Hyper Light Drifter – Bellezza e malinconia

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Posted 11/08/2016 by in PC/Mac/Linux

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by Cathoderay
Recensione

Chi ha qualche luna in più sulle spalle, come me, spesso prova quel momento nostalgico dei bei tempi andati, nei quali una manciata di pixel messi come si deve e una colonna sonora bellissima bastavano a renderci felici per ore e a farci sognare mondi meravigliosi e avventure degne dei migliori romanzi. Si sa, il tempo è inclemente: oltre a scorrere cerca di portarti via i ricordi e tante altre cose, come appunto quella manciata di pixel che ti rendeva felice.

Fortunatamente, negli ultimi anni, oltre a donarci videogiochi con la grafica sempre più spinta e realistica, molti sviluppatori si sono concentrati sul creare giochi dal sapore “antico”, con una pixel art talmente bella da far dimenticare la grafica fotorealistica, e sul donarci un ritorno alle origini più pure, mettendo spesso musiche di una bellezza immensa e dal suono elettronico, il tutto per far scendere quella lacrima di malinconia sul nostro volto, oltre che per regalarci un gioco ben confezionato. Non sempre la nostalgia basta a fare un bel gioco, ma aiuta in maniera oscena a venderlo, ma questa è un altra storia.

Perché tutto sto spiegone iniziale noioso? Semplice, avevo bisogno di farvi capire in qualche modo come mi sono sentito davanti a Hyper Light Drifter, anche se queste poche righe davvero non rendono giustizia alla sensazione di malinconia nostalgica che mi ha investito giocandoci, come un tir con rimorchio lanciato a folle velocità sulla memory lane, e quel camion era Commander degli autorobot.

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Just howling in the shadows…

Non di soli feels il giocatore vive, quindi sotto il bellissimo cofano di Hyper Light Drifter che cosa troviamo? Un po’ di Zelda come sempre (soprattutto A Link to the Past), i colori sgargianti di Hotline Miami e tanta tanta esplorazione mischiata con le idee dell’animazione giapponese dello Studio Ghibli, e a un sistema di gioco piuttosto impegnativo, dove ogni metro della mappa che avete aggiunto al quadro generale lo avrete pagato col sangue, che spesso sarà il vostro.

Una delle cose che forse negli ultimi anni sta prendendo piede grazie alla serie dei Souls è la trama criptica, lasciata immaginare al giocatore e priva di lunghi dialoghi e di sequenze narrative che spiegano cosa davvero sia successo. Ora, tralasciando che con questa cosa dell’immaginarsi la trama ci si è fatti prendere un po’ troppo la mano lì nel mondo del Giappone, qui abbiamo qualcosa di meno infernale, come potrebbe essere la trama di Bloodborne, nonostante tutti i personaggi che incontreremo si esprimeranno solo a suoni e a vignette animate.

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I maledetti giganti, che, oltre ad annoiare la gente in un anime a loro dedicato, portano distruzione in queste terre meravigliose.

Detto così non sembra una cosa tanto meravigliosa come nella mia introduzione, vero? Se con le immagini che ho inserito nell’articolo non vi siete ancora innamorati ora provo a darvi altre ragioni, tra cui il sistema di combattimento: una spada laser, con cui potrete affettare la gente in maniera sempre più spettacolare, e una pistola, che potrete potenziare durante il vostro viaggio assieme alla lama per diventare sempre più letali. Niente di nuovo visto così, ma se lo unite a un sistema di movimento basato unicamente su un rapido scatto inizierete a inquadrare la situazione, ovvero la precisione e la dedizione che questo gioco richiederà da voi, perché Hyper Light Drifter non è mai frustrante ma richiede passione e impegno a qualsiasi giocatore senza fare sconti.

Ricordare i pattern di attacco dei vostri nemici è un obbligo per la vostra salvezza. Lanciatevi addosso alle bestie che vi troverete davanti senza pensare e sarete uccisi, per poi tornare al checkpoint e ripartire, un altro giro di giostra che alla lunga può essere frustrante ma solo se glielo permetterete. Se capirete le meccaniche e gli attacchi di nemici e boss la soddisfazione sarà tanta e non vi staccherete dal pad fino a quando non avrete visitato la nuova area appena aperta dall’aver battuto un mostro particolarmente impegnativo, e credetemi quando vi dico che questa cosa tende ad assuefare il giocatore in una spirale di “ancora 5 minuti e stacco” che inevitabilmente diventa le 4 di mattina.

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Uno scorcio della bellezza che vi attende.

In sé il gioco non presenta innovazioni particolari ma mischia molto bene le frecce del suo arco donando un mix di sincera malinconia verso pomeriggi di infanzia con pad che avevano molti meno tasti di ora e la voglia di sapere cosa c’è oltre quella porta che troviamo in molti giochi dei nostri giorni, letteralmente catturati da una grafica in pixel art che rapisce, e che se non vi piace perché preferite i poligoni e la grafica 4k siete davvero delle brutte persone.

Le musiche di questo gioco sono qualcosa di pazzesco. Una delle cose di cui spesso mi trovo a parlare è proprio la mancanza di colonne sonore importanti nei giochi delle ultime generazioni. Nell’era dei 16 bit le musiche erano parte integrante dell’esperienza di gioco e cercavano di sopperire alla mancanza di grafica per favorire l’immersione del giocatore, rimanendo saldamente ancorate nel cervello per giorni. Da qualche anno le musiche sono diventate anonime e spesso messe in secondo piano, presenti in maniera obbligatoria ma non sentita, una sorta di surplus insomma.

Il gioco di Heart Machine invece il cuore del giocatore se lo vuole prendere pezzo per pezzo e mette di sottofondo qualcosa di magnifico, una colonna sonora mai scontata e mai fuori posto che si lascia ascoltare molto volentieri anche dentro le cuffie del vostro lettore MP3, e che a me personalmente ricorda la magnificenza delle musiche di Blade Runner. Forse un tantino azzardato come paragone, ma abbastanza calzante nel farvi capire quanto sia bella e poetica questa musica che vi accompagnerà nel viaggio.

In definitiva tirando le somme avete un gioco dalle meccaniche semplici ma che richiedono una certa dose di dedizione per evitare la frustrazione della morte a nastro, una colonna sonora meravigliosa scritta da Disasterpeace (che è l’uomo dietro le musiche di FEZ e di altre cose belle) e una trama un po’ fumosa ma pesantemente ispirata all’animazione giapponese di Miyazaki e alle sue Nausicaa e Mononoke su tutto: che altro volere di più?

Beh, sulla versione console e a brevissimo anche per PC è stata aggiunta una modalità co-op, cosi se vi sentite soli e volete che qualcuno vi dia una pacca sulla spalla come solo i Player 2 sanno fare basterà allungargli il secondo pad e dividere una notte d’estate davanti allo schermo con chi volete.

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Quello lì a sinistra è un teletrasporto, perché sì, la mappa è bella grossa.

Sembra che questo gioco non presenti difetti, e in effetti le cose che non vanno sono poche e marginali. Dura solo 7-8 ore e vi giuro che ne avrei volute almeno il doppio, e a volte i boss sono davvero tosti, niente di insormontabile eh, ma scordatevi il classico una partita e via, con Hyper Light Drifter non si può fare, dovete prendervi il vostro tempo e soprattutto donarlo a lui senza rimpianti, perché fare le cose di corsa vi farà solo sbattere il pad molto forte contro il pavimento.

Se siete disposti a superare i due piccoli compromessi elencati poco fa vi assicuro che l’arte e la poesia di questo titolo vi appagheranno di ogni sforzo fatto per arrivare alla fine, se invece siete solo attirati dalla musica e dai colori, provateci comunque sono sicuro che è solo il vostro primo passo verso un mondo meraviglioso.

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Appunto.

Potete lanciarvi in questo viaggio meraviglioso acquistando Hyper Light Drifter su PlayStation 4 a 18,99 € e su Xbox One per 19,99 €. Se invece non lo avete comprato su PC tempo addietro e volete rimediare lo trovate su GOG a 18,19 € oppure su Steam  a 19,99 € o per pochi spiccioli in più comprensivo di colonna sonora.

Perché sì:
Perché no:
  • Esteticamente stupendo
  • Colonna sonora meravigliosa
  • Sistema di combattimento intuitivo e profondo
  • Impossibile staccarsi una volta iniziato

 

  • Dura solo 8 ore
  • In alcuni momenti davvero ostico
  • Finendolo avrete malinconia per un paio di giorni

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About the Author

Cathoderay
Cathoderay

Amante dei fumetti in maniera viscerale, è uno dei "Vecchi" della redazione, molto spesso si ricorda di titoli semi sconosciuti perché ha avuto la sfortuna di provarli quando uscirono, ha scritto qua e la per tanti anni in tanti posti, e internet ne porta una sottile traccia, un filo rosso che denota la sua instabilità mentale.Adora gli ornitorinchi, le lontre i lupi e le volpi, ma fondamentalmente non glielo sentirete mai ammettere, perché è una persona orribile.