Necropolis – Prepare to Live Edition

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Posted 30/07/2016 by in PC

Piattaforma:
 
Software House:
 
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PEGI:
 
by Ruka
Recensione

Cos’è che spinge il videogiocatore di ruolo ad esplorare un dungeon? Il brivido dell’avventura? La perlustrazione dell’ignoto ed il conseguente ritrovamento di allettanti ricchezze? La tensione derivante dalla sopravvivenza a creature mostruose poco amichevoli e trappole pronte a portare il game over su schermo? Probabilmente la risposta è affermativa per tutti questi fattori, i quali costituiscono gran parte del divertimento che il sempreverde filone dei roguelike\lite riesce ad offrire. Ed il successo di titoli come The Binding of Isaac (Rebirth e non) o Enter The Gungeon ne è la conferma.

Sempre più ancorato alla componente bidimensionale che al mondo in tre dimensioni, questo genere manca, a mio parere, di una componente visiva capace di catturare il giocatore: contradditemi pure, ma per me un buio corridoio tridimensionale illuminato a fatica da una torcia in procinto di spegnersi, rende ben più atmosfera rispetto alla manciata di quadretti che spesso compone quel profilo grafico rétro che tanto ci piace. Fortunatamente ad andare controcorrente, evitando l’ennesima “SNESsata“, ci pensano i ragazzi di Harebrained Schemes (autori di Shadowrun) che han ben pensato di trasporre le meccaniche principali della saga targata From Software in un roguelite che, stile grafico a parte, richiama molto i tratti caratteristici, specialmente per quel che concerne il combat system, della serie Souls.

Tutto questo mi ricorda qualcosa...

Tutto questo mi ricorda qualcosa…

Necropolis è, nella sua struttura di base, un action rpg strutturato a dungeon generati proceduralmente ed in cui la componente ruolistica è ridotta all’osso: non vi sono infatti abilità da apprendere o statistiche da incrementare, né il vostro personaggio salirà di livello una volta sconfitto un determinato quantitativo di nemici, facendo così assumere all’abilità del giocatore e alla sua dotazione un ruolo -manco a dirlo- fondamentale, permettendogli di sopravvivere a tutto ciò che il gioco gli lancerà addosso.

Il sistema di combattimento si presenta piuttosto classico, ma non privo di feature interessanti: per far fronte alle orde di avversari, sarà bene non solo alternare fendenti, parate e schivate, ma bisognerà imparare a destreggiarsi nel cambio repentino tra i due set di armi equipaggiabili. Se all’inizio di ogni run avremo infatti spada e scudo d’ordinanza, ad accorrere in nostro aiuto ci penserà il sistema di loot, il quale consentirà di appropriarci degli oggetti contundenti precedentemente in possesso ai nemici caduti, garantendo così anche una certa varietà di approccio al combattimento grazie al gran numero di equipaggiamenti disponibili.

Le statistiche che differenziano un’arma dall’altra sono la velocità, la potenza di attacco e la stamina richiesta per ogni fendente; questi valori ci costringeranno a cambiare spesso il nostro set di lotta, adattandolo al meglio ad ogni situazione che ci si parerà di fronte (un’attività ancora più incentivata da caratteristiche elementari nascoste in alcune armi).

Limpido.

Limpido.

Tuttavia l’utilizzo mirato di tale armamentario viene penalizzato dal comportamento dei nemici stessi: dotati di un’intelligenza artificiale ai limiti della demenza, li vedrete urlarvi contro e, nel caso in cui non rimangano inceppati da qualche parte, caricarvi indomiti senza la minima intenzione di parare o schivare i vostri colpi, facendo si che, se eseguito col giusto tempismo, un attacco ad area spazzi via interi gruppi senza troppa fatica.

Piccola nota negativa anche sul feedback dei colpi ricevuti ed inflitti: se i modelli poligonali non si mettessero a lampeggiare di rosso sarebbe difficile stabilire se un determinato attacco sia andato o meno a segno, non essendoci animazioni o effetti sonori chiarificatori.

Superficiale inoltre la gestione della stamina, alla quale viene sì ridotto il limite massimo man mano che si combatte, ma che risulta facilmente ripristinabile grazie all’elevata reperibilità di cibo e pozioni, vista la sovrabbondanza di materiali per il crafting; tutto ciò mitiga per buona parte quel fattore “survival” a cui tanti altri titoli del medesimo genere ci hanno abituato. Ciononostante, il game over non tarderà ad arrivare, specialmente nelle fasi avanzate dell’avventura laddove ogni passo corrisponde ad una trappola e c’è sempre un nutrito nugolo di carogne pronte a spawnarvi alle spalle.

Rita Pavone sarebbe fiera di me.

Rita Pavone sarebbe fiera di me.

Una volta tirate le cuoia, una schermata vi mostrerà le statistiche della partita appena terminata e, a seconda del vostro comportamento (quindi obiettivi completati, nemici uccisi, soldi guadagnati…) verrete premiati con più o meno gettoni da spendere nella partita successiva. Tale valuta vi servirà per acquistare skin dal mercante nella lobby, aprire determinati forzieri o (cosa più importante) sbloccare i codici, ossia tomi da portarsi dietro uno alla volta per beneficiare di alcuni interessanti effetti passivi. Su questo piano si denota come le descrizioni dei vari oggetti siano piuttosto criptiche, a causa di un buon humour utilizzato nelle didascalie che di contro ne mina la comprensibilità, finendo per equipaggiare roba senza sapere esattamente che cosa faccia.

Parlando del comparto tecnico, esso è definibile senza infamia e senza lode, poiché volutamente minimalista per scelte di design, ma anche povero di colori e di effettistica generale. Azzeccate le poche soundtrack presenti, dimenticabili gli effetti sonori.

Alcuni scorci sono godibili, ma si denota una certa monotonia cromatica.

La monotonia cromatica vi accompagnerà per tutta la durata dell’avventura.

In conclusione, Necropolis è un roguelite “all’acqua di rose”: al contrario di quanto ostentato ripetutamente dai trailer, il titolo si rivela essere mai troppo punitivo e piuttosto abbozzato nelle meccaniche rpg, risultando capace di divertire ma non sul lungo termine, specie se si considera che per arrivare all’epilogo bastano circa due ore in singolo e probabilmente ancor meno in multigiocatore. E no, una volta finito non avrete particolari motivi per rigiocarlo.

Proprio sulla modalità cooperativa online non mi è permesso esprimermi, poiché nessuno nella mia lista amici ha acquistato il gioco e l’assenza di un qualsivoglia matchmaking di certo non aiuta. Non mancherò di aggiornare questa recensione nel caso riesca a provarla con qualcuno!

Per tuffarvi nell’esplorazione dei randomici dungeon, magari assieme a un amico, vi basterà acquistare il gioco su Steam al prezzo di 27,99€.

premi_1premio

Perché sì:
Perché no:
  • Combat system funzionale
  • Intelligenza artificiale
  • Buon design minimalista…

 

  • …ma anche spoglio
  • Intelligenza artificiale
  • Abbozzato nelle meccaniche


About the Author

Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?