Read Only Memories – Il futuro non è mai stato così colorato

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Posted 11/02/2016 by in Linux

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by Edoardo Fusco
Recensione

Premessa: per parlare di Read Only Memories bisogna per forza di cose creare un background culturale specifico.
Come tanti indie moderni, il gioco nasce come chiarissimo omaggio a una gloria del passato e ne riprende gli elementi chiave per riproporre qualcosa di nuovo e originale. Insomma, sta alle avventure testuali/grafiche di inizio anni ’90 come Shovel Knight sta ai giochi platform/action a 8 bit.
Inoltre, è stato sviluppato da Midboss, una software house dichiaratamente di “colore arcobaleno” che organizza convention annuali come il GaymerX, dedicati alla comunità videoludica gay.
Che cos’è, quindi, Read Only Memories?

Creato tramite il sempre più efficace sito di crowdfunding Kickstarter, il gioco rientra nelle avventura grafica punta e clicca, ma vi appartiene in maniera molto peculiare: è infatti un chiaro omaggio ai The Snatcher e Policenauts di Hideo Kojima piuttosto che rifarsi al classico Secret of Monkey Island.
Ambientato nel 2064 a San Francisco, la vicenda vi vedrà vestire i panni di un giornalista senza nome alle prese con un caso di sparizione: il vostro geniale amico Hayden infatti è stato rapito davanti alla sua ultima creazione, il robot Turing, che si rivolgerà quindi a voi, statisticamente la persona che riteneva più adatta, per indagare sulla faccenda.
Ovviamente il mistero vi porterà a scoprire cosa davvero sta succedendo all’interno della Parallax, multinazionale quasi onnipotente, del perché Turing fosse così speciale e sul motivo che vede altre persone di spicco morire: cosa li lega tra loro? E cosa c’entra il fronte Human Revolution? Perché gli “ibridi” sono così pericolosi nella società del futuro?

Nel gioco di Midboss la società è stata modificata principalmente da 3 “singolarità”, come spiega la stessa introduzione del gioco:

  • La tecnologia permette non solo di guarire quasi tutte le ferite e malattie, ma anche di rimpiazzare arti e menomazioni con protesi artificiali perfette, mentre manipolazione del DNA permette la modificazione del proprio corpo a piacimento;
  • La gente è abituata a utilizzare la rete tramite  impianti cibernetici nel cervello per fare qualsiasi cosa, dal lavoro allo studio e allo svago, le informazioni personali sono a portata di chiunque;
  • I robottini personali conosciuti come R.O.M., acronimo di Relationship Organizational Managers, sono un accessorio sempre più in voga.

Questi elementi sono solo parte del background culturale che attraverserete durante le 7-8 ore di gioco e che, per il resto, è molto simile ad altre opere sci-fi/cyberpunk già citate.

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Il primo incontro con il misterioso professor Fairlight.

A metà strada tra un’avventura punta e clicca e una visual novel, Read Only Memories presenta un’interfaccia semplicissima, e gli elementi coi quali potrete interagire saranno sempre ben evidenti nella parte superiore dello schermo, dove si svolge l’azione. Potrete passare da uno all’altro premendo le frecce della tastiera oppure selezionarli con l’ausilio del mouse, per fortuna non ci sarà mai alcun momento di pixel hunt (una delle più grosse lacune delle avventure di vecchia data).
Selezionando quindi l’elemento desiderato si aprirà un menu radiale con quattro opzioni: parla, usa, usa con oggetto dell’inventario e guarda. Per evitare frustranti sessioni di prove a caso, gli sviluppatori hanno deciso di mostrare solo le azioni possibili per ciascun elemento, riducendo così di gran lunga le possibilità di girare a vuoto nelle ambientazioni di gioco sperando di imbroccare l’opzione giusta. Per quanto queste scelte possano rivelarsi azzeccate o meno, la mancanza quasi totale di veri enigmi ambientali potrebbe non piacere a tutti gli appassionati del genere. Per questo motivo il gameplay spinge molto di più sul comparto narrativo, dove l’azione che vi troverete a fare per il 90% delle investigazioni sarà parlare e selezionare le righe di testo che vorrete far dire al vostro personaggio durante i dialoghi coi personaggi non giocanti. Il tutto si traduce ovviamente in sessioni lunghissime di lettura continua, che potrebbero scoraggiare i giocatori più propensi all’azione.
L’aspetto grafico del gioco è uno dei suoi punti di forza: ci troviamo davanti ad una grafica in pixel art caratterizzata da un look molto sgargiante e fresco, decisamente diverso dal solito cyberpunk tetro e malsano: fucsia, azzurro acceso, rosso, verde acido, sono tutte tinte che ne costituiscono la palette grafica, senza stonare o risultare fuori luogo e che, anzi, sottolineano ancora di più lo stile retro tipico delle macchine da gioco degli anni ’80.
Anche le musiche sono azzeccate, ma si sganciano dalla catena temporale della nostalgia: oltre a brani in chiptune ci sono pezzi techno e lounge realizzati con sintetizzatori e strumenti moderni, che comunque propongono beat tipici di trent’anni or sono.

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Già, è un orso polare quello.

La rete è piena di recensioni e video-review che sottolineano quanto il gioco sia fastidiosamente queer, di quanto non faccia altro che sottolineare la sessualità dei suoi personaggi, soprattutto quando sono diversi dal “normale”, ma dopo una run di sei ore circa (contenuti base più aggiornamento alla versione EX, distribuita il 22 gennaio scorso) sinceramente non ho mai notato nulla di così estremo, almeno non dal punto di vista prettamente contenutistico.
Forse in questo senso la cosa più fastidiosa è Sympathy, una donna con la barba famosa nel mondo di gioco. Ma non è forse una cosa che esiste anche nel nostro 2016? E comunque l’unico fastidio che deriva da questa (e da altre) ambiguità in Read Only Memories è dato dalla mancanza totale di doppiaggio.
In casi come questo leggere “she” potrebbe creare confusione, a volte. Come l’hacker Tomcat, per parlare del quale i personaggi usano il “they” nelle frasi che si rivolgono a questi individui, portando chiaramente a confondere il giocatore, in quanto si legge di termini che il nostro cervello definirebbe alternativamente. Non si tratta di cose davvero fastidiose in quanto tali, ma rischiano confondere il giocatore che magari non mastica l’inglese alla perfezione.

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La “nostra” Conchita Wurst, a confronto con Sympathy. Plausibile accettare, nel futuro, cose che oggi riteniamo “strambe” o scomode?

La visione dei Midboss è poi molto “pratica”, forse perché lo sono i problemi che le coppie di fatto o i gay devono affrontare quotidianamente, con molta più fatica: è impensabile che nel futuro, con le tecnologie che stiamo sviluppando sempre più velocemente, nessuno vorrà trasformare il proprio corpo non solo sessualmente, ma anche in maniera più colorita. C’è già oggi chi cerca di assomigliare ad una bambola vivente o al personaggio di un cartone animato: lo scegliere di impiantarsi una coda o delle orecchie da gatto, cambiare il colore della pelle in modo artificiale e via dicendo sarà solo un altro passo verso la totale libertà di espressione personale. Ed è questo che fanno gli ibridi della San Francisco di Read Only Memories, venendo additati come freak, mostruosità ostacolate dalla Human Revolution.
Se Kojma per il suo The Snatcher (che se non avete giocato, vi esorto a farlo) ha creato un mondo che attinge a molto di quanto visto in Blade Runner, usando dei pseudo Terminator al posto dei Replicanti, allo stesso tempo vi metteva nei panni di un personaggio simile a Ryo Saeba di City Hunter (cazzaro quanto basta ma un vero figo quando la situazione lo richiede), Read Only Memories non fa nient’altro che ispirarsi a molte di queste opere, mostrando una commistione simile.

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Per spostarsi a San Francisco avrete a disposizione una comodissima mappa.

La San Francisco creata da Midboss ha infatti molte similitudini con la Olympus di Appleseed (manga di Masamune Shirow, il papà di Ghost in the Shell), Turing è quasi un novello Sonny (da I, Robot, il film) e le tematiche sono molto simili a quelle di Deus Ex: Human Revolution.
Ma differentemente dal capolavoro di Kojima, Read Only Memories pecca in alcune aree dove invece il gioco Konami eccelleva: è tutto troppo guidato, con il vostro alter-ego che sarà quasi sempre uno spettatore. L’opposto di quello che accadeva con Gillian Seed, protagonista assoluto del titolo di Kojima, tramite il quale potevate esplorare liberamente una città ricchissima di dettagli e di personaggi, anche secondari e inutili.
Manca anche lo stesso dinamismo che caratterizzava il gioco del ’94 per Mega CD: anche se solo con dei trucchetti, i ritratti dei personaggi in quel caso davano vita alla vicenda anche muovendosi, posizionandosi in base a dove si trovano i due interlocutori. Qui sarà sempre solo visibile il ritratto del personaggio che sta parlando in quel dato momento, muovendo la bocca e poco altro, diventando presto quasi trascurabile e riducendo davvero l’esperienza in un tour guidato all’interno di una società futuristica interessante ma non debitamente sviluppata.
Al contrario di The Snatcher però, la rigiocabilità sarà innalzata da alcune scelte all’interno del gioco che ci permetteranno di incontrare personaggi diversi e vedere finali differenti ogni volta.

In sintesi, Read Only Memories è un gioco non adatto a tutti, ma in grado di dare tanto ai fan del genere. Se non masticate molto bene l’inglese, se non vi piacciono le avventure testuali, se odiate i giochi degli anni ’80 o se siete omofobi, lasciate stare. Se invece non vi da fastidio mettere in discussione le certezze della vostra quotidianità con una buona storia di fantascienza, che omaggia il passato ponendosi come critica del presente, allora potreste trovare pane per i vostri denti: e magari ponderare l’acquisto in un secondo momento, visto che la pubblicazione PS4 e PS Vita avverrà tra qualche mese. Per ora lo potete trovare su Steam a 9,99€.

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Perché sì:
Perché no:
  • Una storia diversa.
  • Tanti finali.

 

  • Lineare.


About the Author

Edoardo Fusco

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.