Rise of Nations: Extended Edition – Recensione

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Posted 25/06/2014 by in PC

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YOH-OH!:

Moltissimi elementi di innovazione per l'epoca, strategicamente profondo, le partite non possono terminare in una click-fest
 

ARR!:

Grafica leggermente datata
 
by Rugerfred
Recensione

Undici anni. Undici lunghissimi anni di attesa. Era il lontano 2003 quando Rise of Nations venne pubblicato tramite Microsoft. Ora, nel 2014, senza nessun preavviso eccolo spuntare su Steam in versione Extended, edizione che comprende l’espansione Thrones and Patriots ed altre migliorie. Avrà retto il peso degli anni? Sarà invecchiato male come molti altri giochi di una decade fa oppure l’Extended Edition è in grado di resistere alla concorrenza dei tempi moderni? Andiamo a scoprirlo insieme.

Per chi non avesse mai sentito nominare Rise of Nations, sappia che è uno strategico in tempo reale che provò ad innovare il tradizionale sistema degli RTS, introducendo alcuni elementi inediti per l’epoca. Nonostante la base sia un RST storico “ad epoche”, come Age of Empires, Age of Mithology ed Empire Earth, inserì per esempio un sistema di confini nazionali esplicito tipico di strategici a turni come la serie Civilization, rendendo la mappa suddivisa in maniera naturale tra le varie nazioni con il procedere della partita. Il progredire di alcune tecnologie così come  alcuni edifici che possiedono una propria area di influenza di fatto aumentano i confini del territorio controllato dal giocatore. Il confine non è un vezzo puramente estetico: determina l’area nel quale è possibile costruire ed inoltre logora le unità nemiche all’interno del proprio confine provocando loro un danno continuo nel tempo, mitigato solamente da unità di rifornimento truppe ed impedendo tecniche di aggressione poco realistiche. Si può dire che la funzione dei confini abbia un ruolo quasi centrale in questo gioco, tanto più che il titolo vi è legato a doppio filo: Rise of Nations è un gioco che tratta di nazioni e della loro crescita. Parlando delle città presenti all’interno della propria nazione, esse diventano più significative man mano che costruiremo edifici nella loro area. Creare mercati interni, vie di collegamento e renderle indipendenti nella raccolta di risorse è uno dei punti chiave di questo gioco perché una nazione che si rispetti non è mai composta da una sola città. In Rise of Nations questo ha un riscontro effettivo, dato da meccaniche che premiano il giocatore che sa gestire contemporaneamente tutte le proprie città, spingendo ad avere una distribuzione complessiva degli edifici molto più realistica di molti altri titoli del genere.

Rise of Nations

Tutte le grandi capitali partono da piccoli accampamenti. Sta a voi far fiorire la nazione dalle origini.

Nonostante i vari Age of Empires e Age of Mitology fossero degli ottimi concorrenti, Rise of Nations presenta una gestione dell’albero delle tecnologie insolita e particolarmente innovativa: vi è infatti un unico edificio chiamato Biblioteca nel quale si sviluppano la maggior parte dei progressi divisi in quattro categorie: militari, civili, economici e scientifici, e anche l’avanzamento di Era dipende da essi. Molti elementi necessari per lo sviluppo della propria nazione sono strettamente legati a queste linee di ricerca come ad esempio il limite massimo della popolazione, il numero di città controllabili all’interno del proprio confine, il tetto massimo di entrata delle risorse e molti altri fattori determinanti. L’elemento di innovazione che invece prediligo in assoluto è il costo variabile di unità ed edifici: al contrario di quanto avviene nella maggior parte degli RTS, in Rise of Nations creare o costruire non avrà un costo fisso, ma varia in funzione delle unità create in precedenza. Producendo unità il loro costo sale rapidamente, mentre si abbassa col trascorrere del tempo: questo rende molto difficile, se non impossibile, identificare l’ordine di costruzione perfetto da applicare meccanicamente in tutte le partite. Il pensiero strategico e ragionato diventa quindi preponderante rispetto alla velocità di click ed è molto raro che una partita a questo gioco si trasformi in una click-fest asian style.

Rise of Nations

Selezionando la Libreria possiamo vedere in basso a sinistra i vari progressi sviluppati.

Le modalità proposte da Rise of Nations sono numerose, la prima delle quali ci permette di giocare delle campagne di conquista del mondo. Iniziando una campagna di questo tipo ci troveremo davanti ad una mappa in stile Risiko!, dove ogni scontro ai confini è combattuto tramite una partita classica. Sono ben 5 le campagne che potremo giocare: Alessandro Magno, Napolaone, La Conquista dell’America, La Guerra Fredda e Il mondo intero. Oltre alla campagna possiamo giocare delle partite classiche e volendo possiamo personalizzare moltissimi settaggi pre-partita come ad esempio il numero di giocatori da 1 a 8, la grandezza della mappa, risorse iniziali e un sacco di altri fattori che renderanno ogni partita davvero unica. Ovviamente prima di imbarcarci in qualsivoglia campagna o partita è consigliatissimo terminare il ricco tutorial che Rise of Nations ci propone: gli insegnamenti base ed avanzati verranno proposti tramite battaglie storiche partendo dalla rivolta di Boadicea alla battaglia d’Inghilterra.

Rise of Nations

La modalità Campagna possiede molte caratteristiche tipiche degli RTS a turni.

Impossibile non parlare del multiplayer, elemento fondamentale per ogni RST e che rende questo titolo fresco come un tempo. La customizzazione pre-partita di uno scenario multiplayer offre le stesse potenzialità di una normale sessione di gioco. Il set di regole Standard garantisce sia la vittoria per eliminazione degli avversari, sia a chi conquista il 70% del territorio, sia a chi riesce a raggiungere gli 8 punti meraviglia. Ebbene sì, ecco uno degli altri elementi chiave di Rise of Nations: le meraviglie. Questi imponenti edifici richiedono un grande numero di risorse per essere costruiti e per ogni meraviglia può esisterne solamente un esemplare: chi primo arriva, meglio alloggia. Si va dal Colosso di Rodi al Super Collider moderno, passando per la Corte di Versailles e la Statua della Libertà: la lista è davvero lunga ed ognuna di esse garantirà bonus permanenti alla nazione che li costruirà. L’adattamento del giocatore verso il metodo di vittoria a lui più congeniale seguirà quindi l’adattamento della partita, contribuendo ulteriormente a variare numerose dinamiche durante le partite, specialmente in multiplayer.

Rise of Nations

La schermata pre-partita garantisce un ottima customizzazione che rimane fresca nonostante sia di undici anni fa.

La Extended Edition aggiunge numerose caratteristiche, alcune delle quali erano davvero necessarie: la vecchia versione di Rise of Nations infatti poteva essere giocata solo in risoluzione 4:3 e solamente ora, dopo undici anni, possiamo apprezzarlo in 16:9, insieme ad un piccolo miglioramento dell’acqua, delle texture e di un anti-aliasing fullscreen. L’integrazione con Steamworks garantisce inoltre un ranking per il multiplayer, diversi achievement, le ormai diffusissime Trading Cards e salvataggi in Cloud. Un’altra delle aggiunte moderne riguarda l’implementazione della possibilità di collegare il proprio account Twitch per effettuare uno streaming delle partite, che aggiunto ai ranked match potrebbe essere forse un interessante tentativo di rendere Rise of Nations un RTS competitivo. Il giudizio finale resta quindi assolutamente positivo: Rise of Nations, le sue 18 razze selezionabili e la possibilità di garantire numerosissimi approcci diversi per poter vincere la partita rende questo titolo modernissimo e fresco anche oggi, a undici anni di distanza. È un gioco imperdibile per tutti gli amanti della strategia, ma anche per coloro che sono stati lontani dal genere fino ad oggi, intimoriti forse dalla paura che ogni RTS debba essere una click-fest asiatica.

Rise of Nations


About the Author

Rugerfred

Game Designer freelance, videogiocatore, sperimentatore musicale e affamato di sapere. Ha un conto aperto con Volfied e troppi progetti aperti e non finiti per poter vivere tranquillamente. Cerca di dividere il proprio tempo libero tra gioco analogico e digitale, trovandosi così con giochi che occupano la maggior parte del suo spazio virtuale e fisico.



  • Francesco Zitowski

    Maledetta nostalgia… comunque pare che tutti si siano dimenticati di Perimeter.

    • Rugerfred

      Ammetto che Perimeter me l’ero perso anche io, all’epoca!

      • Francesco Zitowski

        Potevo capire il secondo, ma il primo no. D: