Rain World – Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere.

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Posted 13/04/2017 by in PC

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by Edoardo Fusco
Recensione

Opera di Videocult, pubblicata da Adult Swim Games, Rain World si presenta come l’ennesimo ermetico e difficilissimo action-platformer indipendente dal gusto retro.
Per definire questo “darwinian platformer” (come l’hanno chiamato su Rock Paper Shotgun), potete immaginare Ori and the Blind Forest e sostituire l’ambientazione bucolica con quella post-apocalittica di Flashback (il vecchio gioco 16 bit di Delphine), arricchendo poi il tutto con un feeling simile a quello di Limbo.
Però, c’è un però: nonostante tutti questi titoli siano eccellenti se presi singolarmente, mischiandone i diversi elementi non si sono ottenuti i frutti sperati.

Simboli karmici come questi saranno la chiave per proseguire in più frangenti. Fatevi trovare pronti.

Nei panni di un esserino bianco, simile a un gatto incrociato con una lumaca, dovremo ricongiungerci con la nostra famiglia: infatti, durante un violentissimo temporale (elemento costante anche nel gameplay e causa di non poca frustrazione, come vedremo a breve), il nostro è caduto da un ponte, ritrovandosi da solo a girovagare e a cercare di sopravvivere in una giungla industriale, abbandonata dalla civiltà e riconquistata da una natura selvaggia che pare aver spazzato via qualsiasi traccia del genere umano.
Per muoverci tra le piattaforme, le funi, i cunicoli e le radure di questo mondo così alieno, avremo a disposizione solo la nostra agilità e pochissimi altri strumenti.
Utilizzeremo un tasto per saltare, uno per afferrare gli oggetti e un terzo per lanciarli. Acchiappare al volo una libellula ci permetterà di mangiarla, tenendo premuto il tasto X del controller Xbox, o di lasciarla andare, con il tasto B. Allo stesso modo, potremo afferrare un bastone o un sasso e scagliarlo contro i predatori più grossi di noi (quasi tutti) al fine di rallentarli e permetterci la fuga.
L’ambientazione di gioco ricorda quella di un classico metroidvania, dotato di radi save point presso i quali riposare ed eventualmente salvare la partita (a patto di avere abbastanza cibo nello stomaco!).
Spostarsi all’interno di questo mondo, soprattutto all’inizio, è fastidiosissimo: la lentezza del nostro alter ego, oltre alla ridicola distanza coperta dai suoi salti e alle collisioni incerte coi nemici e con alcuni oggetti raccoglibili, sarà causa di molta frustrazione, almeno finché non ci avremo fatto la mano. E, comunque, quella sensazione di pesantezza non ci abbandonerà mai completamente.
Infatti, pur scoprendo talora come eseguire manovre agilissime, quali le capriole all’indietro, sarà tuttavia difficilissimo padroneggiarle, soprattutto perché nessuno vi insegnerà, di fatto, come eseguirle. Pertanto, se vi piacciono i giochi senza un vero e proprio tutorial e dove nulla viene spiegato, accomodatevi pure!

L’umanità ha abbandonato queste lande desolate e ora ne rimangono solo le vestigia, come i palazzi sullo sfondo.

In questo senso, Rain World presenta anche un sistema di karma, che sarà necessario comprendere autonomamente per poter proseguire. All’interno di alcune stanze troveremo infatti alcuni strani simboli, apparentemente privi di significato, i quali, in realtà, ci permetteranno di sbloccare nuove aree, qualora riuscissimo a raggiungerli avendo un livello sufficiente di karma.
Il mondo in cui ci aggireremo, come già detto, è del tutto ostile, e il gioco non farà che ricordarcelo ad ogni schermata. Come se non bastassero nemici non completamente neutralizzabili, save point molto lontani tra loro, piattaforme irraggiungibili se non dopo estenuanti tentativi e controlli imprecisi, dovremo anche imparare, qualora passassimo troppo tempo nella stessa schermata di gioco, a convivere con l’angoscia di vedere improvvisamente tremare tutto: la pioggia del titolo sta arrivando e, se non raggiungeremo uno dei famosi save point in tempo, i suddetti tremori si faranno sempre più intensi, fino a lasciare il posto ad un vero nubifragio, dal quale sarà impossibile sfuggire.

È un elemento sicuramente distintivo, che aiuta tantissimo a capire il mondo in cui si aggirano le creature del gioco, ma diventerà fin troppe volte l’ennesimo elemento di frustrazione che ci spingerà a mollare il gioco per dedicarci ad altri titoli.
E non ci stiamo lamentando della difficoltà di un videogame, sia ben chiaro: da Dark Souls a Fire Emblem, per passare da Salt & Sanctuary allo stesso Ori and the Blind Forest, di giochi impegnativi, o anche difficili, ne abbiamo giocati e premiati tanti, ma la differenza con i succitati titoli è che in Rain World non sempre ci vengono forniti, in modo onesto, i mezzi per affrontare le sfide posteci davanti.
Saltare su una piattaforma per poi vedere il nostro personaggio lanciarsi in una capriola all’indietro e cadere nel baratro dal quale siamo appena risaliti, raggiungere finalmente una zona nuova per poi trovarci il passaggio bloccato a causa del karma troppo basso o, ancora, venire spazzati via dalla pioggia mentre stiamo cercando di dirigerci al sicuro e dei mostri (posizionati sempre in modo casuale) ci ostacolano nel nostro intento: queste sono situazioni davvero odiose che, se da una parte simulano perfettamente l’aspetto “survival” della situazione, dall’altra minano parecchio l’entusiasmo del giocatore, che si vedrà punito ingiustamente.

Anche l’agilità del nostro alter ego a volte ci si ritorcerà contro, come se tutto il resto non fosse abbastanza.

È un vero peccato, perché, con qualche accorgimento, Rain World sarebbe potuto davvero diventare un gioiello, al pari dei titoli dai quali trae ispirazione. Videocult potrebbe però star aggiustando un po’ il tiro, dato che tra la prova con mano, accompagnata dalla raccolta di appunti, e la stesura finale della recensione, è stata rilasciata una prima piccola patch che sistema alcuni dei problemi meno rilevanti, legati alla transizione da una schermata all’altra, e qualcuno degli elementi randomici dell’esperienza di gioco che, tuttavia, per ora risulta nel complesso ancora acerba. Può darsi che nel breve periodo verranno fixati altri elementi, magari più critici, e che quindi Rain World finisca per diventare un must.
Per ora, è un gioco adatto solo ai più pazienti e (in parte) masochisti.

COLONNA SONORA

ISPIRATO

STILE RETRO

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima atmosfera
  • Buona realizzazione tecnica

 

  • Giocabilità frustrante


About the Author

Edoardo Fusco

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.