King’s Quest: Chapter 4 – Padre padrone, l’educazione di un pastore diventato principe

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Posted 20/10/2016 by in PC

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by Nicola De Bellis
Recensione

Considerato il ritmo letargico con cui vengono rilasciati gli episodi di King’s Quest, potete immaginare la mia sorpresa quando ho visto il quarto capitolo approdare sugli store digitali così presto dopo il terzo. Tre ore dopo, a episodio completato, ho capito perché.
Ho difeso a gran voce la serie perché fino a ora, nonostante la qualità altalenante, è ricca di fascino e buone sceneggiature; giocare per la prima volta un episodio che non mi sia piaciuto mi lascia più che deluso. Mi sento un po’ tradito.

I primi momenti con i figli di Graham e Valanice sono spassosi e adorabili allo stesso tempo.

I primi momenti con i figli di Graham e Valanice sono spassosi e adorabili allo stesso tempo.

Andiamo con ordine: Snow Place Like Home è il quarto episodio della nuova serie a puntate di King’s Quest, sviluppata dai The Odd Gentlemen per conto del resuscitato brand Sierra.
Per la seconda volta, gli scrittori decidono di colmare una lacuna narrativa lasciata trent’anni or sono da King’s Quest III: To Heir is Human, ovvero il personaggio di Alexander, il figlio di Re Graham. Forse sapete già come sia sfuggito dalle grinfie dello stregone Manannan e conoscete anche le sue disavventure presso le Isole Verdi, ma quello su cui la serie classica ha sempre glissato è tutto ciò che sta nel mezzo.

La sequenza introduttiva svela, dopo tre decenni, come Alexander sia finito schiavo di Manannan.

La sequenza introduttiva svela, dopo tre decenni, come Alexander sia finito schiavo di Manannan.

Alexander ha avuto una vita dura. Rapito da infante, privato della sua gioventù, cresciuto come schiavo, solo per essere sacrificato il giorno del suo diciottesimo compleanno, non sa nulla della vita regale, anzi, della vita in generale. Quando incontriamo nuovamente Alexander in King’s Quest VI: Heir Today, Gone Tomorrow è un ragazzo già maturo e abituato alla sua nuova vita, ma non lo è sempre stato.
Snow Place Like Home mira a colmare proprio questa lacuna, mostrandoci il suo progresso da povero pastore schiavo a principino in sintonia con la sua famiglia.

Il palazzo di ghiaccio sarebbe impressionante, se ci lasciassero vedere stanze come questa più di due volte in totale.

Il palazzo di ghiaccio sarebbe esteticamente impressionante, se ci lasciassero vedere stanze come questa più di due volte in totale.

La morale di Snow Place Like Home è che tenere unita una famiglia è difficile, che i traumi del passato forgiano le persone e che un padre come si deve è pronto ad accettare i problemi dei suoi figli. È una bella storia, sul serio. I ragazzi di The Odd Gentlemen hanno provato di avere talento nello scrivere personaggi buffi e sfarzosi, ma allo stesso tempo sfaccettati e anche un pochino tragici.
Questo episodio non mi è piaciuto, ma non è certo un problema di storia, anzi, il problema è che ce n’è troppo poca.

I puzzle sono una variazione dello stesso identico principio ogni volta: far arrivare la linea luminosa alla porta camminandoci sopra. Diventa seccante molto presto.

I puzzle sono una variazione dello stesso identico principio ogni volta: far arrivare la linea luminosa alla porta camminandoci sopra. Diventa seccante molto presto.

Ho l’impressione che i The Odd Gentlemen abbiano ceduto un po’ troppo alle pressioni degli acquirenti, finendo per alterare il prodotto in negativo. Le release sono troppo lente, dicono (mi vergogno di essermi lamentato della stessa cosa), i puzzle sono troppo pochi, dicono. “Okay“, risponde The Odd Gentlemen, “volete più puzzle? Eccovi più maledetti puzzle, affogateci nei puzzle“.
E affogare ci siamo affogati. Snow Place Like Home è più puzzle che trama, parlo di un rapporto nove a uno. La trama che regge la seconda metà dell’episodio è poco più di una scusa per rinchiudere la famiglia reale in una sequenza lineare di puzzle degna dei laboratori Aperture. Pur di ficcarci una caterva di puzzle lineari, l’intero prodotto ne ha sofferto. I dialoghi sono ridotti al minimo, le stanze riutilizzano gli stessi asset e in generale è davvero noioso. Apprezzo, ancora una volta, la dedizione nel non usare triti e ritriti puzzle da inventario (li conoscete bene, i classici “usa questo su quello”) ed essere più creativi, ma qui si va da un estremo all’altro e la trama è stata sacrificata nel processo.

Questo puzzle viene addirittura usato due volte, perfettamente identico, copia-incollando la stanza.

Questo puzzle viene addirittura usato due volte, perfettamente identico, copia-incollando la stanza.

Ed è un peccato, davvero. Mi piange il cuore dire che non mi sia piaciuto, perché nelle pochissime cutscene di questo episodio ci sono dei momenti splendidi. Il percorso di Re Graham da padre padrone a genitore comprensivo scalda il cuore; Alexander, anche se inizialmente caratterizzato come teenager ribelle a scopi comici, si rivela sorprendentemente sfaccettato, traumatizzato dal suo passato e alieno nella sua stessa famiglia.
Sono momenti di classe, ma solo momenti. Su tre o quattro ore di avventura, queste scene riempiono un totale di venti minuti.

Vista l'ambientazione, non poteva mancare un cameo della Regina Icebella.

Vista l’ambientazione, non poteva mancare un cameo della Regina Icebella.

Alla fine della fiera, esco da King’s Quest: Chapter 4 – Snow Place Like Home molto deluso. Non voglio smettere di credere in questa serie: ha troppo potenziale per lanciarla, cinicamente, al vento. Il quinto e ultimo episodio è imminente e posso solo sperare che chiuda il tutto con classe, come merita.

Questo quarto capitolo di King’s Quest è disponibile a 9,99 € su Steam, su Microsoft Store e su PlayStation Store. Per utilizzare questo contenuto è richiesto King’s Quest: Chapter 1, venduto separatamente.

kq_premi

Perché sì:
Perché no:
  • Buona scrittura e buoni personaggi
  • Alcuni momenti scaldano il cuore

 

  • Trama rarefatta
  • Tagli a tempo e budget tra episodi molto evidenti
  • Troppi puzzle rubano il posto alle interazioni tra i personaggi


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.