Hyperdimension Neptunia Re;Birth3 V Generation – La terza volta (non) è quella buona

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Posted 28/11/2015 by in PC

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YOH-OH!:

Solito gameplay. Soliti dialoghi. Solita Noire.
 

ARR!:

Solito port. Soliti dungeon. Solito riciclo.
 
by Ruka
Recensione

Sarò franco: tornare a giocare Neptunia dopo essermi goduto Tales of Zestiria, è un po’ come riprendere a mangiare panini di una nota catena di fast food dopo una dieta a base di succulente bistecche di qualità.
Però, com’è giusto che sia, in questa recensione non farò pesare il divario qualitativo tra le due produzioni e mi concentrerò su cosa di buono abbia da offrire Re;Birth 3, che, come da tradizione di casa Compile Heart, si presenta con un pacchetto ricco di contenuti sul profilo ludico ma vittima dell’ormai abituale realizzazione dal budget risicato, risultando in un titolo il cui difetto principale risiede nell’avere giocato i precedenti.

Scena di dialogo classica da visual novel più che da JRPG, coi personaggi belli grandi: "Perhaps the developers reused an old engine and the assets were left in, or an update file was installed?"

Perlomeno se ne sono accorti.

More of the Nep
Dopo mille peripezie più o meno notevoli, a Gamindustri regna finalmente la pace e i quattro regni, così come le proprie dee, convivono in perfetta armonia. Un brutto giorno però, in circostanze misteriose, la povera Neptune (protagonista del gioco e Console Patron Unit di Planeptune) si ritrova catapultata in una dimensione alternativa, ferma agli anni ’80 e minacciata da una losca organizzazione nota come “I Sette Saggi”. Inutile dire che la nostra eroina non potrà fare a meno d’impicciarsi e salvare nuovamente il mondo dalle grinfie dei sempreverdi sostenitori della pirateria.
Una trama che si rivela essere un mero pretesto per buttare i personaggi in situazioni demenziali e ricche di humour dal sapore spiccatamente nipponico, con frecciatine qua e là ai big del nostro settore preferito. Come infatti i fan di vecchia data sapranno, la saga di Hyperdimension Neptunia nasce come parodia della console war e di tutte quelle sfaccettature del mondo videoludico che in questa sede vengono affrontate in chiave satirica attraverso dialoghi infarciti di citazioni più o meno scrutabili.
Proprio i suddetti dialoghi tornano finalmente sulla buona strada, abbandonando l’atmosfera seriosa che, nel tentativo di conferire profondità ad un comparto narrativo già di per sé scarno, aleggiava nel secondo capitolo e che finiva per procurare più tedio che interesse nel seguire le vicende con protagonista Nepgear. Anche il metodo di raggiungimento dei finali è cambiato ed ora basterà seguire alcuni eventi piuttosto che altri, facendo contento chi come me non amava destreggiarsi nell’aumento degli shares.

Vert dice, guardando dritto verso il giocatore: "No. No such monster exists in the Neptunia franchise."

La rottura della quarta parete è costante in Re;Birth3.

Nep of the same
Senza mezzi termini, potrei semplicemente consigliare di andarvi a leggere la recensione del gioco precedente, visto che di novità vere e proprie ce ne sono davvero poche: quelle degne di nota riguardano principalmente il battle system, ora sprovvisto della barra EXE. EXE Finisher e EXE Drive andranno infatti attivate consumando SP, i quali potranno essere ricaricati semplicemente picchiando i malcapitati di turno.
Tornano quindi i classici comandi utili a spezzare la guardia del nemico e riempirlo di mazzate successivamente, oppure colpire più volte di seguito infliggendo però un danno minore.
Altra novità interessante è rappresentata da una piccola miglioria apportata al Lily Rank, ossia un sistema che consente di accoppiare chi in campo e chi in panchina per ottenere skill combinate solitamente potenti: finalmente è possibile richiamare l’alleato inutilizzato anche quando il personaggio principale finisce a zero HP e sostituirlo in battaglia.
Non mancano poi le consuete trasformazioni in HDD (Hard Drive Divinity), di cui stavolta dispongono anche i personaggi umani, battezzate in Awakened Mode per l’occorrenza: in entrambi i casi esse si tradurranno in un notevole incremento delle statistiche, il cui prezzo andrà pagato in SP.
Un battle system che cambia di poco rispetto al passato e in cui ancora una volta contano elementi come il posizionamento, l’area del mirino (che varia a seconda dell’arma equipaggiata) e l’uso oculato di buff e debuff.

Scena di battaglia tra le nostre quattro e il robot R4i-SDHC.

Per quanto poco innovativo, il battle system è sempre divertente. Notare il nome del robottone.

Al di fuori delle battaglie il restyling generale dei menu si fa apprezzare, rendendo gli spostamenti attraverso feature ben note come il Remake System (sistema con cui è possibile craftare, oltre a equipaggiamento ed oggetti, determinati modificatori che vanno ad ampliare l’esperienza di gioco) e lo Stella’s Dungeon (si manda Felistella a farsi ammazzare nei dungeon, questa volta assieme ad un amico), più funzionali e reattivi.
Piacevole inoltre l’aggiunta di Nepstation, ossia un “telegiornale” condotto dalle protagoniste che, oltre ad informarci degli eventi quotidiani di Gamindustri, sarà luogo di quiz e televendite che forniranno al giocatore strumenti di varia natura.
Migliorata anche la world map, ora suddivisa in frazioni, attraverso la quale ci si sposta di dungeon in dungeon che, come sempre, tenderanno a riciclarsi tanto di gioco in gioco, quanto all’interno dello stesso gioco.
Proprio questi ultimi, che rappresentano il perno centrale dell’avventura, risultano al contempo la pecca più grande dell’intera saga, dimostrandosi come tripudio di banalità nel level design, scialbezza grafica e ripetitività costante. Difetti su cui il fan più accanito può chiudere un occhio, mentre chi è abituato a ben altri esponenti del genere difficilmente transigerà.
Si denota inoltre un notevole calo nella difficoltà generale, che farà felici i non amanti del grinding, ma che rende il playthrough utile soltanto a “godersi” dialoghi e personaggi.

Nepgear dice "Yes! A certain Gamindustri journalist recommended a young-adult novel about online game worlds to me. I had to try!"

Lo sguardo di Vert dice tutto.

Nep of the Nep
Come per gli altri capitoli della serie, anche con Re;Birth3 il comparto tecnico non brilla per cura nei dettagli e direzione artistica: il character design di Tsunako si fa sempre apprezzare, ma lo stesso non si può dire degli asset di nemici e ambienti riciclati fino alla nausea. I lievi miglioramenti di mole poligonale, animazioni e sistema d’illuminazione non bastano a giustificare il trito e ritrito proposto dalla pigrizia degli sviluppatori, i quali puntano un po’ troppo alla propria fanbase capace di perdonare tali mancanze d’inventiva. Altra magagna è rappresentata dalla qualità infima del port su PC, con opzioni grafiche ridotte all’osso, un cattivo supporto a mouse e tastiera, alcuni fastidiosi crash ed un frame rate estremamente ballerino che in alcune situazioni scende anche a 15 fotogrammi al secondo.
Qualora però voleste iniziare questa saga, non disperate, poiché questo terzo remake rappresenta un ottimo punto di partenza per i neofiti, nonché il miglior capitolo finora disponibile per chi non ha giocato gli altri. Un gameplay tutto sommato solido, una discreta longevità, una colonna sonora orecchiabile (riciclata anch’essa…), un buon doppiaggio nipponico (evitate quello inglese) ed una valanga di easter egg e citazioni faranno passare in sordina tutti quei difetti inizialmente ignari a chi si avvicina alla serie per la prima volta.
Se invece foste tra quelli stanchi di giocarsi lo stesso gioco per la terza volta (pagato magari al prezzo pieno di 27,99€ su Steam o probabilmente ancora di più per PS Vita e PlayStation TV), consiglio di recuperare Fairy Fencer F che, pur non distaccandosi molto dalla formula di Neptunia, rappresenta una piacevole variazione sul tema, nonché un port decisamente migliore.

Provaci ancora Compile Heart.

Neptunia 3 rebirth premi: noire (sempre) oro, kanahana oro, Nepstation bronzo

 


 


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Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?