Probably Archery: arco(r) non si comanda…

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Posted 29/10/2014 by in PC/Mac/Linux

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YOH-OH!:

sistema di controllo "perfetto" nell'imperfezione; ottima varietà di situazioni ludiche e modalità; "filosofia" dell'errore videoludico; divertimento in una struttura di ripetizioni e reiterazioni; supporto per la realtà virtuale; colonna sonora non fastidiosa...
 

ARR!:

... ma sicuramente migliorabile; occasionali problemi di frame rate; server vuoti per il multiplayer online
 
by La Redazione
Recensione

Probably Archery è, in estrema sintesi, un simulatore di tiro con l’arco. Un simulatore “sui generis” e molto vicino, per “filosofia” ludica, a titoli come Surgeon Simulator (i cui autori – Bossa Studios – stanno attualmente lavorando a un nuovo gioco, ovvero I Am Bread, un intrigante simulatore di pane affettato) e Ampu-Tea (QUI la mia recensione per Pixel Flood).

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Probably Archery si basa sulle stesse premesse dei titoli succitati: consegnare al giocatore un sistema di controllo fondamentalmente “rotto” e difficile da gestire, per di più in situazioni in cui è richiesta la massima precisione. Il titolo parla da solo: la parola “probably” fa immediatamente pensare ad un calcolo delle probabilità (quelle – minime – di colpire una mela posizionata sulla testa del malcapitato di turno). Il gioco di South East Games costringe dunque a previsioni balistiche improvvisate (e molto approssimative) e a strani movimenti di braccia e mani nel tentativo disperato di incoccare la freccia e di scagliarla nella giusta direzione, con la speranza di colpire il “bersaglio”.

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È bene dunque spiegare quale sia la “filosofia” (video)ludica a cui accennavo in apertura: si tratta della struttura fondamentalmente (e positivamente) ripetitiva che sta alla base di titoli quali Surgeon Simulator e Ampu-Tea, appunto, ma anche Goat Simulator e Octodad, opere apparentemente molto distanti. La reiterazione di azioni e gesti fino all’esasperazione è la vera colonna portante di queste esperienze ludiche, incentrate sui molteplici tentativi, spesso fallimentari, di raggiungere obiettivi che paiono basilari e si dimostrano invece impossibili, o quasi. Titoli di questo genere operano una sorta di recupero del materiale di scarto di altre produzioni: ciò che è spesso considerato “fastidioso” (i bug, le imprecisioni del sistema di controllo, …) diventa divertente. Diviene la ragione principale del videogiocare.

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Ma Probably Archery è anche differente, per molte ragioni, dai titoli che lo hanno in qualche modo “preceduto”. Innanzitutto non si tratta di gestire il movimento di una sola mano e delle sue dita (come nel caso delle prime due opere riportate come esempi), ma di governare, o almeno provare a governare, la posizione di ben due braccia, una per l’arco e l’altra per la freccia. Va subito notata la qualità del sistema di controllo che, pur con la volontà di essere “ingestibile”, risulta fluido e capace di stimolare a ritentare per decine e decine di volte la stessa “missione”. Insomma, pur nell’imprecisione richiesta da un gioco del genere, il sistema di controllo è “comodo” e funzionale allo scopo del titolo, oltre che perfettamente adattato alle meccaniche di gioco. Il divertimento sta tutto nel provare e riprovare a completare un compito difficilissimo, “calcolando” le distanze e le possibilità di variazioni nel percorso della freccia. La gestione delle braccia è semplicemente esemplare, in quanto permette di intervenire comodamente e velocemente sull’altezza, l’angolazione, la posizione delle mani e la tensione della corda.

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Si recupera, ancora una volta, un’azione data spesso per scontata: la maggior parte dei videogiochi non richiede di controllare anche la disposizione delle braccia per il tiro con l’arco. Solitamente tutto è incentrato sulla balistica del tiro, non sulla preparazione al tiro stesso. Probably Archery richiede invece di concentrarsi proprio su queste fasi. Una cura notevole è infatti stata riposta da South East Games nella “fisica” del gioco (per quanto riguarda i limiti nel movimento di braccia e mani, oppure per i vari “gradi” di tensione della corda…).

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I nemici, nella modalità “berserk”, emettono un urlo di guerra che cita esplicitamente i Beheaded Kamikaze di Serious Sam

Anche la varietà non manca: il gioco è suddiviso in diverse missioni, che spaziano dal semplice tiro al bersaglio fino alla prova di resistenza davanti ad ondate successive di nemici (tutti uomini con una mela al posto della testa, in un universo che rimanda continuamente a Guglielmo Tell), passando per una battaglia “campale” di massa o per un “tiro alla fune (dell’impiccato)” che ammicca dichiaratamente al Clint Eastwood de Il buono, il brutto, il cattivo. Le “missioni” disponibili sono otto in tutto, ma non si deve dimenticare la presenza di un’interessante modalità multiplayer a base di archi, revolver, gioco del pallone e zombie. Purtroppo i server sono fin troppo vuoti

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In generale il titolo gode di una buona presentazione grafica, che ha il pregio della chiarezza: tutto ciò che accade a schermo è sempre ben distinguibile e, in un titolo come Probably Archery, questo è un elemento fondamentale. Venendo alle note dolenti sul fronte tecnico, dispiace vedere un minigioco ben congegnato come Eggsterminator rovinato da un frame rate che si abbassa vertiginosamente nei momenti di maggior “confusione” a schermo. Cosa che, per fortuna, accade solo in questo minigioco e non in altri: nel resto delle prove disponibili il frame rate rimane più o meno costante e non causa gravi problemi.

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Il comparto sonoro non eccelle ma non stona, e adotta la tecnica di Surgeon Simulator e Goat Simulator: creare un loop musicale che, di fatto, rimanda alla continua necessità di ripetere azioni, gesti e “livelli” fino alla nausea.

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In definitiva, al di là delle sbavature e dei limiti suesposti, Probably Archery si dimostra un titolo capace di divertire per qualche ora e di far riflettere sulla sostanza stessa del giocare, che è, in pratica, apprendere il funzionamento di una macchina, di uno strumento. Di un arco.

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About the Author

La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.