Pokkén Tournament – Mazzate a quattro braccia, esplosioni e tuonoshock!

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Posted 15/03/2016 by in Wii U

Piattaforma:
 
Software House: ,
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Nicola De Bellis
Recensione
Disegno.

“Il mio gioco di Pokémon ideale”, disegnato da me a dodici anni.

Il disegnino qui sopra è la prova di alcune cose: la prima è che a dodici anni non sapevo disegnare, la seconda è che dovrei riordinare i miei cassetti, ci ho messo mezza giornata a ritrovarlo, la terza è che sono un dannato veggente, perchè, a parte Squirtle, Bandai Namco ha trasformato in realtà quello che è sempre esistito solo nella mia mente.

I Pokémon appartengono al mio passato, me ne distaccai alla seconda generazione e non ho nostalgia per i mostriciattoli GameFreak, ma, nonostante ciò, chi ha letto la mia anteprima avrà notato il mio, forse eccessivo, ottimismo. A tre settimane di distanza, e con parecchie ore di gioco sottobraccio, posso confermare gran parte delle mie prime impressioni, non solo perché è un sogno che si avvera, piuttosto perché Pokkén Tournament è davvero figo.

Gardevoir che prende a schiaffi Machamp? Follie che diventano realtà.

Gardevoir che prende a schiaffi Machamp? Follie che diventano realtà.

Sviluppato da Bandai Namco, sotto ordine di Nintendo, in quello che posso immaginare sia un tentativo disperato di dare una rinfrescata al franchise, Pokkén Tournament è un picchiaduro a incontri in esclusiva console su Wii U.
Nonostante abbia sguinzagliato gli stessi producer di Tekken e Soul Calibur, è chiara la voglia di Bandai Namco di creare un tipo di picchiaduro leggermente diverso dai loro standard.
È innegabile l’intento di rendere Pokkén Tournament accessibile ai più giovani, nonché ai meno avvezzi al genere (tentati puramente dal brand), ma sotto lo schema di controllo simil-Super Smash Bros. e la mole di mostriciattoli paciocconi si nasconde un picchiaduro ben più profondo.

I combattimenti non si limitano alla telecamera laterale classica del genere, ma si alterna una visuale isometrica in cui i Pokémon sono liberi di muoversi a 360° nell’arena. Spostarsi agilmente tra le due fasi, chiamate rispettivamente Fase Duello e Fase Panoramica, è la chiave di volta dell’intero sistema di combattimento.
Ogni personaggio possiede un repertorio di mosse più o adatte ad una o l’altra fase. Gengar, ad esempio,  è perfetto per spargere trappole ed attacchi ad area in Fase Panoramica, mentre Machamp è specializzato nei cazzotti a quattro mani in Fase Duello. Passare da una fase all’altra richiede di mettere a segno determinate mosse, combo o prese.
Potreste pensare che il gioco si limiti a passare nella fase più adatta al proprio personaggio e restarci, ma avreste torto, a causa di un ultimo diabolico accorgimento che Bandai Namco tira nel mucchio: passare da una fase all’altra rigenera una porzione di salute, ma solo per il personaggio che ha causato il cambio. Si instaura così un sottilissimo ed ingegnoso sistema di rischio-ricompensa, che rende il combattimento più dinamico, giustifica la presenza di entrambe le fasi, avvantaggia il giocatore dominante e, ancora più importante, permette al perdente di recuperare la gara anche quando la situazione è disperata, ammesso che sia bravo abbastanza.

Charizard mette a segno un colpo critico e cambia fase.

Charizard mette a segno un colpo critico e cambia fase.

Passando al sistema di combattimento vero e proprio, la Fase Duello eredita numerose meccaniche da Tekken, come l’intero sistema di juggle, ma al contrario del classico Namco non si può tenere un avversario in aria all’infinito. Dopo alcuni colpi i Pokémon guadagnano frame di invincibilità (indicati da un’aura giallina) e si rimettono in piedi da soli. Alcuni personaggi, tipo Weavile o Gengar, sono capaci di irritanti stringhe di juggle fin troppo lunghe, ma i loro sforzi sono vani: Pokkén Tournament include un sistema di damage scaling, non dissimile da quello di Street Fighter IV, che rende molto meno frustrante venire trattati come palloni da pallavolo.

I sedici (diciotto, con i due sbloccabili) personaggi hanno stili di combattimento tutti unici e spesso sorprendentemente profondi: è stupefacente la quantità di mosse che Bandai Namco è riuscita ad assegnare su così pochi tasti. Ogni personaggio ha una combo basilare, premendo a ripetizione l’attacco debole (ritorna a bomba la somiglianza con Super Smash Bros.), ma aggiungere una direzione al tasto la trasforma in una mossa completamente diversa, spesso da mescolare a tutte le altre per creare le proprie combo. Il tutorial si limita ad insegnarcene solo sei basilari per ogni Pokémon, ma con un minimo di pratica diventa ovvio che se ne possono creare almeno il triplo.
Nota di merito per le numerose citazioni di Tekken, che faranno la gioia degli appassionati. Quasi ogni personaggio ha almeno una mossa ripresa dal franchise Namco e riadattata a dovere. Vedere Charizard eseguire l’Obliteration di Devil Jin, con il fuoco al posto dei laser, o parte del moveset di Hwoarang traslato su Blaziken, fa sorridere non poco.

Anche quelli che sembrano cloni sono in realtà molto diversi. Shadow Mewtwo si gioca in modo diametralmente opposto rispetto a Mewtwo.

Anche quelli che sembrano cloni sono in realtà molto diversi. Shadow Mewtwo si gioca in modo diametralmente opposto rispetto a Mewtwo.

Il sistema di contrattacchi è un ulteriore strato di complessità sul sistema. Premere due tasti contemporaneamente blocca il Pokémon sul posto, permettendogli di assorbire i colpi e rispondere con un contrattacco, una meccanica familiare per i veterani di Street Fighter IV, ma, a differenza del picchiaduro Capcom, i contrattacchi, per alcuni mostriciattoli, sono integrati anche nel parco mosse. Garchomp e Mewtwo riescono ad essere particolarmente bastardi proprio per questo, ma, per fortuna, altri combattenti hanno mosse adatte a sfondare la barriera del contrattacco.

Non è tutto qui, durante il combattimento si caricano due diverse barre, una di supporto, che permette di chiamare un Pokémon in campo, in modo non dissimile dagli assist di Marvel VS Capcom, ed una di sincronia, che una volta piena permette di megaevolvere il combattente per un breve periodo di tempo, donandogli attacco e difesa migliorati, mosse aggiuntive e la capacità di sferrare colpi senza venire interrotti, oltre ad una piccola rigenerazione di salute.

Prfino i Pokémon privi di megaevoluzioni cambiano aspetto con il Boost attivato.

Perfino i Pokémon privi di megaevoluzioni cambiano aspetto con il boost attivato.

C’è un bilanciamento molto delicato in Pokkén Tournament, il che lo rende profondo ed estremamente affascinante da imparare. Sotto la superfice si nasconde un picchiaduro con tutti i crismi che, onestamente, non vedrei sfigurare ad un torneo, per quanto possa sembrare stupido, dato il soggetto del gioco. Bandai Namco non s’è accontentata di fare un giochetto per bambini, ha rimboccato le maniche e s’è dedicata a tirar fuori un gioco solido, easy to learn, hard to master.

Ad aiutare l’apprendimenti delle meccaniche c’è l’intera porzione single player. Nei panni di un giovane allenatore, partecipiamo alla Lega di Ferrum, un torneo molto diverso dai canonici della serie: in questa regione gli allenatori non si limitano ad urlare parolacce da bordo campo, ma sincronizzano la propria mente con quella del Pokémon, con l’aiuto di speciali gemme chiamate Pietre Sinergia. L’obiettivo finale è scalare le classifiche di tutte le leghe e svelare, allo stesso tempo, il mistero del Mewtwo nero che appare ogni tanto a portare scompiglio.
I contenuti single player non sono tantissimi, come tradizione del genere. A parte la Lega, che consiste in un fracco di incontri con avversari generati casualmente, non c’è altro da fare, ma vale la pena completare tutta la campagna, poichè permette di sbloccare i due Mewtwo (normale e Shadow), numerosi Pokémon e abilità di supporto ed una valanga di vestiti per personalizzare il proprio avatar.

Scalare le Leghe di Ferrum è l'obiettivo principale della campagna single-player.

Scalare le Leghe di Ferrum è l’obiettivo principale della campagna single player.

Passando al ben più importante multiplayer, oltre a quello locale, Pokkén Tournament è dotato di modalità online, sia amichevoli/personalizzate che gli ormai canonici scontri classificati. Il netcode è ottimo, perfino la mia connessione, non esattamente da miliardario, reggeva scontri senza de-sincronizzazioni, con lag ridotto al minimo, anche affrontando giocatori d’oltreoceano. Nonostante la popolazione sia ridotta, per noi con le copie pre-release, trovare un avversario ha sempre richiesto non più di alcuni secondi, con poche eccezioni negli orari di scarsi traffico.

Il proprio allenatore è ampiamente personalizzabile in sesso, colore della pelle e tantissimi vestiti e capigliature. Il tutto è puramente decorativo.

Il proprio allenatore è ampiamente personalizzabile in sesso, colore della pelle, nonchè tantissimi vestiti e capigliature. Il tutto non ha effetti sul gameplay, è puramente decorativo.

Onestamente, le uniche magagne che ho riscontrato in tutto questo tempo sono un paio di personaggi mal bilanciati (Braixen ha problemi grossi e necessita di un nerf pesante) ed una scarsezza di extra sbloccabili. I vestitini per l’allenatore sono carini ed i titoli ottenibili tramite achievement anche, ma a parte le arene non c’è altro. Mi delude particolarmente che non ci siano costumi o colori aggiuntivi per i Pokémon, l’unica alterazione è un colore alternativo attivato automaticamente in caso di mirror match. Bandai Namco ha dichiarato, circa un mese fa, di non voler aggiungere altro al gioco tramite DLC, il che è positivo, ma spero almeno in patch per ri-bilanciamenti e piccoli extra gratuiti.

Braixen è scandalosamente sbilanciata. Namco, please.

Braixen è, al momento, scandalosamente sbilanciata. Namco, please.

In sostanza, Pokkén Tournament è un ottimo picchiaduro, semplice da imparare, ma sorprendentemente profondo, con un netcode stabile per le partite online ed il minimo indispensabile per giocare in solitaria. Nonostante arrivi tardi sulla scena Wii U, va a colmare quella fastidiosa mancanza di buoni picchiaduro a incontri sul sistema. Riesce a soddisfare i giovani con le bestioline colorate che si menano, gli adulti in cerca di sistemi complessi e carnosi, nonché i sognatori come me, che lo hanno aspettato per oltre quindici anni.

pokken_premi

Perché sì:
Perché no:
  • Ottimo sistema di combattimento
  • Facile da imparare, ma profondo
  • Personaggi tutti diversi
  • Ottimo netcode
  • Tante arene
  • Ottime animazioni

 

  • Un paio di personaggi sbilanciati
  • Pochissimi extra sbloccabili
  • Single player scarno

 

Pokkén Tournament – Nintendo Wii U (Videogioco)


List Price:EUR 59,99
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About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.