Hyperdimension Neptunia Re;Birth2 Sisters Generation: sorelline alla riscossa!

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Posted 22/06/2015 by in PC

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YOH-OH!:

Noire. Buon battle system. Remake System. Chara by Tsunako.
 

ARR!:

Ripetitività generale. Humour sotto tono. Comparto grafico. Blanc.
 
by Ruka
Recensione

Quello di Neptunia non può certo definirsi un brand che è riuscito sin da subito ad attirare a sé schiere di fan, partendo quindi col piede giusto e garantendosi delle solide basi, tanto a livello di giocabilità, quanto di fama.
Ma anzi, come già scritto in precedenza, solo dopo un primissimo e catastrofico capitolo su PlayStation 3, la saga ha saputo migliorarsi di titolo in titolo, aggiungendo quel tanto che basta a differenziare un gioco da un altro e a rendere il gameplay abbastanza godibile, al punto tale da chiudere un occhio sulle palesi magagne di natura tecnica, che da sempre affliggono la serie.
Parlando di meccaniche, l’incarnazione più recente e completa della suddetta è rappresentata dai Re;Birth: trattasi di remake dei primi tre capitoli originali usciti su PS3, opportunamente rimessi a nuovo per l’hardware di PS Vita e successivamente portati anche su Steam.
Proprio la versione PC è quella di cui leggerete in questa recensione e di come essa presenti perlopiù gli stessi pregi e difetti del suo predecessore, andando tuttavia a peccare sotto certi aspetti i quali vanno lievemente ad inficiare la godibilità complessiva, sopratutto per chi ha giocato ed apprezzato il primo Re;Birth.

Quella pianta mi ricorda qualcosa...

Quella pianta mi è familiare…

Corre l’anno duemilaequalcosa e Gamindustri si trova in piena crisi: i creatori si rifiutano di sfornare nuovi contenuti, contribuendo a pieno regime in quella che pare essere una delle peggiori sventure a livello economico che l’universo di Neptunia abbia mai affrontato.
Come se non bastasse, i cittadini stanno perdendo ogni forma di moralità e i più giovani tra loro, venerano una divinità di nome Arfoire, questo anche grazie alla diffusione dei membri dell’ASIC (Arfoire Syndicate of International Crime), i quali hanno come scopo principale quello di istruire le giovani leve nell’arte della pirateria.
Insomma, l’universo di Nep-Nep non se la sta passando proprio in maniera idilliaca e di certo le CPU (le divinità del gioco, personificazioni delle console) non se ne staranno a guardare mentre il loro mondo cade in miseria.
Una premessa narrativa quindi ben più seriosa e meno scanzonata di quanto visto nel prequel, la quale in parte va a riflettersi sui dialoghi, andandone a troncare la vena comica tanto apprezzata in passato. Sia ben chiaro però: anche Re;Birth 2 non vuol prendersi troppo sul serio e suo fine ultimo rimane, come sempre, quello di parodizzare la console war in primis e poi tutto quel che “tormenta” il mercato videoludico odierno.

Appurato che il punto forte del titolo non è di certo la trama, passiamo ad analizzare quel che più conta: il gameplay.
Senza troppi giri di parole, vi basti sapere che le meccaniche di esplorazione e quelle di combattimento son rimaste pressoché invariate rispetto al passato (eccezion fatta per il numero di membri attivi sul campo di battaglia, ora aumentati a quattro): dalla world map ci si sposta attraverso un cursore a forma di Nepgear pixellosa e si selezionano gli eventi da visualizzare e le location da visitare; nel caso delle seconde, esse sono rappresentate principalmente dai dungeon, ossia veri e propri piani da esplorare, la cui complessità varia con l’avanzare del gioco.
C’è da dire di come tali sezioni non si rivelino mai labirintiche e che a lungo andare, risultino alquanto ripetitive: si entra in un dungeon, si combattono i mostri (o si evitano, visto che sono ben visibili in giro e non randomici) e si va dal punto A al punto B.
Tuttavia, a far da contro a tale ripetitività di fondo, c’è un buon sistema di crafting (di cui vi parlerò più avanti) e cosa più importante di tutte, un discreto battlesystem.

Quella scatola è semplicemente Red in posizione difensiva.

Quella scatola è semplicemente Red in posizione difensiva.

Ritorna infatti il sistema nato con l’originale Neptunia Mk2, nel quale vedremo i membri del party muoversi liberamente per il campo di battaglia e al contempo posizionare un reticolo di mira che consentirà di colpire uno o più nemici contemporaneamente.
Gli attacchi base a disposizione son rappresentati dai comandi Rush, Break e Power che corrispondono rispettivamente allo sferrare una serie di colpetti deboli in rapida successione, dei colpi mirati a spezzare la guardia del nemico ed ultimi, ma non meno importanti, attacchi “neutri” il cui scopo principale è semplicemente quello di arrecare danni.
Essendo consapevoli del fatto che un nemico a guardia spezzata subisce molti più danni, è abbastanza facile intuire in che ordine concatenare le mazzate, rendendo questo sistema uno dei più immediati ed accessibili mai creati. Ma le cose non si fermano qui: colpendo e venendo colpiti, una barretta tenderà pian piano a riempirsi (chiamasi EXE Gauge) ed una volta satura, si potranno scatenare attacchi come le EXE Finisher e le EXE Drive.
Le prime costituiscono semplicemente i colpi conclusivi di una combo e non consumano nulla, mentre le seconde sono vere e proprie “ultimate” che provocano ingenti danni, ma che  si “mangiano” uno o più livelli della barra.
Menzion d’onore per il ritorno del Lily Rank, un sistema che permette di accoppiare i personaggi sul campo con altri in panchina, per ottenere nuove abilità attive e passive, nonché devastanti attacchi combinati.

Dungeon e combattimenti a parte, il fulcro del gioco trova riscontro nel Remake System, un semplice ma variegato sistema di crafting che non solo permette l’ottenimento di alcuni pezzi d’equipaggiamento particolari, ma può altresì essere impiegato per modificare svariati parametri dell’avventura.
Volete irrobustire i mostri nei dungeon? Potete farlo. Vi servono materiali particolari? Cambiateli. Il salto vi sembra troppo basso? Potenziatelo. Queste sono solo alcune delle possibilità offerte da tale sistema, che tra l’altro comprende anche lo sblocco di alcuni stage opzionali da esplorare, tutto questo materiali permettendo.
Viene così a crearsi un ciclo che, sebbene non elimini il senso di ripetitività, costituisce uno o più motivi per rifarsi più volte lo stesso livello, oltre ovviamente a rappresentare una buona scusa per il consueto grinding, ormai onnipresente nella serie.
Ad una longevità più che discreta (circa 30 ore per arrivare ai titoli di coda), vanno quindi a sommarsi le molteplici ore che i completisti spenderanno senz’altro nel reperimento e nell’impiego di risorse utili, il raggiungimento di finali multipli e, dulcis in fundo, il new game+.
Inoltre, una volta chiuso il gioco potrete far uso della vera (e forse unica) novità: lo Stella’s Dungeon, un simpatico minigioco nel quale dovremo mandare l’omonimo personaggio, che altri non è che la personificazione di Felistella, ad esplorare appunto dungeon, scegliendone l’armamentario prima di partire e il piano da affrontare.
Al suo ritorno porterà con sé equipaggiamento e materiali, mentre se dovesse venir sconfitta rinuncerà al bottino e perderà quanto ottenuto in precedenza.
Tale minigioco prosegue indipendentemente dal fatto che noi stiamo giocando o meno, è quindi buona idea avviarlo prima di uscire, così da ritrovarsi belle o brutte sorprese al prossimo avvio.

Al termine del combattimento potremo ammirare le nostre waif...ehm...eroine, in tutta la loro bellezza.

Al termine del combattimento potremo ammirare le nostre waif…ehm…eroine, in tutta la loro bellezza.

Purtroppo però, anche a ‘sto giro “le palesi magagne” di cui sopra, non tardano a manifestarsi: primo fra tutti, il comparto grafico che non sfigurerebbe su una PS Vita, ma che su PC risulta terribilmente obsoleto. Passino quindi i modelli poligonali e le texture, ma risulta davvero difficile chiudere un occhio sulla povertà delle animazioni e sull’uso avaro di shader.
Nulla da segnalare invece sul comparto sonoro, con musichette azzeccate e doppiaggio anglofono/nipponico di buona fattura.
Spostando l’attenzione in campo porting, la versione PC di Re;Birth2 si comporta decisamente meglio del suo predecessore, ancorandosi più spesso ai 60 fps e risultando quindi ben più stabile che in passato.
Tutto sommato, Hyperdimension Neptunia Re;Birth2: Sisters Generation si presenta come il cibo spazzatura dei JRPG: sapete che non vi farà bene, ma lo mangiate comunque perché ha un buon sapore.
Qualora siate disposti a sopportare le problematiche sopraelencate e una marea di cliché dagli occhi a mandorla, ad aspettarvi ci sarà un dungeon crawler tutto sommato divertente e con interessanti meccaniche, il tutto condito da un buon tasso di sfida, a patto che non equipaggiate una certa spada presente nell’inventario fin dall’inizio.
Per salvare Gamindustri, vi basta acquistarlo sullo store di Steam al prezzo di 27,99€.

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About the Author

Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?