Mirror’s Edge Catalyst – Ne avevamo davvero bisogno?

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Posted 23/06/2016 by in PC/Mac/Linux

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by Tracotanza
Recensione

Il primo Mirror’s Edge è forse uno dei miei giochi preferiti in assoluto. Tralasciando i suoi difetti, lo considero una delle esperienze più interessanti e innovative del panorama videoludico, con una trama non eccelsa, ma un sistema parkour capace di farmi appassionare tantissimo, al punto da farmelo completare più volte per poter migliorare i miei tempi e fare evoluzioni e corse sempre più belle e veloci.

Potete capire, quindi, la mia felicità nello scoprire che la saga di EA non è morta, ma anche la mia delusione per i grossi difetti che seguono questo reboot. Reboot, a mio parere, abbastanza immotivato, considerato che l’originale Mirror’s Edge poteva ancora offrire parecchio da molti punti di vista. Forse c’era la voglia di azzerare gli errori del passato proponendo qualcosa di nuovo, nonché la volontà di permettere a chiunque di approcciarsi al nuovo titolo.

In un mondo futuristico il potere è in mano alle corporazioni, l’informazione e controllata da esse e regolano qualsiasi parte della vita dei cittadini. A fare resistenza contro di esse e combattere per riportare la  bandiera della libertà e verità, ci sono i Runner, corridori che saltano fra i tetti delle città per trasportare messaggi, rubare informazioni o fare consegne di vario genere. Noi impersoneremo Faith, probabilmente la migliore fra i Runner, con un triste passato alle spalle, genitori morti, sorella sparita, amici ammazzati e tutte ‘ste cose qui che dovrebbero farci intenerire, ma ormai si limitano a farci scrollare le spalle. La storia si muove poi sul conflittuale rapporto con la sorella e ‘ste altre cose qua che veramente basta non se ne può più.

Benvenuti a Glass!

Benvenuti a Glass!

L’ambientazione però, è davvero splendida. Correremo fra i grattacieli e i palazzi di vetro di Glass, in una mappa open world costruita per permetterci di fare acrobazie al meglio. Saltellare fra i palazzi sarà sempre un piacere, così come arrivare nei punti più alti della città per godere di visuali mozzafiato. Peccato che dopo un po’ lo stile possa venire a noia, con un sacco di bianco preponderante e un infinità di palazzi asettici e tetti poco riconoscibili. La cosa è comunque altamente coerente con l’ambientazione e il futuro triste raccontato dal gioco. Alcune delle zone finali, inoltre, sono veramente eccezionali.

L’open world è, però, allo stesso tempo croce e delizia di Catalyst: se, da una parte, la possibilità di godere di un’intera mappa aperta in cui correre e saltare a mai finire è davvero allettante, sono molto tristi le numerosissime missioni riempitive disseminate per il mondo. Ripetitive, tristi, senza una trama, vi costringono semplicemente a correre da un punto A ad un punto B, passando troppo spesso per gli stessi posti in diverse missioni. Spesso si ci ritrova a fare missioni principali in livelli chiusi, lineari, strutturati specificamente per l’evento. Questi sono i momenti migliori del gioco e la domanda arriva spontanea: perché diavolo non l’hanno fatto tutto così? Si, lo so che la risposta è perché il mercato vuole giochi open world, ma io direi che avete anche un po’ rotto.

Mi sa che qualcuno sta per cadere...

Mi sa che qualcuno sta per cadere…

Una cosa parecchio bella del primo Mirror’s Edge era la possibilità di saltare, fondamentalmente, qualsiasi scontro e limitarsi a scappare dai nemici, magari dando qualche colpetto ogni tanto, ma senza impegno. In questo Catalyst ci sono invece un sacco di combattimenti obbligatori, il che non sarebbe neanche un problema, se non fosse che il sistema di combattimento è davvero orribile. I colpi dati in velocità per fuggire ai soldati sono perfetti, saltare su un muro per abbattere un nemico e poi correre via è una cosa splendida, ma quando tutto questo si porta in una arena statica, il tutto diventa davvero poco divertente. Si vengono a creare delle strane scene alla Benny Hill in cui si corre e si salta sui muri per eliminare i nemici, nemici che sono di quattro tipi diversi e tutti facilissimi da sconfiggere. I combattimenti di Mirror’s Edge sono forse il suo punto peggiore e la cosa che più lo penalizza in una qualsiasi valutazione.

Esiste anche un piccolo sistema di potenziamenti con uno skill tree di cui veramente non si sentiva il bisogno, come se fosse diventato necessario infilare elementi GDR ovunque. Non c’è alcun motivo valido per il quale io non debba avere sin da subito l’abilità di girarmi di 180° con un tasto e debba sbloccarla con i punti esperienza, così come non c’è alcun motivo di potenziare i miei danni contro i vari nemici, dato che sono già ridicoli di base (almeno a difficoltà normale). Bella invece la possibilità di creare una propria gara a tempo in qualsiasi punto della mappa, cosa che probabilmente sarà il vero punto catchy di questo gioco.

eh eh eh

Eh eh eh

Ci sono poi aggiunte nel gioco che paiono gridare tristemente “ehi guarda, siamo moderni anche noi“, come i droni nemici che vi seguiranno o l’aggiunta del rampino fra le proprie risorse. Non che siano necessariamente dei cattivi elementi, ma sembra quasi siano li per l’assoluta necessità di mostrare qualcosa di nuovo, piuttosto che per una reale funzione nel gioco.

Correre, comunque, rimane un piacere, e nonostante una linea rossa un po’ troppo invasiva (comunque disattivabile) a indicarvi la strada, la libertà di movimento concessaci è splendida.

Ultimo punto positivo per delle musiche piacevoli da ascoltare che si muovono sulle linee della solita, ma coerente, musica elettronica. Il doppiaggio non è dei migliori, ma, almeno, non c’è più la voce orribile di Asia Argento. Se volete dedicarvi ad un po’ di sano parkour potete comprare Mirror’s Edge Catalyst qui, qui o qui, se invece cercate una bella trama futuristica e un buon sistema di combattimento, guardate da un’altra parte.

mecat_premio

Perché sì:
Perché no:
  • Parkour splendido
  • Ambientazione affascinante
  • Ottimo level design nelle missioni principali

 

  • Missioni secondarie ridicole
  • Sistema di combattimento pessimo
  • Qualche problema di caricamento texture
  • Storia Banale


About the Author

Tracotanza
Tracotanza

All'anagrafe Salvatore Martino, ma a differenza da quanto dice il suo nome non ha mai salvato nessuno. Appassionato di videogiochi da quando ha imparato a pigiare col ditino per accendere il computer. Era disperso in un mare di Pixel ed è stato raccolto dalla ciurma per scrivere storie sul suo naufragio nel mondo videoludico