Redeemer – V per Vasily

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Posted 04/09/2017 by in PC

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by Ruka
Recensione

Vi è mai capitato di rincasare tardi, stanchi e stressati per via di una giornata pesante, col solo desiderio di sfogare liberamente la vostra ira verso soggetti non ben precisati? Se sì, la prima produzione del team indipendente russo Sobaka Studio potrebbe decisamente fare al caso vostro: Redeemer è quanto di più basilare ci si possa aspettare da un videogioco puramente arcade che riesce, senza troppi fronzoli, a farvi spegnere il cervello nel massacro indiscriminato di tutto ciò avrà l’ardire di frapporsi tra voi e l’obiettivo.

Vasily è ormai un uomo temprato nel corpo e nello spirito dagli orrori della guerra, per questo fermamente intenzionato a lasciarsi il proprio rovinoso passato alle spalle, decidendo così di vivere una vita serena all’insegna della meditazione in un monastero sperduto tra le montagne.
Inutile dire che l’idilliaca parentesi durerà ben poco, visto che i suoi vecchi datori di lavoro non ci metteranno molto a scovarlo, occasionalmente distruggendo il luogo di culto in cui si era rifugiato e massacrando tutti i monaci al suo interno: la rabbia prende così il sopravvento sul nostro (anti)eroe che, senza pensarci due volte, inizia la personale odissea col fine ultimo di mettere a tacere i fantasmi del suo passato, questa volta per sempre.

Un corretto utilizzo del parry può facilitarvi la vita anche in situazioni caotiche.

Com’è facile intuire, la banale premessa narrativa funge da semplice pretesto per trucidare le orde di avversari sparsi lungo il solito percorso dal punto A al punto B: i livelli non stimolano all’esplorazione e le sparute diramazioni che s’incontrano di tanto in tanto portano a qualche arma extra o collezionabile, ma nella maggioranza dei casi ci si ritrova a fare i conti con tragitti abbastanza lineari.
D’altronde è chiaro di come l’intera esperienza voglia concentrarsi più sul combattimento melee, piuttosto che su altri fattori, e le molteplici opzioni a disposizione di Vasily non fanno altro che confermarlo, fornendo al giocatore tutti gli strumenti di morte necessari a sopravvivere fino al prossimo checkpoint.
Il combat system in sé, pur non brillando per originalità, funziona a dovere, poiché trattasi dell’ennesima variante del Free Flow System. Questo permette di gestire anche gli scontri più concitati tramite l’alternanza di pochi tasti – pugni e calci – per inanellare combo occasionalmente interrotte da una parata che, se eseguita al momento giusto, porta al successivo contrattacco; la schivata invece rappresenta l’elemento più debole di tutto il pacchetto, poiché vi è un leggero ritardo tra la pressione del relativo tasto e l’inizio dell’animazione, rendendo questa opzione viabile solo per quella tipologia di nemici con la tendenza a caricare a testa bassa.

L’effetto del sangue è ottimo, ma il gore lascia un po’ a desiderare.

In ogni caso, raramente si combatte a mani nude, visto che il titolo mette in mano al giocatore un nutrito armamentario, che spazia da corpi contundenti non convenzionali (picchiare qualcuno col suo stesso braccio non è cosa da tutti) alle più svariate bocche da fuoco. Ogni arma può deteriorarsi con l’utilizzo o esaurire i proiettili, costringendo il giocatore a cambiare in continuazione il set utilizzato o a tenere le armi più potenti per gli avversari più coriacei.
È possibile perfino giocare di pseudo-stealth, togliendo di mezzo per primi i bersagli più pericolosi, come ad esempio i soldati armati di fucile, per poi utilizzare le armi appena ottenute contro gli ignari compagni dietro l’angolo, oppure sfruttare uno dei tanti punti d’interazione sparsi per i livelli per le uccisioni ambientali.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti, quando si parla di maciullare il disgraziato di turno, e la frenesia dei combattimenti, mista alla varietà di approcci disponibili, rende Redeemer un gioiellino in mezzo al vasto panorama degli action con visuale dall’alto.

Quel tipo è sempre desideroso di abbracciarvi calorosamente.

Anche per quel che concerne il comparto tecnico, Redeemer è una piccola gioia per gli occhi: l’Unreal Engine 4 fa il suo sporco lavoro nel regalare una componente visiva di pregevole fattura, la quale ostenta modelli poligonali discreti misti a texture nitide e dettagliate, per poi finire in bellezza con apprezzabilissimi effetti d’illuminazione e riflessi.
L’asino tuttavia casca nel momento in cui si va ad appurare la pressoché nulla interattività degli ambienti che, pur macchiandosi di sangue gradevole alla vista, rimangono impassibili di fronte alle azioni di un Vasiliy armato fino ai denti ma incapace di sfondare un misero tavolino di legno: una scelta di cui non faccio gran colpa agli sviluppatori e probabilmente volta al ridurre l’impatto prestazionale sulla CPU, ma che inevitabilmente lascia un retrogusto amaro in bocca.
Non eccezionale nemmeno la longevità, che si attesta sulle circa 3 ore di gioco, ed è inesistente la rigiocabilità, in quanto, oltre ai due livelli di difficoltà selezionabili (normale e difficile), non avrete particolari motivi per ricominciare una nuova partita.

Quindi, a chi consigliare Redeemer? Sicuramente non a chi cerca profondità nel gameplay e un’esperienza di gioco duratura, in quanto il titolo parla chiaro: immediatezza, frenesia e un’avventura corta ma intensa sono gli elementi che fanno di questa produzione un must per chi vuole solo menar le mani – videoludicamente, eh! – senza impegnare troppo la mente.

violenza

combat system

Perché sì:
Perché no:
  • Frenetico e immediato
  • Graficamente accattivante…

 

  • Corto
  • …ma poco interattivo
  • Nessuna rigiocabilità

 


About the Author

Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?