One Dog Story – Gordon Freedog

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Posted 18/05/2017 by in Linux

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by Michele Adami
Recensione

La pixel-art nei videogiochi sta vivendo, in questi ultimi anni, una nuova età dell’oro. Assieme allo stile artistico, questa nuova ondata di giochi sta proponendo anche rivisitazioni di generi che spopolavano a cavallo tra gli anni ‘80 e gli anni ‘90, ora svecchiati e aggiornati secondo gli stilemi contemporanei.
Si pensi, ad esempio, alle avventure grafiche pubblicate da Wadjet Eye Games, o a quel Read Only Memories che tanto ricorda il vecchio Snatcher. Oppure Broforce, che ha riportato in auge tutto il divertimento ignorante degli sparatutto a scorrimento d’annata ridimensionandone l’aspetto più arcade, che sarebbe un po’ anacronistico al di fuori delle sale giochi. Si potrebbero citare molti altri giochi, ma, concentrandoci solo sui platform-metroidvania (genere a cui appartiene il titolo di cui sto scrivendo), i primi, lampanti esempi che mi vengono in mente sono Owlboy e Shovel Knight, due titoli che hanno saputo sia omaggiare, sia attualizzare un genere amatissimo negli anni passati.

Sarebbe bello poter accostare One Dog Story di Big Way Games ad un titolo con la profondità di Owlboy, ma è chiaro fin dai primi istanti di gioco che, per la qualità della direzione artistica, della scrittura dei personaggi e dello script, per la colonna sonora e pure per il gameplay, un abisso separa il il gioco di Big Way Games dal curatissimo titolo di D-Pad Studio.

Proprio così: il nostro cagnetto, se immerso in acqua, cammina sul fondo.

Il protagonista di One Dog Story è -che coincidenza!- un cane. Ma non un cane qualunque. Il canide in questione, infatti, oltre ad indossare una divisa, con tanto di berretto, può parlare, camminare sulle zampe posteriori, leggere, utilizzare computer e maneggiare un piccolo arsenale di armi. Svegliatosi sul freddo pavimento di un buio e misterioso laboratorio, il nostro cagnolino, come in ogni sceneggiatura sciatta che si rispetti, non ricorda niente del proprio passato, della propria storia e nemmeno della propria identità. Armato inizialmente solo di una mazza, in un mondo cupo e ostile, tra improvvisi flashback e innumerevoli avversità, si addentrerà in quel luogo semidistrutto e popolato da mostruosità, per cercare la verità su se stesso e sulle vicende che hanno portato tanta devastazione in quella desolazione sotterranea.

One Dog Story è diviso in numerosi capitoli, ciascuno strutturato come un livello, costituito da una hub più o meno grande, collegata a diverse stanze secondarie, generalmente di dimensioni più ridotte. Oltre a saltare, come in ogni platform degno di tal nome, potremo sparare con armi da fuoco, che andranno dalla pistolina di ordinanza, ai fucili a pompa, fino ai lanciarazzi e ad armi provenienti da altri mondi. Mentre la pistola di base (e la mazza che potremo usare nel combattimento ravvicinato) non avranno un limite di colpi, tutte le altre armi andranno ricaricate con i proiettili raccolti dai nemici massacrati o dalle classiche scatole di legno disseminate qua e là, frantumate a mazzate. In alcune parti del gioco, inoltre, sarà possibile ottenere strumenti utili, come un hoverboard (utilizzabile solo in alcune piccole aree), preso in prestito da Ritorno al futuro, e un jetpack, che ci permetterà di librarci in volo.

Nonostante la varietà dei nemici che incontreremo, un vasto assortimento di lumache, porcospini ninja, maiali telecinetici e altre assurdità, questi non faranno che andare avanti e indietro sul posto, spesso senza nemmeno fare caso ai colpi che gli spareremo da lontano, lasciandosi uccidere con un’invidiabile nonchalance. I combattimenti di One Dog Story, che sono evidentemente rimasti ancorati alla vecchia scuola, finiscono presto per diventare un noioso impiccio. Questo aspetto è piuttosto difficile da mandare giù, considerando che saranno molto numerosi e che, ogni volta che rimetteremo piede in un’area già attraversata, ci sarà un respawn completo dei nemici.
I boss sono numerosi e discretamente caratterizzati, andando da talpe sanguinarie a grossi computer laser-muniti, ma, ad una difficoltà normale di gioco, sono tutti decisamente troppo semplici da sconfiggere, soprattutto perché, subito prima di affrontarli, ci verrà data la possibilità di investire i nostri risparmi in potenziamenti per le armi. Per fortuna, all’inizio del gioco, si potrà optare per una difficoltà maggiore.

I maiali volanti e il loro terribile grido di morte mi tormenteranno per mesi.

One Dog Story si presenta anche come un’avventura, e, difatti, ci saranno alcuni puzzle da risolvere. Il problema è che questi enigmi, nove volte su dieci, si riducono al raccogliere un oggetto o premere un pulsante in una stanza adiacente all’ostacolo, senza nessuna necessità di attivare la materia grigia. Per ciò che riguarda gli “aspetti RPG” pubblicizzati dagli sviluppatori, si tratta sostanzialmente di alcuni bivi nella storia (ad esempio, scegliere se risparmiare o meno un avversario), che porteranno a conseguenze diverse nelle sequenze più avanzate del gioco e, quindi, a finali alternativi. Oltre a questo, esiste un sistema di potenziamento delle armi basato sull’utilizzo di distributori automatici (che fantasia, eh?) in cui potremo spendere i “mutageni”, la moneta del gioco. Il potenziamento dell’arma scalerà, come la nostra energia vitale, quando verremo colpiti, causando una riduzione dei danni inflitti e della portata di tiro. Analogamente, troveremo distributori in cui spendere i nostri mutageni per curare le nostre ferite e per salvare la partita. Si tratta comunque di una limitazione minima, visto che il mondo è straripante di mutageni e che, data la sovrabbondanza di punti di salvataggio, raramente capiterà di dover ripetere sequenze di più di cinque-dieci minuti, nel caso fossimo uccisi. Ma non temete: ricaricando la partita, ovviamente, tutti i nemici che avete ucciso prima di salvare torneranno in vita!

A incidere sulla fruibilità e la piacevolezza dell’esperienza, sono anche alcuni problemi tecnici. In primis, nel corso delle 7 ore necessarie a completare gioco, ho incontrato diversi bug che, in alcuni casi, mi hanno costretto a ricaricare la partita. Su tutti, una tendenza diffusa, riguardante sia i nemici che il nostro cucciolo, a “cadere nei pavimenti”, senza speranza di salvezza. In aggiunta, strani disguidi del respawn portano conseguenze curiose, come nemici che piovono dal cielo, o esplosioni inspiegabili. Allo stesso modo, è un’esperienza piuttosto alienante essere uccisi da un mostro durante un dialogo con un NPC, senza possibilità di difendersi.
Tuttavia devo dire che, fin dal giorno della pubblicazione, gli sviluppatori si stanno adoperando per risolvere i problemi riscontrati dalla community dei giocatori.

Preso l’ascensore gigante, le lumachine iniziano a piovere dal cielo. Sarà solo la prima di una lunga serie di citazioni di Half-Life.

One Dog Story, comunque, non è propriamente un gioco brutto. È, in ultima analisi, un gioco anonimo, senz’anima. Dalla direzione artistica limitata e di scarsa personalità, al tono generale né ironico né serioso, alle meccaniche di gioco tanto numerose quanto poco approfondite, alla storia narrata in modo estremamente verboso (solo in inglese) e incapace di una qualsiasi incisività, fino alla colonna sonora che sembra rubata a video complottisti di YouTube, in questo titolo non c’è niente di veramente personale, nessuna urgenza creativa. Il tentativo di supplire a questa mancanza con un diffuso e vuoto citazionismo – in particolare con una serie quasi ossessiva di rimandi al primo Half-Life, come a cercare di ottenerne di riflesso un briciolo del carisma – finisce per diventare artefatto e decisamente fastidioso. Nonostante il prezzo contenuto (9,99 € su Steam), si tratta di un titolo che solo i più accaniti, incorreggibili divoratori di platform indie dovrebbero prendere in considerazione.

In un’epoca in cui il mercato indie è sorretto da numerosi sviluppatori creativi e sinceramente appassionati, vale davvero la pena investire il proprio tempo e il proprio denaro in un prodotto così poco ispirato?

Cagnolini

Perché sì:
Perché no:
  • …cagnolini?

 

  • Piuttosto anonimo
  • Frequenti bug (in correzione!)


About the Author

Michele Adami

Nato e cresciuto nella terra del lesso con la pearà e della pastisada de caval, ho sempre avuto una passione per la narrativa, in ogni sua forma. Durante le scuole elementari, con i miei amichetti, ho scoperto Monkey Island e le avventure grafiche LucasArts, che hanno scosso fino alle fondamenta il mio piccolo mondo di platform game Nintendo. I videogiochi potevano raccontare delle storie, e io sarei inevitabilmente diventato un temibile pirata.