Kingdom Hearts 2.8 Final Chapter Prologue – May your heart be your guiding key

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Posted 06/02/2017 by in PlayStation 4

Piattaforma:
 
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Genere: ,
 
PEGI:
 
by Rossana Barbati
Recensione

Le versioni rimasterizzate in HD di giochi passati son sempre state argomento di discussione sin dalla loro comparsa su PlayStation 3; spesso viste come operazioni di marketing atte a mungere la vacca grassa attingendo a quella piccola cosa chiamata nostalgia, per una saga come Kingdom Hearts in realtà sono un “male necessario”.

La saga scritta e diretta da Tetsuya Nomura, partita come semplice cross-over tra Squaresoft (ora Square Enix) e Disney, negli anni e nei suoi otto “capitoli” ha continuato ad aggiungere a quella che sembrava una trama senza troppe pretese creata per celebrare i brand più famosi delle due case personaggi, miti, concetti e domande esistenziali, diventando una delle trame più complesse nel panorama videoludico degli ultimi 15 anni. Il vero problema sta nella scelta delle piattaforme su cui ogni episodio è uscito: molti giocatori si sono limitati a giocare i due episodi numerati, in attesa del famigerato Kingdom Hearts III, ignorando bellamente i vari spin-off (che poi spin-off non sono) usciti su Gameboy Advance, PSP, smartphone giapponesi (con conseguente remake su Nintendo DS), Nintendo 3DS e, ultimamente, pure browser web e smartphone Android e iOS.

È quindi palese la necessità di avere tutti i giochi della saga su un’unica piattaforma, in modo da usufruirne al meglio per poter comprendere le molte sfaccettature di un mondo in superficie giocattoloso e bambinesco, in puro stile Disney, ma con i profondi pipponi esistenziali tipici di Final Fantasy che, se vi perdete anche un solo episodio, possono dipingervi un bellissimo punto interrogativo al posto della faccia.

Mondi colorati e discorsi esistenziali.

Con questa premessa, posso dire che il primo problema di quest’ultima collection è legato appunto alla progressione della trama: la scelta di rilasciare questo Final Chapter Prologue prima della riedizione delle due collection già uscite su PS3 potrebbe confondere chi alla serie non si è mai avvicinato. Certo, Dream Drop Distance contiene un praticissimo recap degli episodi precedenti in forma testuale, peccato che queste informazione vengano sbloccate avanzando nella storia dell’episodio e quindi molti personaggi e concetti complessi sfuggano al giocatore inesperto fino all’unlock del capitolo flashback necessario a comprenderli; inoltre leggere una cinquantina di righe di testo non rende l’esperienza provata toccando con mano le prime avventure di Sora e compagnia (mica tanto) allegra.

Detto questo, ci troviamo di fronte a una collection più “scarna” delle due precedenti, contenente un gioco completo, un prologo/demo alle vicende di Kingdom Hearts III e un film di circa un’ora che racconta le vicende del browser/mobile game Unchained X sotto un altro punto di vista. Se rapportate ai contenuti delle remaster precedenti (due giochi completi e un film ognuna) e alla collezione delle stesse in uscita a marzo (ben quattro giochi e due film), può sembrare facile commentare negativamente il prezzo di questa collection. Ma c’è un ma: a differenza dei quattro porting di Kingdom Hearts, Kingdom Hearts II, Kingdom Hearts Re: Chain of Memories e Kingdom Hearts Birth by Sleep, la versione rimasterizzata di Kingdom Hearts Dream Drop Distance ha subito un trattamento molto più profondo rispetto al semplice upscale e retexturing.

Il restyle tecnico ha fatto il suo bel lavoro, aumentando la definizione di texture, ombre e superfici.

Tecnicamente parlando, la versione PlayStation 4 del gioco uscito in origine su Nintendo 3DS è una manna dal cielo: texture completamente riviste, lightmap e shader rifatti da zero, comandi rimappati e minigiochi ridisegnati per una console senza secondo schermo, ribilanciamento di alcune meccaniche (prima tra tutte il Drop, gioia e mestizia dell’originale: qui lo troviamo con tempi molto più dilatati e ci troveremo meno spesso a dover affrontare due o più volte un boss perché non siamo stati in grado di eliminarlo in tempo) denotano l’impegno del team di sviluppo nel consegnare un prodotto fresco e tecnicamente al passo con i tempi. Se poi a tutto questo aggiungiamo i 60 fps stabili (prima volta che un gioco della serie supera il lock a 30 fps) contro i 20/30 della versione originale e il controllo delle camere assolutamente più intuitivo, non posso che consigliare il gioco sia a chi ancora deve recuperarlo, sia a chi l’ha già giocato.

Sul lato contenutistico invece nulla di nuovo sotto il sole, non si tratta di una versione Final Mix come quelle presenti nelle altre collection; quindi, di base, troverete tutto quello che già c’era su 3DS, con la sola aggiunta di un paio di DreamEaters nuovi altamente trascurabili. Da notare anche la presenza della lingua italiana, grande assente nella versione portable, anche se, come già successo in altri episodi, alcune localizzazioni dei termini tecnici lasciano un pelo a desiderare.

Usare il Flowmotion a 60 fps è una goduria.

Passando alla ciccia della collection, Kingdom Hearts 0.2: A Fragmentary Passage, seppur sia più una tech demo che altro, è il primo vero contenuto nuovo della saga che fa capolino su una console ormai dal marzo del 2012. Torneremo a vestire i panni di Aqua in un sequel diretto di Birth by Sleep, che avrà collegamenti sia con il primissimo episodio della saga, sia con il terzo episodio in arrivo, si spera al più presto, sulle console next-gen.

Tecnicamente eccelso, 0.2 abbandona quella patina “giocattolosa” tipica dei vecchi episodi, rendendo Aqua e il mondo che la circonda molto più realistici (certo non aspettatevi Final Fantasy XV), mantenendo comunque quelle linee tipiche dello stile disneyano, tutto questo grazie a Unreal 4. Ho giocato l’episodio su PS4 standard e non ho avuto particolari problemi di cali di framerate se non in pochissime situazioni concitate, ma anche lì le performance non andavano troppo al di sotto dei 30 fps. Nel caso possediate una PS4 Pro, potrete giocare la tech demo in 60 fps.

Il passaggio a Unreal 4 migliora il comparto tecnico in maniera assurda, mantenendo lo stile tipicamente disneyano.

L’episodio vi terrà impegnati tra le 5 e le 7 ore di gioco, dipende dalla difficoltà che avete selezionato, per poi sbloccare la modalità critica e altre piccole sorprese nel caso decidiate di riprendere in mano 0.2 e, magari, platinarlo.

Il battle system, che probabilmente verrà poi trasportato del tutto in KH III, è un curioso mix tra quello visto in KH II ma con i “cambi di stile” e altre meccaniche prese da Birth by Sleep. Viene abbandonato il sistema della console di comando in favore a un approccio più action dove attacchi e magie possono essere concatenati in combo devastanti, un po’ come accadeva nel secondo gioco numerato della serie. Queste combo andranno a riempire una barra che, una volta piena, ci darà la possibilità di cambiare stile o di usare una magia potenziata in base allo stile adottato in combattimento, proprio come nell’episodio in cui Aqua era protagonista assieme ai suoi compagni. Per quanto riguarda le magie, anche loro hanno subito un rework totaleFiraga ci permetterà di bruciare i nemici, Thundaga li indurrà in uno stato di shock mentre Blizzaga li immobilizzerà totalmente, congelandoli: quest’ultima magia inoltre creerà sul suo percorso una lastra di ghiaccio su cui Aqua potrà “grindare” per fuggire dalla battaglia o colpire con violenza i nemici, come succede in DDD con il Flowmotion.

Ad ampliare la durata di questa piccola demo abbiamo un sistema di personalizzazione del personaggio legato a 51 obiettivi da sbloccare, oltre a un’altra piccola chicca che toccherà a voi scoprire. Ogni obiettivo completato ci donerà un capo d’abbigliamento per personalizzare la nostra eroina, e considerando che l’ultimo degli obiettivi ci richiede di sconfiggere l’ultimo boss in modalità critica (e, fidatevi, già a esperto la boss fight è una calamita per le bestemmie). Nel caso vogliate sbloccare tutto dovrete impegnarvi parecchio.

Forse mi son fatta troppo prendere la mano dalla customizzazione del personaggio… Ma forse eh…

A chiudere le portate, come dessert, troviamo l’ormai classico film in CGI di un’ora, questa volta dedicato a contenuti ancora non completamente rilasciati e realizzato con Unreal 4, rispetto agli altri due riassunti di 358/2 Days e Re: Coded, renderizzati con il vecchio engine proprietario. Kingdom Hearts X Back Cover racconta le vicende successe molti anni prima di Kingdom Hearts Birth by Sleep, durante il periodo conosciuto come “L’Era delle Fiabe”, quando il mondo era un tutt’uno e non una serie di piccoli mondi a se stanti. Il film ci mostra ciò che è accaduto al Maestro dei Maestri e ai suoi sei allievi, i Veggenti Ava, Aced, Gula, Invi e Ira e il misterioso Luxu, e come sono arrivati a scatenare la Guerra del Keyblade, leggendario evento chiave di tutta la saga, oltre a darci nuovi spunti sulle origini di Xehanort e del suo Keyblade.

Consiglio comunque di vedere questo film mentre o dopo aver giocato a Unchained X su smartphone. Anche se questo contenuto non andrà a spoilerarvi tutto quello che accade in Unchained X, alcune cose potrebbero rovinarvi delle sorprese di questo particolare titolo mobile e, sia chiaro, il film non vi darà un quadro totale della situazione, anzi, andrà a creare molte più domande rispetto alle risposte che dà, domande che probabilmente saranno spunto di riflessione negli episodi della Season 2 di Unchained X, in arrivo nei prossimi aggiornamenti del gioco.

Il Maestro dei Maestri è un personaggio particolare, forse quello meglio scritto della serie.

A completare l’opera troviamo come sottofondo di tutte e tre le esperienze la colonna sonora di Yoko Shinomura, che da sola vale l’acquisto (tolto il tema dei minigiochi dei DreamEater, vi prego, fate finta che non esista) e un nuovo remix di Simple & Clean di Utada Hikaru per l’opening di 0.2, forse uno dei migliori mai registrati, anche se continuo sempre a preferire la versione giapponese Hikari.

Perché sì:
Perché no:
  • Unreal 4 fa le magie
  • DDD è molto più godibile a 60 fps
  • I nodi iniziano a venire al pettine

 

  • Rapporto quantità/prezzo sbilanciato
  • La dannata canzoncina dei minigiochi
  • A quel nome manca solo ‘Featuring Dante from Devil May Cry series’


About the Author

Rossana Barbati
Rossana Barbati

Media designer e Producer appassionata di hi-tech e telefilm polizieschi. Geek da sempre, partecipante a tornei di Pokèmon su scala nazionale. Adora i picchiaduro, i giochi a scorrimento e quelli di sport.