Oreshika: Tainted Bloodlines: recensione

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Posted 06/07/2015 by in PS Vita

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 

YOH-OH!:

Stile grafico, Gameplay immediato, Rapporto quantità/prezzo
 

ARR!:

Narrazione fin troppo sottotono, Per i non-fan del gener la ripetitività potrà essere un problema
 
by La Redazione
Recensione

Penso che molti di voi conosceranno quelli di Japan Studio, autori di giochi del calibro di Puppeteer per Playstation 3, Gravity Rush, Freedom Wars e Soul Sacrifice per Playstation Vita, insomma basta menzionare questi nomi per capire di fronte a che studio competente ci troviamo. Questa volta vi parlo di Oreshika: Tainted Bloodlines, un jrpg atipico uscito in esclusiva sulla portatile Sony, a cura sia di Japan Studio che di Alfa System.

La narrazione alla base di Oreshika ci pone in un contesto Giappone-medievale dove il nostro intero clan è stato sterminato, bruciato, con l’ignota accusa di aver causato la distruzione della città di Kyoto nell’anno 1118, così, l’imperatore credendo ci fosse stata una maledizione convoca Abe No Seimei, uno stregone il quale getta tutta la colpa dell’incidente sull’interno clan, che però, grazie all’aiuto di un Dio riesce a risorgere, con lo scopo principale di trovare colui che ha portato alla distruzione del nostro clan.
Purtroppo però sul clan sono state lanciate 2 maledizioni: la prima è che ogni membro del clan avrà 24 mesi di vita, 2 anni, la seconda è che non potranno procreare con altri umani ma solo con degli Dei, e questo due meccaniche risultano coerenti poi nel gameplay.

La maledizione lanciata sul clan ci porterà alla creazione di un vastissimo albero genealogico

Una volta avviato Oreshika ci troveremo nella schermata di creazione dell’avatar: possiamo scegliere il sesso, i capelli, gli occhi etc, un editor davvero molto vario su cui ci ho speso una.. quarantina di minuti! Tempo usato bene dal momento che devo scegliere perfettamente chi darà inizio alla nascita del mio nuovo clan!
Successivamente dovremo scegliere il coloro del nostro clane e le 3 tradizioni che si porteranno poi da generazione in generazione, le tradizioni possiamo dire siano delle classi: inizialmente ne potremo scegliere solamente 3 ma progredendo nel gioco si otterranno varie informazioni per sbloccarne di più. Ad ogni classe appartiene
un tipo specifico di arma, si va dal Fucile alla Naginata, o dal martello ai semplici pugni.
Faremo poi conoscenza della nostra ”assistente” Kochin, che ci organizzerà tutto il da fare per un intero mese affidandoci un unico in carico, infatti ogni semplice azioni, anche il riposarsi o avventurarsi in un dungeon ci toglierà un mese di ”vita”. E in questo arco di tempo prima che la maledizione faccia effetto dovremmo esplorare le profondità dei dungeon e soprattutto partecipare ai Festival dei Demoni, occasioni nelle quali potremmo recuperare i vari artefatti richiesti.

Una delle tante classi selezionabili all’inizio del gioco!

Come ogni jrpg i dungeon sono strapieni di nemici, una volta esser venuti a contatto con uno di loro inizierà subito la battaglia sopra un palcoscenico dove verremo disposti noi ed i nostri alleati ma anche i nemici insieme al loro leader, sconfiggendo quest’ultimo la vittoria immediata sarà garantita. In particolare la slot-machines iniziale ci darà uno sguardo a quelle che saranno le ricompense ricevute a fine battaglia, quindi per evitare che il nemico fugga col bottino è necessario muoversi alla svelta. Purtroppo però i dungeon rivelano subito la loro natura ripetitiva, infatti molte volte avremo un senso di deja-vù come se stessimo camminando in un luogo già visitato precedentemente, mentre invece si tratta di una zona a conti fatti ”inesplorata”, la ripetitività dei dungeon che spesso si riducono a meri corridoi può a tutti gli effetti non esser gradevole per tutti risultando fin da subito quasi noiosi da esplorare sapendo che dopo un corridoio ce ne sarà un altro ancora, fino a ramificarsi in dei veri e propri labirinti dove perdere la testa dal momento che tra il ricordarci le zone e il recuperare le chiavi la situazione si fa molto complessa, è utile quindi farsi uno schema mentale per gestirsi il tutto. Inoltre una volta scesi nel campo di battaglia avremo a disposizione varie opzioni, tra cui le Arti Segrete.

Una delle tante Secret Art in azione durante le battaglie!

Esplorare i dungeon ci porterà via un mese del nostro tempo (a seconda della difficoltà scelta il tempo scorrerà più velocemente o più lentamente), e dovremo fare attenzione anche a non portare alleati oramai in procinto di morte, una volta rientrati nell’hub principale sarà Kochin a darci la cattiva notizia di una nuova perdita nel clan nel caso in cui vengano superati i 24 mesi di vita.
Per portare avanti la propria dinastia è dunque necessario riprodursi con gli dei, la scelta è molto ampia sia per gli avatar di sesso maschile che di sesso femminile, attraverso dei punti divinità: maggiori saranno i punti maggiori saranno le dee o gli dei a nostra disposizione, una volta concluso questo rito daremo alla luce un nuovo bambino il quale potrà partecipare attivamente nelle battaglie solamente dopo aver concluso il suo corso di studio dalla breve durata. Andando avanti si andrà a creare dunque un vastissimo albero genealogico.

Arriviamo ora al punto forte di questa produzione: lo stile grafico e la grafica. Entrambi realizzati con una cura maniacale, i dungeon visivamente godono di palette colorate trasformandosi in gioia per i nostri occhi, ma in generale le ambientazioni proposte nei vari dungeon hanno grandissimo fascino. Anche i modelli 3D risultano molto belli d avedere ma soprattutto fluidi nelle animazioni. Senza dubbio Oreshika sembra un quadro in movimento ed è uno dei titoli Playstation Vita ad offrire una delle grafiche migliori sulla console. Riguardo invece il comparto sonoro, è senza dubbio orecchiabile ma forse un po’ sottotono vista la quasi assenza di tracce che rimangono stampate nella nostra testa.

Dungeon semplici ma ad effetto..

In conclusione, Oreshika:Tainted Bloodlines è un jrpg godibilissimo per i fan del genere e soprattutto per coloro che cercano anche qualcosa di diverso del solito, un qualcosa che il gioco è in grado di offrire viste le sue 2 meccaniche principali. Pur soffrendo di alcuni difetti come il level design dei labirinti o il fatto che la trama dopo gli eventi iniziali sia molto sottotono, Oreshika potrà offrirvi tantissime ore di gioco a patto che si riesca a sopportare la ripetitività che caratterizza quest’opera. Nel momento in cui scrivo questa recensione il gioco è in offerta a 9,99 euro, a questa cifra non posso fare null’altro che consigliarvelo, ma anche a 19,99 euro, il prezzo originale, per i contenuti che il gioco offre merita. Ricordo in oltre che il gioco è presente esclusivamente in lingua inglese, francese e tedesco.

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La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.