Ray Gigant – Grinding estremo

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Posted 27/05/2016 by in PS Vita

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by Dan
Recensione

Quando un genere matura, nel corso degli anni, una storia e un parco titoli sconfinati è inevitabile che si costituiscano cliché e stereotipi (sia in termini di regole e meccaniche, che di temi o ambientazione) e Ray Gigant, da questo punto di vista, è un’esperienza a metà strada fra la cena di compagni delle elementari e un vecchio episodio della vostra serie TV preferita: non promette molto, ma mantiene tutto.

Dalla nipponica Experience Inc. (già creatrice di Demon Gaze) e passando per acttil e Bandai Namco, arriva su PlayStation Vita questo JRPG composto da un terzo di dungeon crawler e due terzi di visual novel: Ray Gigant potrà non essere un gioco memorabile, ma nel suo genere è un prodotto dignitoso.

Ray Gigant - Recensione

La trama riprende, anche se in modo molto più leggero, le tematiche di Neon Genesis Evangelion e Attack on Titan: in un futuro prossimo l’umanità è sotto l’attacco di misteriose creature a metà fra mostri e divinità orientali (i Gigant del titolo). Entra in scena il classico ragazzo adolescente: miracolosamente in grado di salvare Tokyo da un drago grande quanto la città stessa, il giovane Amakaze Ichiya si ritrova suo malgrado primo utilizzatore umano di uno Yorigami, equipaggiamento magico senziente. Egli è anche il primo dei tre protagonisti delle vicende.

Il gioco, diviso in quattro capitoli, dedica ognuna delle prime tre parti alle storie degli unici tre possessori di Yorigami presenti sulla Terra, con poi un ultimo atto dedicato all’unione delle tre storie ed alla battaglia finale. La storia, non proprio memorabile, è condita dal giusto quantitativo di personaggi secondari e di sottotrame del genere: rivalità, amori adolescenziali, intrighi e tradimenti.

C’è da leggere, in Ray Gigant. Molto da leggere, dato che la componente di dungeon crawling rappresenta forse non più del 50% del tempo gioco totale, tanto che si ha spesso la sensazione di trovarsi davanti ad una visual novel che a un gioco più classico.

Per quanto riguarda il gameplay, Ray Gigant segue la formula dei JRPG per console portatili: idee originali ma semplici, una difficoltà non eccessiva e ben calibrata e una struttura lineare e rassicurante.

Elemento principale è l’esplorazione dei dungeon, gestita con una visuale in prima persona e un movimento scacchistico. Sebbene nei primi stage saranno nemici e porte chiuse a rappresentare gli unici pericoli di questa esplorazione, ogni capitolo aggiunge un ulteriore elemento a questa fase, come corridoi a senso unico, tile rotanti per far perdere l’orientamento e dungeon su più piani. L’esplorazione (grazie al cielo) non è mai resa frustrante grazie alla presenza di una una mappa e dalla conoscenza immediata della posizione del boss di turno, cose che rendono i dungeon, già poco labirintici, decisamente meno pesanti di quanto si potrebbe immaginare.

Le ambientazioni purtroppo non variano molto e la grafica di queste sezioni è ai livelli di una PlayStation spremuta al massimo, ma è il sistema di battaglia a rappresentare un piccolo gioiellino: Ray Gigant abbandona gli incontri casuali in favore di nemici statici presenti su mappa (generalmente davanti a porte, o in corridoi stretti), e basta il contatto per scatenare l’incontro.

Le battaglie, a turni e sempre con 3 personaggi, ricordano molto il sistema già utilizzato in Xenogears: ogni personaggio ha a disposizione dalle 3 alle 6 azioni (associate ai pulsanti della PlayStation Vita) che consumano un tot di Action Point. Ad ogni turno il sistema rigenera alcuni di questi AP, e sta al giocatore scegliere come e quanti utilizzarne in ogni singolo turno.

A differenza di Xenogears, Ray Gigant riesce ad introdurre un inaspettato e stimolante elemento strategico facendo non solo attingere tutti i personaggi allo stesso pool di AP, ma mantenendo il pool invariato (nel bene e nel male) fra battaglia e battaglia. Il risultato, complice anche la relativa semplicità delle singole battaglie (molto spesso concluse in uno o due turni), è in realtà uno stimolante esercizio di gestione risorse che obbliga il giocatore a considerare l’intera missione come un unico ostacolo invece che come una serie di scontri minori, scegliendo con cura quali incontri affrontare sulla difensiva accumulando AP e quali affrontare in modo più aggressivo usando al massimo le risorse accumulate.

Il progresso fra i capitoli del gioco si svolge attraverso una formula ben precisa: dungeon, boss, dungeon, boss, fine capitolo. Purtroppo, né la parte visual novel né il dungeon crawling riescono a catturare del tutto l’attenzione, complice la totale assenza di scelte, bivi o sidequest.

Con una premessa del genere, si tratta di un gioco che riesce a divertire? La risposta è un tiepido “sì, senza troppe pretese“. Ray Gigant ha una rigiocabilità pressoché nulla e una progressione molto lenta costituita in gran parte da grinding e tempi di lettura sinceramente eccessivi, ma è un prodotto pensato per una console portatile. Il comparto tecnico è più che decoroso, con un doppiaggio in lingua originale ed un generosissimo uso di sequenze anime, caratterizzato da fondali e mostri disegnati in maniera superba. Se vi piacciono gli anime brevi o avete necessità di un JRPG con più meccaniche che storia a cui dedicarvi fra una attività ed un’altra, allora questo è il gioco che fa per voi.

Ray Gigant - PixelFlood

Perché sì:
Perché no:
  • Art design spettacolare
  • Sistema di battaglia interessante

 

  • Gameplay ripetitivo
  • Storia mediocre
  • Controlli non proprio intuitivi


About the Author

Dan
Dan

Milanese, classe '84 - una generazione a metà fra due mondi, dai pixel agli Oculus Rift, dalla "vergogna" di essere il nerd della classe al piacere di sapere che oggi c'è un videogioco per tutti.Nostalgico degli anni '90, composto al 30% di RPG e al 70% di ricordi (fra cui il prezzo dei primi ATARI e il lancio dello SNES in Europa), vive la sua vita un quarto di d20 alla volta, tentando di scrivere con serietà di un settore fatto di meme, sequel e reboot.