Root Letter – Missive dal passato

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Posted 18/11/2016 by in PlayStation 4

Piattaforma: ,
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Rugerfred
Recensione

Nonostante la console portatile Sony sia bistrattata da tutto e da tutti e si sentano sempre più developer annullare port per PS Vita, ogni tanto qualcosa di interessante spunta. Negli ultimi tempi si tratta di localizzazioni principalmente di giochi asiatici, e Root Letter (o √Letter, se vi piacciono i simbolini) è senza dubbio uno di quei titoli su cui tenevo gli occhi da un po’, aspettandone la pubblicazione al di fuori del Giappone.

Root Letter

Non mancherà ovviamente la possibilità di scegliere il nostro nome.

Come al solito mi trovo in difficoltà a parlare di un gioco di questo genere: voglio evitare accuratamente di spoilerarvi il gioco, dato che buona parte dell’esperienza dipende dallo svelare i fatti riguardanti le vicende narrative (e poi il Tracotanza si arrabbia). Senza svelare importanti dettagli, ma limitandomi alla premessa, posso dirvi che la visual novel sviluppata da Kadokawa Games è incentrata sul rapporto tra il protagonista e una sua vecchia “amica di penna” che non sente da 15 anni, fino al momento in cui trova una “lettera perduta” dal preoccupante contenuto. Decidendo di voler comprendere meglio quest’ultima lettera e le vicende a essa collegate, il protagonista partirà per Shimane, città da cui provenivano le lettere.

Root Letter

La prima lettera di Aya Fumino, la nostra amica di penna.

A livello di gameplay l’elemento su cui gli sviluppatori hanno puntato di più è la cosiddetta Max Mode, una modalità “investigativa” in cui il protagonista si fomenterà iniziando a urlare cose per provocare reazioni nel suo interlocutore. E funziona. Vorrei fosse uno scherzo, ma purtroppo è la verità. L’interazione all’interno del gioco per fortuna però non si limiterà solo al dialogo con i personaggi e a questa terribile modalità, ma saremo portati anche a investigare alcuni ambienti (una meccanica che i giocatori dei vari Ace Attorney conoscono bene), a esplorare la città tramite una comoda mappa, e a ricordarci le nostre risposte alle lettere della nostra amica. Un aspetto interessante è che a seconda della risposta che ricordiamo di aver dato il finale del gioco cambierà, portandoci a uno dei 5 possibili epiloghi.

Root Letter

Non saranno solo i personaggi a fornirci indizi.

A livello artistico è tutto molto gradevole da vedere, con scenari davvero curati. La città di Shimane poi ci presenterà dei punti di interesse realmente esistenti, un po’ come era accaduto in Akiba’s Trip: Undead & Undressed, ma risultando un po’ meno “pubblicitario” nel caso di Root Letter. È una cosa che a quanto pare sta diventando sempre più comune in alcuni giochi giapponesi, che puntano anche a “spingere” una determinata zona o città dal punto di vista turistico, e credo che al riguardo i videogiochi possano anche essere uno strumento interessante da questo punto di vista.
Per quanto concerne l’ambito musicale, la colonna sonora fa il suo lavoro accompagnando la narrazione con il giusto mood.

Root Letter

Se il turismo videoludico fa per voi, avrete pane per i vostri denti.

Nel complesso il giudizio personale su Root Letter è piuttosto sbilanciato. Da una parte abbiamo un setting curato, un comparto artistico degno di nota, e una premessa intrigante. Dall’altro abbiamo un gameplay incoerente e un’evoluzione della storia deludente, con molti dei finali che potrebbero far storcere il naso. Se considerate poi che il gioco vi costa 39,99 € nella versione PS Vita e 54,99 € nella versione PlayStation 4 sul PSN Store, il mio consiglio è di considerarne l’acquisto solo se siete davvero dei giocatori intensivi di visual novel.

Root Letter Premi

Perché sì:
Perché no:
  • Setting suggestivo e curato

 

  • Narrativamente insoddisfacente


About the Author

Rugerfred

Game Designer freelance, videogiocatore, sperimentatore musicale e affamato di sapere. Ha un conto aperto con Volfied e troppi progetti aperti e non finiti per poter vivere tranquillamente. Cerca di dividere il proprio tempo libero tra gioco analogico e digitale, trovandosi così con giochi che occupano la maggior parte del suo spazio virtuale e fisico.