando però ho scoperto di cosa parlava il gioco, la mia prima reazione è stata di istintiva diffidenza, perché non sono un’amante delle storie ambientate nel contemporaneo Medio Oriente. Ma il gioco aveva quel proverbiale “non so che” che mi ha attirata a pelle e che mi ha fatto pensare: mi ispira, voglio provarlo.

E quindi eccomi qui, a recensire un gioco decisamente particolare, che, in effetti, ha una componente videoludica molto limitata, avvicinandosi piuttosto a quello che definirei un “romanzo breve via Whatsapp“.

Se mi ami, non morire è un gioco per dispositivi mobili, disponibile per sistema Android e iOS, distribuito da Playdius e sviluppato dai francesi di The Pixel Hunt. Al setting e alla trama ho già fatto cenno: il gioco segue le vicende di Nour, giovane siriana che decide di fuggire dal suo paese devastato dalla guerra civile per migrare in Europa, e di suo marito Majd, che è invece costretto a rimanere in Siria per occuparsi della madre. Tramite i messaggi che si scambiano Majd e Nour, seguiremo il viaggio della speranza della ragazza, con tutte le asperità e le drammatiche esperienze di cui spesso leggiamo sui media. Questo aspetto mi ha incuriosito molto, perché non capita di frequente d’imbattersi in un videogioco così “ancorato” alla realtà, che tratta tematiche così delicate e attuali. Anzi, per essere precisi, a me non è mai capitato.

Nour è una ragazza di buonsenso…

Il secondo aspetto che mi ha colpito è stata la modalità scelta per la narrazione; in questo titolo, infatti, la storia dei due protagonisti viene raccontata simulando uno scambio di messaggi tramite un’app di messaggistica istantanea. In genere quando gioco preferisco usare il tablet piuttosto che lo smartphone, ma in questo caso, per vivere un’esperienza più immersiva, ho fatto un’eccezione; giocare Se mi ami, non morire su smartphone si è rivelata la scelta giusta, perché mi ha permesso di immedesimarmi maggiormente nel protagonista che tiene tra le mani quel piccolo apparecchio in attesa dei messaggi della donna che ama. A rendere il tutto più verosimile, nel gioco è disponibile una modalità in tempo reale (o quasi), per cui la ricezione dei messaggi si interrompe quando la protagonista non può rispondere; quando sarà nuovamente disponibile, i suoi nuovi messaggi ci verranno notificati, come in una vera chat. Si tratta di un’idea davvero brillante, che ho apprezzato molto, anche perché il gioco manca di qualsiasi azione, e consiste fondamentalmente nel leggere la chat dei due; per questo motivo, giocarlo per più di dieci minuti consecutivi potrebbe risultare assai noioso. Ma quando Nour ci scrive che sta per andare a dormire, o che deve spegnere il cellulare per risparmiare batteria, possiamo tranquillamente dedicarci ad altro, ben sapendo che per un po’ non ci scriverà. Questa modalità è comunque disattivabile, e la storia può essere giocata “tutto d’un fiato”.

Ogni tanto Nour ci manderà qualche selfie scattato durante il suo viaggio.

Dal punto di vista tecnico non c’è molto da dire, in quanto il gioco riproduce l’interfaccia grafica e audio di un’app di messaggistica istantanea. Ogni tanto Nour ci invierà delle foto, ma la scelta degli sviluppatori, a mio parere azzeccata, è stata quella di avvalersi di disegni, in un stile da fumetto “maturo”, molto realistico.

Anche il gameplay è piuttosto scarno e può essere riassunto facilmente. Di fatto, il compito del giocatore sarà quello di leggere i messaggi di Nour e di rispondere; nella maggior parte dei casi, ci sarà una sola risposta possibile, al massimo una scelta tra due opzioni, utile soltanto a personalizzare l’atteggiamento del protagonista, ma priva di ripercussioni sul gioco. Le scelte che invece influenzano significativamente la storia sono davvero poche, ed è un peccato. È un peccato anche non poter “scambiare” il punto di vista, ossia giocare nei panni di Nour; anche perché, giocando la storia, si capisce nettamente che è lei la protagonista dell’azione, mentre Majd in sostanza non è che uno spettatore. Entrambi i personaggi, comunque, sono ben caratterizzati e riescono a farci sentire “vicini a loro”, pur provenendo da una cultura aliena a noi, ma soprattutto trovandosi in circostanze lontanissime da quelle della nostra quotidianità. Di loro sappiamo pochissimo, e quel poco che possiamo ricostruire della loro vita lo deduciamo dai messaggi; intuiamo per esempio che Nour lavorava in ospedale, mentre Majd lavora probabilmente in un negozio, pur avendo alle spalle studi in storia dell’arte.

Talvolta le loro conversazioni suonano un po’ artefatte, ma bisogna riconoscere che gli sviluppatori hanno provato a rendere la chat più verosimile possibile – ad esempio quando Nour scrive “Mi prendi per il cupo?”, per poi correggersi nel messaggio successivo, ripetendo però lo stesso errore, e infine prendendosela per la propria incapacità di digitare correttamente. Una sensazione che, personalmente, conosco bene! Nel complesso, comunque, i loro dialoghi sono di gran lunga grammaticalmente e stilisticamente migliori di una normale conversazione su Whatsapp; ma del resto, come ho già detto, stiamo parlando di un gioco molto simile a un “romanzo breve via Whatsapp“, e quindi la componente linguistica non poteva essere sciatta e trasandata come nella realtà.

Rispondere alla disperazione con un’emoji non è proprio il massimo… Ma benvenuti nell’era di Whatsapp!

Conosciamo tutti bene quello che si prova quando scriviamo a una persona cara, per poi rimanere in trepidante attesa della sua risposta, con quel misto di ansia, timore, impazienza, ma anche di curiosità e speranza, e chissà quanti altri sentimenti. Mi risponderà? Perché non mi risponde? Cosa è successo? Cosa mi scriverà?

Ora immaginate che la persona cara a cui avete appena scritto non abiti nella tranquilla e rassicurante città italiana o europea in cui vivete, ma in un paese devastato dalla guerra civile, in cui ogni passo che fa potrebbe essere l’ultimo, in cui in qualsiasi momento una raffica di proiettili o una bomba potrebbe mettere fine alla sua esistenza. Immaginatela mentre affronta un viaggio da sola, in paesi stranieri e spesso ostili, circondata da pericoli di ogni tipo: da quelli più essenziali, come la fame, il freddo e la fatica, fino a quelli determinati dalla situazione in cui si trova, alle prese con forze di polizia che potrebbero arrestarla in qualsiasi istante o con l’ostilità degli abitanti del luogo.

I nostri consigli saranno determinanti per decidere l’esito del viaggio di Nour.

Ecco, questa è l’esperienza offerta da Se mi ami, non morire; un’esperienza che, probabilmente, vi farà osservare il conflitto siriano – e i fenomeni migratori in generale – con altri occhi: gli occhi della compassione, un sentimento che a molti di noi, purtroppo, ancora manca.

Loro come noi

Whatsapp

Perché sì:
Perché no:
  • Idea originale
  • Tematica attuale e interessante

 

  • Alla lunga la mancanza d’azione lo rende noioso
  • Poche scelte significative

 

 


About the Author

Sara Porello
Sara Porello

Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro.Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.