Karous – The Beast of Re:Eden – Una guerra persa

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Posted 16/09/2015 by in 3DS

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YOH-OH!:

Ottimo sistema di crescita del Mech. Il paradiso degli amanti del grind. Tanta roba da sbloccare. Prezzo contenuto.
 

ARR!:

Il gameplay viene distrutto dalle imbarazzanti incertezze del motore grafico. Una patch è d'obbligo ma, ad oggi, assente.
 
by Michele Ricci
Recensione

Benché sconosciuto alla maggioranza del popolo videogiocante, il nome Karous susciterà qualche flebile ricordo nei veri appassionati di shooting games nipponici, figure mitologiche pronte a sborsare somme considerevoli di denaro pur d’accaparrarsi ogni singolo videogioco contenga nel proprio DNA ludico le parole giapponese, proiettile e bestemmia. Pubblicato in formato arcade solo in Giappone nel 2006, il titolo della MileStone ha ottenuto una conversione casalinga per Wii (MileStone Shooting Collection: Karous Wii, 2008) e Xbox 360 (Sakura Flamingo Archives, 2014) che non ha mai varcato i confini occidentali, ad eccezione della compilation per console Nintendo, sbarcata in America con il titolo di Ultimate Shooting Collection ed arricchita da l’inserimento di altri due giochi della compagnia nipponica. La chiusura della MileStone, nel 2013, ha visto subentrare allo sviluppo la Klon, team di sedici persone con base a Tokyo, autore del sopraccitato Sakura Flamingo Archives e del qui presente Karous – The Beast of Re:Eden, distribuito nel Luglio di questo anno dalla CIRCLE Entertainmentesclusivamente in formato digitale per Nintendo 3DS, che andrò a recensire grazie ad un codice gentilmente concessoci dal distributore.

Mech, spade e beat elettronici. L'Eden degli Otaku.

Mech, spade ed orde di nemici. L’Eden degli Otaku.

L’idea alla base del titolo è semplice ma non di facile realizzazione: rendere fruibile il genere anche con sessioni di gioco brevi e frammentate, data la natura portatile del progetto. La profondità e la complessità media degli shooter nipponici richiedono al giocatore un impegno costante e ripetuto nel tempo, approccio necessario all’accrescimento delle abilità richieste per il pieno apprezzamento del suddetto. Klon ha cercato la quadratura del cerchio focalizzando l’intera esperienza su un centinaio di missioni di breve durata, completabili soddisfacendo obbiettivi molto precisi (uccidere un certo numero di nemici, utilizzare una specifica arma, sopravvivere per un paio di minuti e via discorrendo). Il compimento di una missione sblocca l’accesso alle successive, non sempre di difficoltà superiore, permettendo un minimo di libertà nella scelta del percorso da seguire, fermo restando l’inevitabile “ostacolo obbligatorio” che attenderà il giocatore perfezionista e sequenziale.

Il sistema di crescita delle statistiche è uno dei marchi di fabbrica delle serie shooter della compianta MileStone. Non manca nemmeno qui.

Il sistema di crescita delle statistiche è uno dei marchi di fabbrica delle serie shooter della compianta MileStone. Non manca nemmeno qui.

Torna anche in Karous – The Beast of Re:Eden il caratteristico sistema di crescita che ha accompagnato quasi tutti gli shooter made in MileStone. Utilizzando, con successo, qualsiasi componente offensivo e difensivo del nostro Mech ne vedremo aumentare l’efficacia e la potenza, agevolando di molto la vita del novello pilota interstellare che quasi ogni videogiocatore nasconde al proprio interno. La distruzione delle unità nemiche andrà a rimpinguare l’esperienza complessiva del nostro mezzo da combattimento, esperienza che darà accesso a nuove armi, smart bomb ed abilità da combinare ed utilizzare nel momento del bisogno. Ogni partita, seppur fallimentare, porterà acqua al nostro mulino, con buona pace dei detrattori del grinding più puro, assolutamente necessario per affrontare le sfide più impegnative (quelle a tempo ne sono il chiaro esempio). Una volta scesi sul campo di battaglia, l’impianto ludico funziona egregiamente. Fornito di una spada ed immune al contatto fisico con i nemici, il nostro Mech danzerà nello schermo, prestando le dovute attenzioni ai (nemmeno) tanti proiettili vomitati dalla paccottiglia metallica avversa, saltuariamente accompagnata da astronavi più grosse e coriacee da abbattere con la giusta arma. Rilasciando il pulsante di fuoco attiveremo uno scudo frontale che assorbirà la maggior parte dei colpi nemici, danneggiando al contempo tutto quello con cui il medesimo verrà a contatto. Il divertimento offerto da Karous risiede tutto nel perfetto equilibrio di queste meccaniche, applicando la tattica migliore nel momento più opportuno. Tutto funziona. Almeno fino al primo rallentamento…

Nonostante l'essenzialità del comparto tecnico, il motore di gioco arranca. Tanto. Troppo.

Nonostante l’essenzialità del comparto tecnico, il motore di gioco arranca. Tanto. Troppo.

Sei. Questo è il numero della vergogna di Karous. Sì, perché bastano solo sei nemici a schermo per far precipitare il frame rate in maniera clamorosa ed oggettivamente incomprensibile. Non parliamo dei classici “rallentamenti studiati” tipici degli shmups della CAVE, indispensabili per scovare la giusta traiettoria all’interno dell’inferno di piombo indirizzatoci addosso, ma proprio di fastidiose carenze tecniche che compromettono quanto di buono c’è nel titolo. Tutto procede in un comico slow motion che distrugge la concentrazione ed azzera il tasso di sfida, trasformando ogni partita in una moviola poco riuscita di uno sparatutto vero. A poco servono il discreto, seppur minimale, stile grafico e le riuscite tracce sonore elettroniche. Karous pecca in quello che ha sempre distinto la scuola giapponese dello sparare: il ritmo. Lo si può intravedere tra un fotogramma e l’altro, vista la carenza dei medesimi.

Tutti gli appassionati di shooting game sanno quanto è difficile trovare nuove uscite di questo storico e meraviglioso genere videoludico, vista l’inesistenza di una base d’utenza economicamente remunerativa, ma catastrofi tecniche come Karous – The Beast of Re:Eden lasciano solo tanto amaro in bocca.

Lo trovare sullo shop online del 3DS a 5,99 euro.

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Michele Ricci
Michele Ricci

Videogiocatore barbuto ed attempato, collezionista della domenica e musicante senza arte né parte, colma il "Vuoto Esistenziale"© con ogni tipo di distrazione più o meno nerd.